Primi nodi per Schlein, critiche alla segreteria: “Pd troppo a sinistra”
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - Paola De Micheli è pronta a chiederle conto dell’inceneritore di Roma, alla prima direzione di partito prevista per la prossima settimana. Della serie: la linea della segreteria qual è, visto che è stata nominata come responsabile per l’Ambiente Annalisa Corrado, un’arcinemica dell’impianto caro al sindaco Roberto Gualtieri? Lorenzo Guerini in video call con Bonaccini ha parlato del rischio di "un partito monco", che perda cioè "la rappresentanza di cattolici e popolari". Piero Fassino esprime "perplessità sul profilo della nuova segreteria".
Matteo Orfini, che tra i bonacciniani era il più incline a dialogare con la nuova leader, per ora muove critiche principalmente al suo candidato al congresso, cioè lo stesso Stefano Bonaccini: "Diciamo che non ha gestito la trattativa sulla segreteria e sui capigruppo in modo eccellente". Non tanto per i posti (pochi) che ha st…
ROMA - Paola De Micheli è pronta a chiederle conto dell’inceneritore di Roma, alla prima direzione di partito prevista per la prossima settimana. Della serie: la linea della segreteria qual è, visto che è stata nominata come responsabile per l’Ambiente Annalisa Corrado, un’arcinemica dell’impianto caro al sindaco Roberto Gualtieri? Lorenzo Guerini in video call con Bonaccini ha parlato del rischio di "un partito monco", che perda cioè "la rappresentanza di cattolici e popolari". Piero Fassino esprime "perplessità sul profilo della nuova segreteria".
Matteo Orfini, che tra i bonacciniani era il più incline a dialogare con la nuova leader, per ora muove critiche principalmente al suo candidato al congresso, cioè lo stesso Stefano Bonaccini: "Diciamo che non ha gestito la trattativa sulla segreteria e sui capigruppo in modo eccellente". Non tanto per i posti (pochi) che ha strappato nell’esecutivo del principale partito di opposizione, ma perché «è mancata una discussione politica". Enrico Borghi, ex responsabile della Sicurezza e deputato dei lettiani-neoulivisti al Copasir, è rimasto di sasso perché non è stato nominato il suo successore, nella nuova segreteria: "Avrei voluto fargli gli auguri - ha detto ieri a Repubblica - ma mi sono accorto che quel ruolo non c’è. Ma la Difesa, la sicurezza, l’Interno e l’intelligence sono il cuore dello Stato".
Critiche che per ora affiorano più spesso nelle discussioni interne che in quelle pubbliche. Ma tra qualche giorno potrebbero venire a galla plasticamente: in direzione nazionale. La prima di Elly Schlein leader. Dopo avere nominato la squadra con cui governerà il Pd, la segretaria ha deciso di staccare un paio di giorni: è tornata a Lugano, giusto per passare la Pasqua in famiglia. Un pit stop dopo otto mesi sull’ottovolante elettorale, prima per le Politiche, poi per la corsa alle Primarie e poi ancora per le faticose trattative sui capigruppo e sulla segreteria.
Sarà di ritorno già martedì. Perché a Roma i dossier aperti sono tanti: l’intesa da trovare con le altre opposizioni sul salario minimo, per cui Schlein vorrebbe un testo unico con M5S e Terzo Polo, le alleanze in vista delle prossime amministrative, per evitare che le divisioni a sinistra portino dritto a un altro fiasco elettorale. E poi l’ultima mano di nomine: i vice-capogruppo di Camera e Senato da nominare (motivo per cui non tutti gli scontenti hanno ancora alzato la voce).
Schlein per ora ha dribblato i musi lunghi e tutto sommato li ha silenziati, anche perché è mancato un momento di discussione pubblica vero, un confronto con tutto il corpaccione del partito che ancora, in buona parte, la guarda come un’aliena. Che poi è uno dei motivi per cui il popolo dei gazebo l’ha premiata. Ma il Nazareno ha i suoi riti e dunque il momento del dibattito non si può rimandare troppo. Dunque alla direzione, la stessa leader si aspetta qualche nota stonata, rispetto allo spartito che ha in mente. Del resto con la segreteria ha voluto dare la sua impronta al partito: tanti neo-tesserati promossi al vertice, deleghe importanti alla sinistra, per dare messaggi netti sui grandi temi: immigrazione, casa, lavoro. Inevitabili gli strascichi polemici.
E le avvisaglie già ci sono, come detto. Riguardano in generale l’idea che il partito sia troppo sbilanciato a sinistra. Come ha fatto capire Guerini. E come diceva anche De Micheli ieri in un’intervista all’HuffPost: "Questo Pd esclude i cattolici". Addirittura un partito "alla Melenchon", lo bolla così l’ex capogruppo Andrea Marcucci, che però ha già un piede e mezzo fuori dal Pd.
"Se i riformisti avranno spazio ce lo dirà il tempo", sostiene più diplomatica l’ex deputata Alessia Morani, ora membro della commissione di garanzia dem. E in direzione potrebbe farsi sentire anche Gianni Cuperlo. Non certo per biasimare lo spostamento a sinistra, ma perché, sostiene, sono mancati "unità e pluralismo". E la sua area, in segreteria, non ha avuto posti.