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Calenda-Renzi, è quasi divorzio. Ma la rottura è frenata dal rischio di perdere gruppi parlamentari e fondi

Carlo Calenda e Matteo Renzi (ansa)
Il clima tra alleati è burrascoso. Nel pomeriggio il leader di Azione incontra i suoi, alle 21.30 tocca al senatore di Italia viva. Il 2 per mille di Iv vale due milioni di euro, se ci fosse lo strappo i parlamentari dei due partiti del Terzo polo finirebbero nel Misto
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Il divorzio Calenda-Renzi è a un passo, più vicino che mai. Ma non è detto che i due possano riprovarci un’ultima volta, come Totti e Ilary che cinque mesi prima di ufficializzare il patatrac (erano già uscite le foto del Capitano con Noemi) si attovagliarono al ristorante con i pargoli per dire che erano tutte “fake news”. “Rottura? Ma figuriamoci”, fa filtrare il leader di Azione, mentre il rullo delle agenzie da stamattina batte veline e repliche all’impazzata. Se ci sarà una mezza riappacificazione o una separazione vera, definitiva, lo si capirà in giornata: Carlo Calenda alle 17 riunirà i suoi parlamentari. Mossa tattica: Renzi aveva già convocato per le 21.30 i suoi.

A fare da detonatore a un rapporto mai decollato e ai livori fermentati per mesi è stato l’articolo di stamattina di Repubblica, in cui si raccontava delle tensioni in vista del partito unico (che ora appare un…

Il divorzio Calenda-Renzi è a un passo, più vicino che mai. Ma non è detto che i due possano riprovarci un’ultima volta, come Totti e Ilary che cinque mesi prima di ufficializzare il patatrac (erano già uscite le foto del Capitano con Noemi) si attovagliarono al ristorante con i pargoli per dire che erano tutte “fake news”. “Rottura? Ma figuriamoci”, fa filtrare il leader di Azione, mentre il rullo delle agenzie da stamattina batte veline e repliche all’impazzata. Se ci sarà una mezza riappacificazione o una separazione vera, definitiva, lo si capirà in giornata: Carlo Calenda alle 17 riunirà i suoi parlamentari. Mossa tattica: Renzi aveva già convocato per le 21.30 i suoi.

A fare da detonatore a un rapporto mai decollato e ai livori fermentati per mesi è stato l’articolo di stamattina di Repubblica, in cui si raccontava delle tensioni in vista del partito unico (che ora appare un miraggio) e della tentazione dei renziani di sfruttare la prevalenza fra i tesserati per candidare un anti-Calenda al congresso di settembre e soffiargli la leadership, magari puntando Mara Carfagna, che però – il boatos è di oggi – potrebbe riaccasarsi dentro Forza Italia.

Letto l’articolo, Calenda ha autorizzato una nota di Azione, anonima e dunque spregiudicata: “I tatticismi di Renzi sono inaccettabili, se è così addio al partito unico”. Matteo Richetti, braccio destro dell’ex ministro dello Sviluppo, rincarava la dose in chiaro: “Renzi deve decidere se fare politica o informazione, no al conflitto d’interessi”. Riferimento all’ultimo incarico strappato dal senatore di Rignano, cioè la direzione editoriale del Riformista, maldigerita da Calenda.

La replica di Iv è stata affidata a un plotone di fedelissimi dell’ex premier, da Luciano Nobili a Maria Elena Boschi. Una batteria di note stampa tutte dello stesso tenore: basta veline anonime, avanti col Terzo Polo, se si arriva alla rottura è colpa di Calenda. Con postille off the record: ricordatevi quello che ha già fatto con Enrico Letta ad agosto. Insomma, lo sfasciafamiglie è lui.

Se è vero che all’ora di pranzo la rottura sembrava ormai consumata – del resto la nota di stamattina di Azione era studiata, a freddo, e quella era la traiettoria politica – è anche vero che nel primo pomeriggio l’azione di qualche pontiere sembra lasciare aperto lo spiraglio di una riconciliazione. Anche perché è difficile che, sfasciato il cartello macroniano, sia Iv ma anche Azione possano superare agevolmente lo sbarramento del 4% alle Europee, fra un anno.

E il big bang produrrebbe intanto un clamoroso ridimensionamento in Parlamento: sia alla Camera che al Senato Azione e Italia Viva non avrebbero i numeri per formare gruppi autonomi. Entrambi i soggetti si ritroverebbero nel catino del gruppo Misto. Con meno uffici, meno consulenti, meno soldi. Perché anche l’aspetto economico non è da sottovalutare.

“Iv – dicono da Azione – non vuole sciogliersi come partito per tenere in cassa i fondi del 2XMille”. Un milione e duecento mila euro, mica spiccioli. Replica il tesoriere turborenziano Bonifazi: “Italia Viva ha contribuito in modo paritetico rispetto ad Azione a tutte le campagne elettorali del Terzo Polo e Calenda ha optato per affissioni recanti il suo volto e il suo nome. Quanto al futuro 2XMille andrà ovviamente alla struttura legittimata dal congresso democratico”. Sempre se ci si arriverà.