“Divisi alle elezioni Europee”. Calenda gela i pontieri che trattano per ricucire la frattura del Terzo polo
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Non si arrendono, gli spatriati del Terzo polo. Ce ne sono, e tanti, in Azione, il partito di Carlo Calenda che ha fatto incetta di ex forzisti convinti fosse quello l’approdo per costruire un polo alternativo alla destra di FdI e alla sinistra di Schlein. Ma qualcuno alberga pure in Italia viva, dove però Matteo Renzi ha saputo meglio fidelizzare i fuoriusciti dal Pd, pronti a seguirlo sin dentro al burrone nel quale è precipitata la federazione lib-riformista.
Sono loro a soffrire di più: i senza casa che credevano d’averne finalmente trovata una dove trovare riparo al bipolarismo coatto. E ora per nulla disposti a darsi per vinti, nonostante i veleni e le accuse incrociate vomitate ancora ieri dai due leader, con tanto di slide renziane per smascherare "le 10 fake news" calendiane. Fiduciosi che si possa, alla fine, tornare insieme. Puntando sul comune lavoro in Parlamento, nei gruppi unici già costituiti e dichiarati almen…
ROMA - Non si arrendono, gli spatriati del Terzo polo. Ce ne sono, e tanti, in Azione, il partito di Carlo Calenda che ha fatto incetta di ex forzisti convinti fosse quello l’approdo per costruire un polo alternativo alla destra di FdI e alla sinistra di Schlein. Ma qualcuno alberga pure in Italia viva, dove però Matteo Renzi ha saputo meglio fidelizzare i fuoriusciti dal Pd, pronti a seguirlo sin dentro al burrone nel quale è precipitata la federazione lib-riformista.
Sono loro a soffrire di più: i senza casa che credevano d’averne finalmente trovata una dove trovare riparo al bipolarismo coatto. E ora per nulla disposti a darsi per vinti, nonostante i veleni e le accuse incrociate vomitate ancora ieri dai due leader, con tanto di slide renziane per smascherare "le 10 fake news" calendiane. Fiduciosi che si possa, alla fine, tornare insieme. Puntando sul comune lavoro in Parlamento, nei gruppi unici già costituiti e dichiarati almeno per adesso indissolubili. Lo dice apertamente Davide Faraone: "Da lì si potrà forse rimettere in piedi ciò che è stato interrotto".
Gli ex azzurri Enrico Costa e Maria Stella Gelmini per Azione, Elena Bonetti ed Ettore Rosato per Iv sono quelli che più si stanno spendendo per far rinsavire i capi, ricomporre la frattura, resuscitare il fronte centrista in tempo per le Europee. Sebbene l’ex ministro allo Sviluppo abbia appena dichiarato il contrario: "Andremo separati perché è stato fatto saltare un progetto". Doccia fredda che però non scoraggia i terzopolisti a oltranza. Uniti in una missione che oggi appare impossibile, domani chissà. "Al momento Carlo e Matteo sono arrabbiati, proveranno a rafforzare i rispettivi partiti e fare scouting a spese dell’altro, ma poi dovranno venire a patti con la realtà. E la realtà indica che divisi perdiamo tutti e non vince nessuno", il ragionamento condiviso in queste ore. Proprio mentre il segretario di Azione vantava sui social tre new entry strappate all’avversario e Renzi annunciava il suo personale giro d’Italia: "C’è da far partire il Riformista, riorganizzare Iv. Lo spazio politico contro i populismi e i sovranisti c’è, anche se non c’è più Calenda".
È presto per definirli pontieri, l’ultima bufera ha spazzato via ogni ancoraggio. Ma sottotraccia hanno già ricominciato a scavare. Con messaggi pubblici e private moral suasion. Bonetti è fra i primi a uscire allo scoperto. Intanto per "chiedere scusa agli elettori": la rottura, spiega, "è un fallimento di cui tutti noi dirigenti dobbiamo assumerci la responsabilità" in quanto "non abbiamo mantenuto l’impegno assunto non solo verso gli iscritti, ma anche verso chi guardava con interesse al nuovo soggetto riformista". Un mea culpa necessario per rilanciare: «Il tema è come fare", ammette gli ostacoli l’esponente di Iv.
Suggerendo innanzitutto di smetterla di «imputare le colpe all’uno e all’altro. È irrispettoso nei confronti di chi si è fidato di noi», bacchetta. E poi di armarsi di pazienza: "Ci vorrà tempo, capacità di dialogo e volontà di sintesi. Il coraggio di andare oltre la prospettiva individuale", l’altro fendente, "e riaprirsi a un progetto che non possiamo essere noi a decretare morto perché non ci appartiene: è il sogno che ci ha affidato chi ha creduto in noi, chiedendoci di custodirlo e rappresentarlo. Insieme, e con un po’ di umiltà che manca".
Il calendiano Enrico Costa è ancora più netto: "Io non mi arrendo. Sui temi, dalla giustizia all’economia, c’è un’unità di intenti che prescinde dalle beghe contrattuali. Al di là del caos di questi giorni, la gente non capisce il motivo per cui restiamo separati. Bisogna far sì che l’identità dei contenuti superi le clausole burocratiche". Incredulo al pari del renzianissimo Ettore Rosato: "Il Terzo polo è ineludibile, serve per dar voce a chi non si riconosce nell’offerta politica attuale. E sarebbe ridicolo se alle Europee si presentassero due partiti che fanno entrambi riferimento a Renew Europe, hanno le stesse caratteristiche e la medesima difficoltà a superare lo sbarramento". Nasce da qui la scommessa degli spatriati: sebbene animati da "reciproca antipatia" (il copyright è di Calenda) i duellanti saranno infine obbligati a fare pace. Anche se per adesso sembra solo un’illusione.