Schlein e la dinasty campana. De Luca Jr (e il ruolo da vicecapogruppo) accende il Pd: le colpe dei padri devono ricadere sui figli?
di Giovanna Vitale , di Giovanna Vitale"Le colpe dei padri non ricadano sui figli". Oppure sì? La citazione biblica si presta a due interpretazioni diverse, visto che in alcuni testi si afferma che tocca anche ai discendenti pagare per gli errori dei genitori, mentre in altri si sostiene l'esatto contrario.
Trasferita sul piano politico, è la disputa che sta accendendo il Partito democratico. Dove sulle sorti di Piero De Luca - rampollo del sanguigno governatore campano cui la segretaria Elly Schlein ha dichiarato guerra - è in corso un dibattito piuttosto vivace.
Il giovane deputato alla seconda legislatura, imposto a suo tempo da papà Vincenzo, è uno dei vice-capigruppo alla Camera che il nuovo vertice dem vorrebbe rinnovare, dopo aver già sostituito la presidente Debora Serracchiani con Chiara Braga. Ed è qui però che nasce il problema. Alcuni infatti sostengono che De Luca jr è comunque un parlamentare dotato di una sua autonomia, nell…
"Le colpe dei padri non ricadano sui figli". Oppure sì? La citazione biblica si presta a due interpretazioni diverse, visto che in alcuni testi si afferma che tocca anche ai discendenti pagare per gli errori dei genitori, mentre in altri si sostiene l'esatto contrario.
Trasferita sul piano politico, è la disputa che sta accendendo il Partito democratico. Dove sulle sorti di Piero De Luca - rampollo del sanguigno governatore campano cui la segretaria Elly Schlein ha dichiarato guerra - è in corso un dibattito piuttosto vivace.
Il giovane deputato alla seconda legislatura, imposto a suo tempo da papà Vincenzo, è uno dei vice-capigruppo alla Camera che il nuovo vertice dem vorrebbe rinnovare, dopo aver già sostituito la presidente Debora Serracchiani con Chiara Braga. Ed è qui però che nasce il problema. Alcuni infatti sostengono che De Luca jr è comunque un parlamentare dotato di una sua autonomia, nella scorsa legislatura ha fatto un buon lavoro e sarebbe ingiusto fargli espiare colpe non sue: meglio dunque congelare gli assetti attuali. Altri, invece, i più vicini alla leader, imbracciano la bandiera del cambiamento e pretendono che siano tutti a ruotare, nessuno escluso. Anche per dare il segno di quella discontinuità invocata per tutto il congresso dalla segretaria appena insediata. Una linea, quest'ultima, che pare stia facendo breccia. Anche a costo di scontentare chi, come Simona Bonafè, l'altra vice-capogruppo, avrebbe voluto restare sospinta dalla benevolenza dei colleghi.
L'assemblea dei deputati per eleggere il nuovo ufficio di presidenza del Pd dovrebbe tenersi la prossima settimana. Con un po' di ritardo sulla tabella di marcia, rallentata pure da questo dilemma. Dal quale peraltro discende sia il silenzio di papà Vincenzo, che aveva minacciato fuoco e fiamme salvo fermarsi in attesa del verdetto, sia del figlio Piero, che si è chiuso nel riserbo più assoluto e rifiuta persino di rispondere al telefono.
Di sicuro c'è che per non dare l'impressione che si tratti di decisioni ad personam, al Nazareno stanno pensando di individuare un metodo. Per sbarrare la strada al terzo mandato in Regione per De Luca senior verranno stabilite delle regole valide erga omes sulle riforme istituzionali: ossia, governatori e sindaci potranno correre per la stessa carica soltanto due volte, tertium non datur. Vale in Campania come in Puglia, a Bari come a Milano. Mentre per gli assetti nei gruppi verrà privilegiata la strada del rinnovamento totale. E certo non è un caso se a farne le spese sarà principalmente la dinasty campana.