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Hanno tutti ragione | Che roba, contessa. Bertinotti contesta "lo stile di vita" di Schlein

Fausto Bertinotti 
L'ex leader di Rifondazione comunista spiega in una intervista al Giornale perché la neo segretaria non risponde ai bisogni del popolo Questo è il numero di venerdì 14 aprile 2023 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
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Nell'inverno del 2005 mi capitò di seguire per lavoro Fausto Bertinotti, allora segretario di Rifondazione comunista, durante il suo primo viaggio in Cina. Dieci giorni in giro tra Pechino, Shangai e una provincia interna, lo Henan. Mancavano pochi mesi alle elezioni politiche che Romano Prodi avrebbe vinto con uno scarto minimo di voti e che avrebbero portato Bertinotti alla presidenza della Camera, non senza conseguenze, dato che per ottenere quell'incarico il leader di Rifondazione creò il primo serio incidente nella coalizione.

All'epoca di quella trasferta Bertinotti non era né membro di governo né aveva ruoli di Stato, quindi i bilaterali non superarono mai un certo livello. Il più alto in grado a incontrarlo fu il presidente dell'Assemblea del popolo, per il resto furono soprattutto dirigenti locali del Partito comunista cinese. Ai vertici erano ammessi i giornalisti. Due cose ricordo bene di quella trasferta. La prima fu un i…

Nell'inverno del 2005 mi capitò di seguire per lavoro Fausto Bertinotti, allora segretario di Rifondazione comunista, durante il suo primo viaggio in Cina. Dieci giorni in giro tra Pechino, Shangai e una provincia interna, lo Henan. Mancavano pochi mesi alle elezioni politiche che Romano Prodi avrebbe vinto con uno scarto minimo di voti e che avrebbero portato Bertinotti alla presidenza della Camera, non senza conseguenze, dato che per ottenere quell'incarico il leader di Rifondazione creò il primo serio incidente nella coalizione.

All'epoca di quella trasferta Bertinotti non era né membro di governo né aveva ruoli di Stato, quindi i bilaterali non superarono mai un certo livello. Il più alto in grado a incontrarlo fu il presidente dell'Assemblea del popolo, per il resto furono soprattutto dirigenti locali del Partito comunista cinese. Ai vertici erano ammessi i giornalisti. Due cose ricordo bene di quella trasferta. La prima fu un incidente logistico. In un paesino nelle campagne dalle parti di Luoyang, città sconosciuta ai più ma che conta circa 7 milioni di abitanti, si incontrano come prassi la delegazione di comunisti italiani e quella di comunisti cinesi.

Per la prima volta, dopo gli appuntamenti di Pechino, Bertinotti cede l'onore dell'introduzione a un altro degli esponenti di Rifondazione comunista. Era Gennaro Migliore. Oggi in Italia viva, allora delfino di Bertinotti e suo successore designato alla guida del partito. Migliore attacca a parlare ma, dopo pochi secondi, la sedia su cui si era accomodato ha un rovinoso e totale cedimento strutturale e lui finisce a terra mentre schegge della fu sedia schizzano ovunque. I cinesi, terrorizzati, hanno l'aria di chi potrebbe finire davanti a un tribunale per l'imprevisto. Nella delegazione italiana, giornalisti e politici, parte invece un irrefrenabile attacco di ridarella che renderà impossibile prestare la minima attenzione al resto dell'incontro.

Il secondo ricordo è legato alle performance di Bertinotti. Dovete immaginare la scena, ripetuta in più occasioni. Sale con falci e martelli, interni kitsch da palazzo del potere orientale, poltrone damascate, da una parte un papavero del Pcc, dall'altra il subcomandante Fausto, in mezzo il traduttore. Il cinese che fa gli onori di casa e dice quattro convenevoli sull'onore di ospitare i compagni italiani. E Bertinotti che comincia a spiegare ai comunisti cinesi cos'è il vero comunismo. Lo fa con felpatezza e misura, per non turbare troppo gli interlocutori, sui volti dei quali è difficile dire se prevalga il disinteresse per un leader di un partito occidentale del 5 per cento o quello per il "vero comunismo". Più probabile la seconda.

Scuserete la lunga premessa, utile per dire che in Bertinotti hanno sempre convissuto una certa eleganza e una certa spudoratezza. La stessa che esplode come una granata nella sua intervista uscita oggi sul Giornale e titolata "Il Pd liberal di Schlein nasce da Usa e Sanremo, non serve al popolo". A farmi sobbalzare, più che la tesi espressa nel titolo, è stato un passaggio dell'intervista. A domanda sulla possibilità che il Pd cambi nome in Partito democratico del lavoro, Bertinotti risponde così: "Non ci si può inventare partito del lavoro senza un'idea di conflitto tra capitale e lavoro. Mélenchon ha un'idea di lavoro e di stile di vita". Stile di vita. Ho riletto tre volte, davvero. C'è scritto "stile di vita". Bertinotti attacca Schlein e, tra le varie cose, le contesta la mancanza di un congruo stile di vita.

Ora, visto che non possiamo immaginare che Bertinotti ce l'abbia con lo stile di vita personale di Schlein, non senza immaginarlo come Stalin con Trotzky alle prese con lo sbianchettamento delle sue foto alle feste con Valeria Marini, donna Assunta Almirante e la contessa Serbelloni, dobbiamo pensare che si riferisca a uno stile di vita in senso lato, la mancanza di un afflato proletario nei programmi, visto che a Schlein rimprovera anche di non venire dalla storia dei leader del movimento operaio, come se tra i tanti possibili addebiti alla segretaria dem avesse un senso attribuirle il torto di non essere Luciano Lama. Ma colpisce comunque che la riflessione sullo stile di vita arrivi da un uomo tanto sensibile alla vanità dei salotti aristocratici e alle frequentazioni del sottobosco televisivo - frequentazioni, sia ben chiaro, del tutto legittime e sulle quali Bertinotti ha il diritto di chiedere che nessuno tragga conclusioni, a patto magari che non sia lui a trarle sulla vita altrui, a patto cioè che non cerchi di spiegare il comunismo ai cinesi. Ma sicuramente non è quello che intendeva Bertinotti.

"Mélenchon ha un'idea di stile di vita", dice Bertinotti, il quale ovviamente pensa a sua volta di averla. Dunque non si parla di stile di vita personale, sennò sarebbe troppo facile pensare a Bertinotti testimone al matrimonio di Marini, Valeria non Franco, insieme a Ivana Trump e ridere come quando Migliore si schiantò a terra in Cina. Massì, dai, forse è qui l'equivoco: lo stile di vita è quello che fai per conto tuo e "l'idea di stile di vita" è quella che proponi come modello ai tuoi elettori. La sera con la contessa, stile di vita, la mattina in piazza con Contessa, la canzone di Paolo Pietrangeli, idea di stile di vita. Sicuramente ci sarà anche un passaggio marxiano citabile per spiegare la non coincidenza dei piani. L'ideologia come falsa coscienza, i Grundrisse, la struttura e la sovrastruttura. Ché poi a Bertinotti va riconosciuto di saperle tenere separate come nessuno mai, struttura e sovrastruttura: Schlein è succube di Sanremo anche se forse non l'ha mai visto, Bertinotti non ha ceduto di un millimetro al nemico di classe anche se lo incontra tutte le sere al Jackie O'.