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“Stop ai flussi dall’Etiopia”. Meloni e il pressing del G7 contro la strategia dei russi

Giorgia Meloni e il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali (ansa)

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La premier ad Addis Abeba dopo Blinken e prima di Macron e Scholz: più fondi per stabilizzare l’area
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Addis Abeba - Non è Giorgia Meloni la prima a salire sull’altipiano di Addis Abeba, in questo venerdì santo degli ortodossi dove tutto si tinge del bianco delle vesti indossate dai fedeli. È l’intero G7 ad aver messo l’Etiopia in cima alle priorità occidentali. Lo scorso 15 marzo il segretario di Stato Antony Blinken aveva raggiunto la capitale etiope per portare la promessa americana di nuovi aiuti umanitari, fissando però anche alcuni paletti legati alla stabilizzazione politica per riaprire il mercato Usa dopo la guerra civile terminata nel novembre 2022. Emmanuel Macron sarà il prossimo dei Sette a venire qui, poi dovrebbe toccare al tedesco Olaf Scholz. Un’azione coordinata, decisa a tavolino dalle diplomazie non solo per l’Etiopia: la stessa strategia — anche se ovviamente in contesti assai diversi — è messa in atto con un pressing asfissiante sull’India. L’obiettivo è d…

Addis Abeba - Non è Giorgia Meloni la prima a salire sull’altipiano di Addis Abeba, in questo venerdì santo degli ortodossi dove tutto si tinge del bianco delle vesti indossate dai fedeli. È l’intero G7 ad aver messo l’Etiopia in cima alle priorità occidentali. Lo scorso 15 marzo il segretario di Stato Antony Blinken aveva raggiunto la capitale etiope per portare la promessa americana di nuovi aiuti umanitari, fissando però anche alcuni paletti legati alla stabilizzazione politica per riaprire il mercato Usa dopo la guerra civile terminata nel novembre 2022. Emmanuel Macron sarà il prossimo dei Sette a venire qui, poi dovrebbe toccare al tedesco Olaf Scholz. Un’azione coordinata, decisa a tavolino dalle diplomazie non solo per l’Etiopia: la stessa strategia — anche se ovviamente in contesti assai diversi — è messa in atto con un pressing asfissiante sull’India. L’obiettivo è duplice: fare concorrenza alla penetrazione economica cinese, lottare contro la destabilizzazione russa. Quella che favorisce i conflitti regionali e fa leva sull’arma dei migranti per indebolire le democrazie europee. È proprio quest’ultimo scenario — che porta ad un incremento degli sbarchi — in cima alle ansie della Presidente del Consiglio. E rappresenta il peggior nemico per il consenso della sua leadership.


Meloni arriva a metà pomeriggio, per incontrare il premier Abiy Ahmed, poi il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud e quello dell’Unione africana Moussa Faki Mahamat. Sullo stradone che dall’aeroporto conduce allo Sheraton decine di netturbini ripuliscono le corsie, sfiorati dai grossi bus che attraversano l’arteria. Bandiere etiopi e italiane sventolano sui lampioni per celebrare la visita, la prima premier con la fiamma nel simbolo a toccare il suolo dell’ex colonia sfregiata dalla brutale repressione del regime fascista. Oggi, comunque, le relazioni sono ottime. "L’Etiopia è uno snodo cruciale — sostiene la premier — Lo è sotto molti aspetti, quello migratorio ne è una conseguenza. Questa nazione è fondamentale nella stabilizzazione del Corno d’Africa".


È un concetto che ricorreva già nella relazione del Copasir dello scorso dicembre 2022, quando si indicava proprio l’Etiopia come una delle potenziali sorgenti di “flussi irregolari” verso l’Unione europea. Da cinque mesi la guerra con i separatisti del Tigray è terminata, una buona notizia per chi crede che lo sviluppo di Addis Abeba possa frenare le partenze irregolari. Ma il Paese è comunque luogo di transito verso la Libia, una delle basi da cui Mosca pensa di mettere in difficoltà l’Unione europea brandendo l’arma dei migranti. Per questo, Meloni promette di aumentare gli aiuti alla cooperazione — già decisi in 140 milioni di euro a febbraio — e aggiungerne 25 per l’emergenza sanitaria e umanitaria. Per la stessa ragione, punta a sbloccare anche i fondi per la Tunisia, da cui partono la maggior parte dei barconi in questa fase. "Ci stiamo occupando del sostegno finanziario del quale l’Etiopia ha bisogno. Lo stesso stiamo facendo per Tunisi".


L’avversario è soprattutto la Russia, come detto. Perché Mosca è sospettata di agire nel continente alimentando l’instabilità. Ma è anche questione di sviluppo economico e aiuti alla cooperazione. L’Italia sgomita per difendere posizioni. Gli imprenditori italiani — che organizzeranno presto una missione ad Addis Abeba assieme al governo — hanno interessi nel Paese. Il principale è quello legato alle infrastrutture: porti, strade, impianti di depurazione e, soprattutto, dighe. WeBuild — l’ex Impregilo — già partecipa alla costruzione di sei dighe, tra le quali Gerd, la più grande d’Africa.


Sono tasselli. È lo stesso approccio che si sono promessi i partner del G7 per bilanciare l’enorme mole di investimenti cinesi. Per la premier, solo un passo verso quel piano Mattei che ha in mente e promette di presentare a ottobre, in occasione del vertice intergovernativo Italia-Africa. Prima, a maggio a New York, una conferenza di donatori per il Corno d’Africa co-presieduta anche dall’Italia.