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Calenda riattacca Renzi: "Io mai in Arabia a prendere soldi dall'assassino di Khashoggi". Il leader Iv chiede scusa per l'"indecoroso spettacolo di questa settimana"

Calenda riattacca Renzi: "Io mai in Arabia a prendere soldi dall'assassino di Khashoggi". Il leader Iv chiede scusa per l'"indecoroso spettacolo di questa settimana"
(ansa)
Il senatore e tesoriere di Italia Viva, Francesco Bonifazi, definisce il leader di Azione "strutturalmente inaffidabile". Boschi: "Lasciamolo al suo rancore". La replica del leader di Azione che aveva chiesto il silenzio ai suoi: "Non sono caduto nella fregatura di Renzi e Boschi sul finto partito unico"
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Carlo Calenda chiede ai suoi di mantenere un "rigido silenzio stampa" però poi non si sottrae allo scontro con gli ex alleati di Italia viva arrivando ad attaccare duramente Matteo Renzi: "Non ero a Miami con il genero di Trump o in Arabia a prendere soldi dall'assassino di Khashoggi". Interviene lo stesso leader Iv che chiede scusa a tutti i riformisti per "l'indecoroso spettacolo" e annuncia congresso e Leopolda dei suoi.

Davanti "agli insulti scomposti di Renzi, Boschi e da altri esponenti di Italia Viva", il segretario di Azione ha chiesto a tutti i parlamentari e dirigenti del partito di non rispondere. "Abbiamo spiegato le nostre ragioni, ora basta. Lo spettacolo che stanno dando in queste ore Renzi, Boschi e i renziani di complemento è indecoroso e non dobbiamo parteciparvi", spiega Calenda.

Nonostante questo, come detto, l'ormai ex alleato di Renzi, replica duramente al senatore e tesoriere di Italia Viva, Francesco Bonifazi. Il tema è, ancora una volta, il progetto del Terzo Polo, ormai naufragato, e le responsabilità della rottura fra Azione e Italia Viva.

In una intervista a La Stampa, il senatore e tesoriere di Italia Viva, Francesco Bonifazi, definisce Carlo Calenda "strutturalmente inaffidabile, ha cambiato idea come aveva fatto con Scelta Civica, con Bonino, con Letta". E, in quanto alle parole di Calenda su Renzi - "io lavoravo al partito unico e lui era in Arabia, alle Bahamas" - Bonifazi spiega: "Renzi è stato in Aula per più del 50% dei voti, Calenda meno della metà di Renzi. Carlo è sempre in Tv e non è mai in Parlamento: ci vorrebbe un po' di pudore prima di attaccare noi su questo tema". Al Tg5 Maria Elena Boschi aggiunge: "Lasciamo Calenda al suo rancore".

A stretto giro arriva la presa di Calenda, su Twitter. Il leader di Azione, senza mai citare Bonifazi o Renzi, scrive: "Nella vita professionale non ho mai ricevuto avvisi di garanzia/rinvii a giudizio/condanne pur avendo ruoli di responsabilità. Non ho accettato soldi a titolo personale da nessuno, tanto meno da dittatori e autocrati stranieri". "Non ho preso finanziamenti per il partito da speculatori stranieri e intrallazzatori. Non ho mai incontrato un magistrato se non per ragioni di servizio. Mai sono entrato nelle lottizzazioni del CSM", aggiunge Calenda. Poi il passaggio più duro: "Non ero a Miami con il genero di Trump o in Arabia a prendere soldi dall'assassino di Khashoggi". "Ho rotto con il PD quando ha tradito la parola alleandosi con Renzi e i 5S. Ho rotto con Letta quando ha trasformato l'agenda Draghi in quella Bonelli/Fratoianni/Di Maio. Non sono caduto nella fregatura di Renzi e Boschi sul finto partito unico", conclude.

Dopo qualche ora arriva una enews di Matteo Renzi per "chiedere scusa a tutti gli amici che credono nel riformismo e nel Terzo Polo per l'indecoroso spettacolo di questa settimana. Ho fatto di tutto per evitare di giungere a questo epilogo. Ci ho creduto ma non ci sono riuscito. Penso che chi ha avuto responsabilità in questo fallimento debba chiedere scusa. E io lo faccio - per la mia quota parte - con la consapevolezza che ho fatto di tutto fino all'ultimo per evitare il patatrac".

"Nei prossimi giorni partirà il congresso democratico, dal basso, di Italia Viva. - continua Renzi - Quello che volevamo fare insieme ad Azione, in modo civile e libero, lo faremo con chi ci sta. Prima i comuni, poi le province, poi le regioni. Non ci saranno paracadutati o imposti dall'alto. Sceglieranno gli iscritti, non Renzi. Faremo la Leopolda l'8-9-10 marzo 2024 cercando di portare tante belle esperienze a discutere, a condividere i sogni, a ragionare di politica. Pensare di vietare la Leopolda è incredibile: significa non aver capito quanto entusiasmo e quanta bellezza ci sia in un popolo che rifiuta il populismo".

Sul fronte Azione, Maria Stella Gelmini dice che "lo stop al partito unico è un danno alla politica e al Paese".

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