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Con il Def risorse azzerate per pensioni e flat tax. Ora tagli o altri debiti. L’Europa in allerta

Giorgia Meloni 
La dote è di soli 4 miliardi. L’ipotesi è alzare il deficit o ridurre il Reddito
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ROMA - Se le casse sono vuote, non restano che le promesse. Giorgia Meloni prova a riempire di senso un Def fragile. E lo fa annunciando durante il Consiglio dei ministri misure per la natalità, accompagnate da una spruzzata di propaganda con lo stato d’emergenza sull’immigrazione. I nodi, però, sono destinati a venire comunque al pettine con la legge di bilancio, che sarà di appena quattro miliardi: è questo il margine di deficit che l’esecutivo si è ritagliato nel Documento di economia e finanza approvato ieri, già vincolandolo all’allentamento della "pressione fiscale". Risorse che potranno essere usate per finanziare la manovra d’autunno.


Davvero poca cosa, almeno a mettere in fila gli impegni presi: la riforma del fisco, quella delle pensioni, il sostegno alla famiglia e la conferma per un altro anno del taglio al cuneo fiscale, che da ieri vale oltre 7 miliardi e scade il 31 dicembre. Provvedimen…

ROMA - Se le casse sono vuote, non restano che le promesse. Giorgia Meloni prova a riempire di senso un Def fragile. E lo fa annunciando durante il Consiglio dei ministri misure per la natalità, accompagnate da una spruzzata di propaganda con lo stato d’emergenza sull’immigrazione. I nodi, però, sono destinati a venire comunque al pettine con la legge di bilancio, che sarà di appena quattro miliardi: è questo il margine di deficit che l’esecutivo si è ritagliato nel Documento di economia e finanza approvato ieri, già vincolandolo all’allentamento della "pressione fiscale". Risorse che potranno essere usate per finanziare la manovra d’autunno.


Davvero poca cosa, almeno a mettere in fila gli impegni presi: la riforma del fisco, quella delle pensioni, il sostegno alla famiglia e la conferma per un altro anno del taglio al cuneo fiscale, che da ieri vale oltre 7 miliardi e scade il 31 dicembre. Provvedimenti gravosi e per adesso senza copertura, a meno che Meloni non scelga di aprire un clamoroso fronte con l’Europa sul deficit, sforando la soglia del 3,7% proprio nell’anno in cui entra in vigore il nuovo patto di stabilità. Improbabile, rischiosissimo. L’alternativa è trovare all’interno del bilancio le risorse per coprire le promesse elettorali. Tradotto: risparmi di spesa e, quindi, tagli.


Non tutto, ovviamente, è già scritto. Meloni, ad esempio, spera in un miglioramento del quadro macroeconomico, magari grazie a un’estate brillante come quella del 2022. Tutte le previsioni scommettono però su un rallentamento globale, figlio dell’aumento dei tassi e della morsa dell’inflazione. A fine settembre, quando il governo dovrà varare la Nadef, il documento che aggiorna il Def approvato ieri, i margini potrebbero quindi non essere più generosi di quei 4 miliardi messi nero su bianco nel Def, due decimi di Pil. E dovuti al differenziale di deficit: 3,5% quello del 2024 senza interventi (il tendenziale) e 3,7% con le politiche (il programmatico).


Sono numeri dolorosi. Con i quali nessuna autentica riforma può decollare. Vale per le pensioni e Quota 41, a meno di non attingere ancora al bacino della rivalutazione delle pensioni all’inflazione, come quest’anno, non senza aspre critiche. Per non parlare del nuovo fisco - la riduzione a tre aliquote Irpef - che potrà avvenire solo riordinando e tagliando deduzioni e detrazioni, perché i 4 miliardi non bastano: nessun governo si è mai cimentato. Del cuneo fiscale si è già detto. Anche alla famiglia sono stati promessi fondi, ma quali? L’unica strada alternativa è mettere mano alle risorse oggi destinate al Reddito di cittadinanza: lì ci sono sette miliardi, le nuove regole permetteranno di recuperarne due, il governo potrebbe essere tentato di tagliare ancora.


La verità è che la coperta è corta. E che Meloni deve affrontare anche un altro gigantesco problema: il suo alleato più forte, Matteo Salvini, ha deciso di minarne il consenso proprio sfruttando il nodo delle casse vuote. È per questo che anche ieri il leghista Riccardo Molinari ha bombardato Palazzo Chigi, su ordine del capo: "Con pochi miliardi quota 41 non si fa, questo è chiaro. Dovremmo capire quante risorse avremo e come potremo avvicinarci all’obiettivo. Stesso discorso della flat tax".


La partita è soprattutto politica. Salvini vuole colpire l’accordo tra la premier e Antonio Tajani. E non intende regalare quel che resta di Forza Italia a Meloni, senza combattere. Per questo, si muove nervosamente e a tutto campo. Il primo obiettivo è schiacciare FdI verso il centro, riconquistando l’elettorato più di destra. Punta a normalizzare Meloni, inchiodandola alle promesse non esaudite, intestandosi le battaglie più popolari nell’area sovranista e lasciando alla leader l’onere di deludere le aspettative.


È il cuore della sua strategia. Salvini ritiene che il tempo farà la sua parte. "Giorgia si logorerà, è naturale stando a Palazzo Chigi", ha ripetuto in privato in questi giorni ai parlamentari berlusconiani che l’hanno cercato, allarmati dalla svolta meloniana di Forza Italia. Il suo obiettivo è convincere un gruppo di azzurri a traslocare (presto o tardi) nel Carroccio, sconvolgendo gli equilibri di maggioranza al Senato. A conferma delle sue tesi private, cita sempre più spesso i sondaggi di FdI, in costante calo: l’ultimo di Swg segnala una flessione dello 0,4%, anche se a dire il vero il partito della leader è comunque stimato al 29,3%. L’offensiva è iniziata, le Europee diranno chi avrà avuto ragione.