✕

Il tridente Zampagna-Lucarelli-Miccoli: se la sinistra non ha bisogno di eroi

L'ultima notizia è la candidatura dell'ex Atalanta e Ternana in una lista a sostegno di un candidato di Fdi. Parabole diverse tra altri calciatori ma lezione simile: mai affidarsi ai miti
2 minuti di lettura

L'ultima notizia, o forse l'ultimo colpo al cuore, è la candidatura di Riccardo Zampagna in una lista di destra nella sua città, Terni. Già attaccante di razza dai gol mirabolanti, dalla rivendicata appartenenza operaia - perlomeno come origine -, pugni chiusi sotto la curva e tatuaggio sulla gamba di Ernesto Che Guevara, cosa ci fa a fianco di un candidato sindaco di Fratelli d'Italia?
Si dirà: segno dei tempi. Ma soprattutto, lezione ogni anno che passa più attuale che mai, guai a coloro che si affidano al mito. Via gli idoli dal tempio, prima o poi vi cadranno addosso.

Perché la traiettoria di Zampagna, umanissima a ben vedere, somiglia ad altre parabole simili nel calcio, dove confondere tifo e politica è facile tentazione. Dagli esiti regolarmente fallimentari. Che dire ad esempio di Cristiano Lucarelli, l'altro bomber comunista così che disse ai dirigenti del Torino 'tenetevi il miliardo' - poi tito…

L'ultima notizia, o forse l'ultimo colpo al cuore, è la candidatura di Riccardo Zampagna in una lista di destra nella sua città, Terni. Già attaccante di razza dai gol mirabolanti, dalla rivendicata appartenenza operaia - perlomeno come origine -, pugni chiusi sotto la curva e tatuaggio sulla gamba di Ernesto Che Guevara, cosa ci fa a fianco di un candidato sindaco di Fratelli d'Italia?
Si dirà: segno dei tempi. Ma soprattutto, lezione ogni anno che passa più attuale che mai, guai a coloro che si affidano al mito. Via gli idoli dal tempio, prima o poi vi cadranno addosso.

Perché la traiettoria di Zampagna, umanissima a ben vedere, somiglia ad altre parabole simili nel calcio, dove confondere tifo e politica è facile tentazione. Dagli esiti regolarmente fallimentari. Che dire ad esempio di Cristiano Lucarelli, l'altro bomber comunista così che disse ai dirigenti del Torino 'tenetevi il miliardo' - poi titolo del libro di successo del suo procuratore - per giocare nel suo Livorno, tranne poi lasciarlo per assicurarsi un pacco di milioni dagli ucraini dello Shakhtar Donetsk? La fine della bella storia post-proletaria avvenne probabilmente lì, ma in questi casi la china è ripidissima e potenzialmente infinita. Fondò un giornale, un quotidiano, il Corriere di Livorno, gesto inusuale e benemerito per un calciatore, salvo poi chiuderlo con stipendi arretrati da pagare. Rimarrà nella storia lo striscione di giornalisti e poligrafici: 'Ridategli il miliardo così ci paga gli otto stipendi'. Uscì fuori la storia del di lui padre portuale e anch'egli comunista, genitore di due calciatori milionari (Cristiano e Alessandro), accusato di aver finto la separazione dalla moglie per tenersi la casa popolare. E poi la brutta vicenda del figlio Mattia, calciatore anche lui, accusato di stupro. Il comunista Lucarelli, teoricamente progressista, più che preoccuparsi della salute psichica ed emotiva della denunciante, magari scegliendo un sano silenzio, non ha trovato di meglio che aggrapparsi al ruolo del difensore d'ufficio del figlio. A voler essere generosi e dopo aver visionato quelle carte, una visione come minimo patriarcale.

In quegli anni c'era un altro calciatore ancora con il mito del 'Che', altro attaccante di successo: Fabrizio Miccoli. Ce l'aveva tatuato sulla gamba pure lui, terminati i dribbling e le sforbiciate è stato condannato in via definitiva a tre anni e tre mesi di reclusione con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Quel tatuggio - disse poi - "l'ho fatto per imitare Maradona. Ho studiato la storia del 'Che', noi di famiglia siamo di sinistra, ma adesso la politica non mi interessa più, sono tutti bla bla bla". Ed è qui che Miccoli forse inconsapevolmente consegnò la degna chiusura delle tre vicende: erano tutte una montagna di bla bla bla, frasi, concetti, atti di fede meno banali di un "lo spogliatoio è unito" ma che comunque si tenevano assieme con lo sputo, a uso e consumo di tifosi alla disperata ricerca di credere ancora in qualcosa, o in qualcuno, in uno sport (e in una società...) sempre più arido di sentimenti e legami.

Sarà che i conti in banca milionari da sempre si conciliano a fatica con la concreta adesione alla causa del socialismo, e se ci riescono è a prezzo di sensi di colpa e strappi interiori; sarà che l'ideologia (a sinistra) è ormai considerata una porzione di terra inghiottita da una realtà immutabile, il tridente Zampagna-Lucarelli-Miccoli sembrerebbe perfetto per raccontare un fallimento collettivo, politico e culturale. Ma per fortuna, ecco il lietofine: non servono gli eroi né per aderire ad una causa né per restare sempre dalla stessa parte.