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Piano Mattei, energia e migranti: Meloni in missione in Etiopia, nell'ex colonia di Mussolini

La premier Giorgia Meloni (reuters)
La premier ad Addis Abeba, terra di conquista durante il fascismo, porta avanti il progetto di cooperazione. Incontro con il primo ministro Abiy Ahmed
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ADDIS ABEBA - Per raggiungere il palazzo del governo etiope, Giorgia Meloni dovrà scalare questo pomeriggio l'altipiano su cui sorge Addis Abeba, a duemilaquattrocento metri sul livello del mare. Tra i monumenti più visitati, c'è anche il mausoleo che ricorda la strage di migliaia di civili etiopi, massacrati dagli occupanti italiani fascisti nel 1937, come ritorsione per il fallito attentato al generale Rodolfo Graziani. In questo scenario, la presidente del Consiglio - la prima leader con la fiamma nel simbolo a guidare un governo nell'era repubblicana - ripeterà per l'ennesima volta il suo progetto di cooperazione, sintetizzato in una formula: "Piano Mattei".

La missione

Lo declamerà in un luogo speciale, per Roma. Terra di conquista per Benito Mussolini, colonia strappata con il gas asfissiante e consolidata con brutalità dalle truppe di Pietro Badoglio, con l'ausilio del già citato Graziani, ribattez…

ADDIS ABEBA - Per raggiungere il palazzo del governo etiope, Giorgia Meloni dovrà scalare questo pomeriggio l'altipiano su cui sorge Addis Abeba, a duemilaquattrocento metri sul livello del mare. Tra i monumenti più visitati, c'è anche il mausoleo che ricorda la strage di migliaia di civili etiopi, massacrati dagli occupanti italiani fascisti nel 1937, come ritorsione per il fallito attentato al generale Rodolfo Graziani. In questo scenario, la presidente del Consiglio - la prima leader con la fiamma nel simbolo a guidare un governo nell'era repubblicana - ripeterà per l'ennesima volta il suo progetto di cooperazione, sintetizzato in una formula: "Piano Mattei".

La missione

Lo declamerà in un luogo speciale, per Roma. Terra di conquista per Benito Mussolini, colonia strappata con il gas asfissiante e consolidata con brutalità dalle truppe di Pietro Badoglio, con l'ausilio del già citato Graziani, ribattezzato durante la campagna libica il "macellaio del Fezzan". Ecco, è anche con questo fardello storico per l'Italia che si presenta ad Addis Abeba la presidente del Consiglio. I rapporti con il primo ministro etiope sono comunque ottimi. Lo scorso 6 febbraio Abiy Ahmed è stato ricevuto a Palazzo Chigi. Ed è stato siglato un primo accordo di cooperazione triennale che prevede lo stanziamento di 140 milioni di euro di fondi per lo sviluppo del Paese africano: 100 in prestiti, 40 a fondo perduto. L'obiettivo di Meloni - accompagnata tra gli altri nella missione dal viceministro agli Esteri con delega allo cooperazione internazionale Edmondo Cirielli - è quello di provare ad aumentare di alcune decine di milioni - almeno di altri 60 milioni, per toccare quota 200 complessivi - l'impegno già assunto (va inoltre considerato che sono già in atto 60 progetti di cooperazione per 265 milioni di euro). La strategia italiana è quella di insistere su questa prospettiva di investire in infrastrutture utili all'Etiopia: strade, dighe, porti e aeroporti, impianti di depurazione, ospedali. Ci sarà poi anche una missione di imprenditori italiani, accompagnati da un ministro.

È parte della dottrina esposta più volte da Meloni con il Piano Mattei. Concetti che ribadirà a prima ad Abiy, poi al presidente somalo Sheikh, prima di un trilaterale che concluderà la missione (in agenda c'è anche un colloquio con il presidente dell'Unione africana Moussa Faki).

Sono ragionamenti strettamente - anche se non esclusivamente - connessi alla gestione dei flussi migratori. L'idea di Palazzo Chigi è quella di destinare risorse per opere pubbliche e per la formazione professionale in modo da raggiungere un duplice scopo: stabilizzare alcuni dei Paesi africani chiave - contenendo i rischi di scossoni interni e, di conseguenza, le partenze dei migranti - e costruire opportunità economiche anche per le aziende italiane. Facendo concorrenza (o meglio, creando le condizioni per un embrione di concorrenza) alla penetrazione russa e cinese nel continente.

I migranti

Piano Mattei, dunque. Con un'attenzione particolare all'Etiopia e al Kenia, Paesi fondamentali per gli equilibri del Centrafrica e del Corno d'Africa. Sia chiaro, l'Etiopia non è in questa fase punto di partenza dei migranti: semmai luogo di transito con il Sudan e fino alla Libia. Nel Paese sono però presenti 823 mila rifugiati e 4,2 milioni di sfollati. L'Etiopia è però considerata importante perché inclusa tra i Paesi a cui si rivolge l'ultimo decreto flussi, dunque bacino per migrazione regolare.

Dopo la fine della guerra tra il governo centrale e i ribelli della regione settentrionale del Tigray, si è aperta la fase di ricostruzione del Paese. Ricostruzione, ma anche sostegno umanitario, per assistere rifugiati e vittime del conflitto. Rimasto finora tra parentesi è invece il capitolo tutto da affrontare della violazione dei diritti umani e delle responsabilità per i crimini di guerra.

Il dossier energetico

Infine, pesa il dossier energetico. E in particolare quello delle rinnovabili, in Etiopia. Le aziende italiane potrebbero entrare nella costruzione di dighe e, di conseguenza, si aprirebbe l'opportunità di sfruttarne l'energia prodotta. Nei mesi scorsi è stato già avviato un percorso di cooperazione per infrastrutture idriche da edificare nelle aree più aride del Paese. Tutto in nome del Piano Mattei, l'orizzonte della destra di governo.