✕

Enel e Terna, in borsa il day after è da brividi. Donnarumma un caso

(agf)
Sono salite solo le quotazioni delle società per le quali il Tesoro ha confermato i capi. Ufficializzata Di Foggia per la partecipata che gestisce la rete di trasmissione elettrica
2 minuti di lettura

Non proprio un brindisi quello dei mercati davanti alle nomine del governo sulle partecipate pubbliche: Enel e Terna, le due con i vertici più nuovi, hanno chiuso come il primo e il quarto titolo più in ribasso tra le blue chip.

Enel ha perso il 3,92% e Terna l'1,64%, in una seduta fiacca che ha fatto emergere le vendite di qualche investitore estero, nel timore che i nuovi capi cambino strategie già concordate dagli uscenti con chi investe. Le altre società dove il Tesoro ha confermato i capi operativi per un triennio sono invece salite in Borsa: +1,08% Poste, +1,45% Eni. E anche Leonardo, dove l'ad Alessandro Profumo farà posto all'ex ministro Roberto Cingolani, è salita del 3,21%. La sensazione tra gli addetti ai lavori, comunque, è che le cattive notizie superino le buone, letta la trentina di nomi diffusi mercoledì. A parte una manciata di figure indicate per i vertici, scarseggiano infatti le competenze di rang…

Non proprio un brindisi quello dei mercati davanti alle nomine del governo sulle partecipate pubbliche: Enel e Terna, le due con i vertici più nuovi, hanno chiuso come il primo e il quarto titolo più in ribasso tra le blue chip.

Enel ha perso il 3,92% e Terna l'1,64%, in una seduta fiacca che ha fatto emergere le vendite di qualche investitore estero, nel timore che i nuovi capi cambino strategie già concordate dagli uscenti con chi investe. Le altre società dove il Tesoro ha confermato i capi operativi per un triennio sono invece salite in Borsa: +1,08% Poste, +1,45% Eni. E anche Leonardo, dove l'ad Alessandro Profumo farà posto all'ex ministro Roberto Cingolani, è salita del 3,21%. La sensazione tra gli addetti ai lavori, comunque, è che le cattive notizie superino le buone, letta la trentina di nomi diffusi mercoledì. A parte una manciata di figure indicate per i vertici, scarseggiano infatti le competenze di rango internazionale; e tutto pare improntato alla spartizione dei posti in modalità Cencelli.

L'attenzione maggiore è su Enel, dove Lega e Forza Italia hanno fatto saltare all'ultimo lo schema pigliatutto di Fdi. Anche perché dopo una campagna acquisti internazionale, anche a debito, il gruppo dell'energia si è fatto sorprendere dal rialzo dei tassi, e deve oggi gestire una delicata teoria di dismissioni, da 23 miliardi totali di cui metà quest'anno, per evitare che i 60 miliardi di debito netto di fine 2022 si rivelino troppo onerosi.

"Se un'uscita di Francesco Starace era ampiamente anticipata e la sua sostituzione già scontata dal titolo, crediamo che la nomina di Flavio Cattaneo sia la meno adatta tra i nomi circolati nelle ultime settimane, principalmente in termini di background di settore", scrivevano a caldo gli analisti di Intesa Sanpaolo. Più tardi l'ad della banca Carlo Messina ha aggiunto, all'Ansa: "Ho molta stima di Cattaneo: è un manager di grandi capacità che ha raggiunto importanti risultati in aziende strategiche nelle infrastrutture. Sono convinto che farà bene anche all'Enel". L'analisi di Rbc Capital, pur non mettendo in dubbio le capacità dell'ex capo di Terna, Telecom e Italo, teme invece "un ripiegamento sul mercato domestico", o "una frenata sulla transizione energetica". Morgan Stanley, banca Usa che esorta a ridurre l'esposizione su Enel, teme "il passaggio di consegne", che nei prossimi mesi potrebbe gravare sull'azione finché i nuovi vertici non daranno la loro strategia, anche sui dividendi. E l'italiana Equita, che consiglia di comprare Enel, ammette che "la scelta di Cattaneo è comunque una novità", e ora il mercato attende conferme sulle dismissioni appena avviate.

Novità anche in Terna, la rete di trasmissione elettrica dove Giuseppina Di Foggia è stata ufficializzata, ieri, nella lista diffusa da Cdp Reti per il cda del prossimo triennio. E' la donna (l'unica, ma non la prima) alla guida di una partecipata statale che Giorgia Meloni promette fin dall'8 marzo. E' romana, ha 53 anni e una carriera tutta dentro il colosso di tlc Nokia, di cui è da tre anni ad per l'Italia e Malta. Presidente di Terna sarà Igor De Biasio, e tra i prossimi amministratori figura anche Angelica Krystle Donati, figlia di Milly Carlucci che presiede Ance Giovani e guida la Donati immobiliare Group, fondata dal padre.
Quanto a Stefano Donnarumma, ad uscente di Terna che Giorgia Meloni avrebbe voluto come ad dell'Enel, potrebbe essere diretto verso la poltrona di Cdp Venture Capital, che gestisce il Fondo nazionale innovazione da 3 miliardi. Non in Rfi, la rete ferroviaria di Fs dove la Lega conta, e il dirigente ex Acea è meno gradito. Tra un anno, però, scade il cda della capogruppo Fs: salviniani e meloniani dovranno rifare i conti.