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Artem Uss, il giallo della lettera. I giudici di Milano: "Nordio non l'ha mai inviata"

(ansa)
La premier Meloni dall'Etiopia aveva definito "discutibile" la decisione della Corte d'appello. "Fatto grave, parlerò col Guardasigilli". Fonti del ministero sostenevano di averla spedita
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Nello scontro tra il governo Meloni e i giudici della Corte d'appello di Milano sul caso della fuga di Artem Uss, qualcuno non sta dicendo la verità. Due versioni, differenti e opposte, vengono fornite a proposito della nota che il dipartimento di Giustizia americano ha scritto il 29 novembre scorso, quattro giorni dopo la decisione della Corte di concedere al russo 40 enne i domiciliari, per segnalare l'inopportunità di tenerlo nell'abitazione di Basiglio.

Il motivo, per Washington era sin troppo evidente: per risorse e caratura criminale (Artem è figlio del facoltoso Alexander Uss, governatore della regione di Krasnojarsk e amico personale di Vladimir Putin) sarebbe potuto scappare. Esattamente come avevano fatto negli ultimi tre anni altri sei ricercati dagli Stati Uniti, arrestati dall'Italia, messi ai domiciliari e fattisi uccel di bosco prima dell'estradizione. Ed eccoci al punto. Per il ministero della Giustizia, la lettera fu trasmessa…

Nello scontro tra il governo Meloni e i giudici della Corte d'appello di Milano sul caso della fuga di Artem Uss, qualcuno non sta dicendo la verità. Due versioni, differenti e opposte, vengono fornite a proposito della nota che il dipartimento di Giustizia americano ha scritto il 29 novembre scorso, quattro giorni dopo la decisione della Corte di concedere al russo 40 enne i domiciliari, per segnalare l'inopportunità di tenerlo nell'abitazione di Basiglio.

Il motivo, per Washington era sin troppo evidente: per risorse e caratura criminale (Artem è figlio del facoltoso Alexander Uss, governatore della regione di Krasnojarsk e amico personale di Vladimir Putin) sarebbe potuto scappare. Esattamente come avevano fatto negli ultimi tre anni altri sei ricercati dagli Stati Uniti, arrestati dall'Italia, messi ai domiciliari e fattisi uccel di bosco prima dell'estradizione. Ed eccoci al punto. Per il ministero della Giustizia, la lettera fu trasmessa tempestivamente a Milano. Per la Corte d'appello, la lettera non è mai arrivata. Delle due, l'una.

La questione è solo in apparenza formale, perché se è vero che per i giudici la mail non avrebbe potuto cambiare il verdetto della camera di consiglio, emesso il 25 novembre dalla quinta sezione penale presieduta da Monica Fagnoni, è anche vero che il ministro Nordio sostiene di essere stato "ineccepibile" nell'interlocuzione con la Corte, di averla informata puntualmente dell'interesse americano per Artem Uss, e, dunque, di non avere niente da rimproverarsi. Lo ha spiegato agli altri membri di governo e lo ha ribadito con una lettera ai parlamentari del Copasir. Una lettera da lui firmata in cui ricostruisce tutti i passaggi della vicenda e dalla quale i componenti del Comitato per la sicurezza della Repubblica hanno dedotto che la nota americana fosse stata inviata a Milano.

Non è affatto così per il presidente della Corte, Giuseppe Ondei. Il quale, oltre a ribadire che a norma di Codice il ministro poteva riportare d'imperio Artem Uss nella prigione di Busto Arsizio perché ha il potere di prendere misure coercitive più afflittive nei confronti delle persone sottoposte a procedura di estradizione, smentisce l'ineccepibilità di Nordio. Lo mette nero su bianco nella relazione di venti pagine inviata a via Arenula: la nota del dipartimento americano, scrive, "non ci è stata inviata". Stando al presidente Ondei, infatti, Nordio il 9 dicembre si è limitato a girare alla Corte milanese solo la risposta che lui stesso aveva dato a quella nota tre giorni prima, nella quale, per inciso, spiegava agli americani che la competenza a decidere è dell'autorità giudiziaria e che la misura degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, era equiparabile alla custodia in carcere.

L'ennesimo conflitto sul caso Uss coglie di sorpresa il Governo che ieri pensava di poter mettere una parola di chiarezza sulla vicenda: deflagra infatti mentre la premier Giorgia Meloni è in visita istituzionale in Etiopia, e da Addis Abeba pubblicamente prende la parte del suo Guardasigilli. "La fuga di Artem Uss del 22 marzo è un fatto abbastanza grave, quando torno in Italia ne parlerò con il ministro Carlo Nordio per capire bene come sono andate le cose. Sicuramente ci sono delle anomalie, e l'anomalia principale credo sia la decisione della Corte di Appello di offrire arresti domiciliari con motivazioni discutibili e di mantere quella decisione anche quando c'era un'iniziativa sull'estradizione, perché ovviamente in quel caso il rischio di fuga diventa più evidente".

A Repubblica, che segue il caso Uss sin dall'inizio, fonti ufficiali del ministero della Giustizia hanno detto che la nota americana è stata girata sia alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, sia alla segreteria della Corte d'Appello. Sono i magistrati che si erano sin lì occupati di Artem Uss. La procura generale aveva dato un parere negativo alla concessione dei domiciliari, motivato dal rischio di fuga. Da quel che risulta, non sarebbe stata ricevuta alcuna lettera dal ministero. Le interlocuzioni con via Arenula si sarebbero limitate all'arresto provvisorio e alla domanda di estradizione.

Un giallo dunque. Che nasconde una bugia. E che rende ancor più necessario e impellente che il ministro Nordio riferisca in Parlamento, come gli chiedono i deputato del Partito democratico, Della Vedova di +Europa e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra.