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Il patto di Meloni e Tajani. Sei mesi per decidere di FI e respingere l’opa di Salvini

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Senza scossoni, fino alle europee non ci sarà il partito unico dei Conservatori. Contatti costanti tra la premier e Marina Berlusconi
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ROMA - Sei mesi per decidere il destino di Forza Italia. Ecco l'orizzonte che si sono dati Giorgia Meloni e Antonio Tajani, con la benedizione di Marina Berlusconi. Un patto blindato che si può riassumere così: tutto resta congelato fino all'autunno. Prima di allora, nessuna mossa concreta e nessun ragionamento pubblico su un eventuale nuovo Popolo della libertà (Pdl) o "Centrodestra italiano". Poi si vedrà cosa fare in vista delle Europee. Ma con una consapevolezza che la presidente del Consiglio ha ben chiara fin d'ora, ad ascoltare i suoi consiglieri: in assenza di grossi scossoni che possano compromettere la stabilità del governo (magari dettati dal fallimento nella sfida del Pnrr), non c'è alcuna necessità di inglobare formalmente la creatura del Cavaliere prima delle elezioni per l'Europarlamento del 2024. Basta garantirsene la lealtà come partito satellite. E basta, soprattutto, evitare che un…

ROMA - Sei mesi per decidere il destino di Forza Italia. Ecco l'orizzonte che si sono dati Giorgia Meloni e Antonio Tajani, con la benedizione di Marina Berlusconi. Un patto blindato che si può riassumere così: tutto resta congelato fino all'autunno. Prima di allora, nessuna mossa concreta e nessun ragionamento pubblico su un eventuale nuovo Popolo della libertà (Pdl) o "Centrodestra italiano". Poi si vedrà cosa fare in vista delle Europee. Ma con una consapevolezza che la presidente del Consiglio ha ben chiara fin d'ora, ad ascoltare i suoi consiglieri: in assenza di grossi scossoni che possano compromettere la stabilità del governo (magari dettati dal fallimento nella sfida del Pnrr), non c'è alcuna necessità di inglobare formalmente la creatura del Cavaliere prima delle elezioni per l'Europarlamento del 2024. Basta garantirsene la lealtà come partito satellite. E basta, soprattutto, evitare che un'opa ostile su Forza Italia venga lanciata da Matteo Salvini. Che è la vera priorità di chi siede a Palazzo Chigi.

È la strada più ragionevole definita nell'ultima settimana per gestire la transizione di un partito costretto a fare i conti con i problemi di salute di Silvio Berlusconi, fondatore e capo indiscusso. Evitare scossoni nella maggioranza, dunque, mentre si costruiscono le condizioni per un'intesa sempre più strutturale tra FI e FdI: anche così, pensa Meloni, si protegge la navigazione dell'esecutivo per l'intero 2023. È per questo motivo che i contatti con Marina Berlusconi sono quotidiani: alla leader interessa il sostegno dell'unica depositaria delle decisioni dell'anziano leader, all'imprenditrice è utile assicurarsi rapporti distesi con chi comanda il Paese. Il patto di ferro politico passa dunque inevitabilmente da Tajani: Meloni lo sente quasi più dei suoi dirigenti. L'operazione più riuscita è stata quella che ha portato alla sostituzione del capogruppo alla Camera Alessandro Cattaneo con Paolo Barelli, amico di Tajani, amico di Palazzo Chigi. Ma non è l'unica.

La premier guarda già molto oltre. Pensa che nei prossimi mesi andranno gettati dei ponti anche verso gli azzurri più inquieti del Sud, preoccupati dal futuro incerto del partito. Da Palazzo Chigi, punta a rafforzare progetti e investimenti in Regioni governate da Forza Italia, come la Calabria di Roberto Occhiuto e la Sicilia di Renato Schifani. Sono galassie autonome, che potrebbero essere attratte in futuro anche da operazioni centriste. L'indiziato numero uno è sempre Matteo Renzi. Meloni non vuole lasciare spazio disponibile a chi potrebbe occuparlo. Per questo consolida la relazione con Tajani e la famiglia Berlusconi. Una fusione di fatto, come detto, ma non di diritto. Anche perché le Europee, con il loro sistema proporzionale, sconsigliano le liste uniche: a rendere chiaro il percorso condiviso, basterà declamare in campagna elettorale la volontà di un patto a Bruxelles tra Conservatori e Ppe, magari accompagnando questa volontà con una qualche clausola politica di condivisione delle decisioni, indipendentemente dalle scelte delle famiglie continentali di appartenenza.

Ecco, sono tutte ragioni che spiegano la profonda preoccupazione e il nervosismo di Matteo Salvini, in queste ore. Il leader soffre le grandi manovre nel centrodestra, consapevole che Meloni e Tajani perseguono un obiettivo comune: depotenziare le mire leghiste nei confronti di Forza Italia. Da anni, il segretario del Carroccio lavorava proprio all'obiettivo di assicurarsi l'eredità politica di Berlusconi e il suo bacino elettorale. Pensava di poter utilizzare l'ombrello di Arcore anche per ricollocarsi in Europa, liberandosi dall'isolamento a cui si è costretto con l'alleanza con forze estreme come l'Afd tedesca. E invece, Meloni sembra averlo bruciato sul tempo, tracciando uno schema che punta a marginalizzare ulteriormente i leghisti. Ciononostante, Salvini non ha rinunciato al progetto di conquista di Forza Italia. Nelle ultime ore, riferiscono, ha chiesto ai suoi dirigenti di non arrendersi a questo scenario. Indicando nel naturale "logoramento" di chi siede a Palazzo Chigi la variabile che potrebbero capovolgere domani rapporti di forza che sembrano oggi immutabili.