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Caso Uss, dubbi sul ministro Nordio. L'imbarazzo di Palazzo Chigi verso l'alleato Usa

(ansa)
La Presidenza vuole che adesso sia via Arenula a chiarire i contorni del pasticcio "russo"
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Adesso anche a Palazzo Chigi c'è voglia di andare fino in fondo a questa storia. Di capire davvero come il ministero della Giustizia ha gestito il caso Uss. Sia chiaro, mantenendo per il momento toni bassi e rassicuranti verso Carlo Nordio. Mettendo al riparo il Guardasigilli dalla tempesta, fino a prova contraria. Ma senza più dare per scontato che la colpa di questo incidente sia tutta dei magistrati. Perché alcuni passaggi non sono del tutto chiari. Perché è necessario spiegare all'alleato americano le eventuali zone d'ombra di un pasticcio che si doveva evitare. E perché quando si tratta di Russia, la premier non ha alcuna intenzione di mettere la faccia al posto di altri.

L'indizio più evidente è una risposta apparentemente rapida - quasi di sfuggita - data ieri dalla presidente del Consiglio a margine della visita a una scuola italiana ad Addis Abeba, l'ultima tappa della missione etiope. Prima Meloni i…

Adesso anche a Palazzo Chigi c'è voglia di andare fino in fondo a questa storia. Di capire davvero come il ministero della Giustizia ha gestito il caso Uss. Sia chiaro, mantenendo per il momento toni bassi e rassicuranti verso Carlo Nordio. Mettendo al riparo il Guardasigilli dalla tempesta, fino a prova contraria. Ma senza più dare per scontato che la colpa di questo incidente sia tutta dei magistrati. Perché alcuni passaggi non sono del tutto chiari. Perché è necessario spiegare all'alleato americano le eventuali zone d'ombra di un pasticcio che si doveva evitare. E perché quando si tratta di Russia, la premier non ha alcuna intenzione di mettere la faccia al posto di altri.

L'indizio più evidente è una risposta apparentemente rapida - quasi di sfuggita - data ieri dalla presidente del Consiglio a margine della visita a una scuola italiana ad Addis Abeba, l'ultima tappa della missione etiope. Prima Meloni insiste sulla gravità degli errori della Procura di Milano. Poi però le domandano: Nordio poteva chiedere misure rafforzate di coercizione? "È questo che va capito meglio, ma su questo non ho risposte da darvi". Non ancora, intende la presidente del Consiglio. Ha convocato il suo ministro, lo vedrà per chiederglielo appena possibile.

È chiaro che la ricerca del colpevole porta Meloni a esporsi innanzitutto contro la magistratura di Milano. Palazzo Chigi, sul punto, da tre giorni non tentenna: non hanno ascoltato le indicazioni che arrivavano dal ministero della Giustizia, hanno ignorato il fatto che fosse giunta anche la richiesta di estradizione. È il Piave di via Arenula, la ragione per cui Nordio ha scelto di aprire un'azione disciplinare. Ma è davvero andata così?


La ricostruzione dei giudici lombardi è diversa. Nel pomeriggio negano di aver ricevuto le indicazioni sensibili degli americani dal ministero della Giustizia. Meloni, a quel punto, ha già parlato. E lanciato il primo, timido segnale a Nordio. Non si può escludere che fosse stata avvertita dall'Italia della replica che di lì a poco sarebbe arrivata da Milano. Fatto sta che a Palazzo Chigi inizia a farsi strada il dubbio concreto che qualcosa non abbia funzionato, a via Arenula.

Ma c'è di più. Meloni deve fronteggiare un ulteriore problema, che rende la situazione ancora più scivolosa: i vertici dell'esecutivo devono spiegare a Washington che il governo italiano non è stato leggero o addirittura poco sensibile ai ripetuti alert inviati dal dipartimento di Giustizia Usa al Guardasigilli. E così, Meloni sceglie la strada che già aveva utilizzato nel caso Delmastro: convoca Nordio, promette che approfondirà il dossier. Prende sostanzialmente tempo. Per capire. Di certo, l'imbarazzo di Palazzo Chigi c'è. E di certo, ai vertici dell'esecutivo inizia a essere evidente che il titolare della Giustizia non ha agito nel modo più rapido. Tra la misteriosa scomparsa di Uss e l'indagine conoscitiva decisa da Nordio, infatti, sono trascorsi ben 21 giorni: dal 21 marzo al 13 aprile. Infine: la priorità è tenere al riparo l'intelligence da questo pasticcio. È l'unico dettaglio su cui Meloni si espone: "Non eravamo informati a livello di intelligence sulla natura della figura".

Lo fa anche per togliere i Servizi dall'imbarazzo con gli omologhi americani. Con i quali c'è già stata una interlocuzione, che secondo la sponda italiana avrebbe portato a un convincimento: i danni sul fronte dell'intelligence sono contenuti. Il caso politico e di principio con Washington, invece, è ancora aperto. Rischia di aprire una voragine. E Meloni non ha alcuna intenzione di restare con il cerino in mano.