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Pressing Ue sul Pnrr, ma Fitto si smarca: “Guardiamo al 2026”

Raffaele Fitto (agf)
Il capo di gabinetto del commissario Gentiloni insiste sulla scadenza del 30 aprile. Il ministro rilancia sui tempi e respinge le accuse
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ROMA - Da Bruxelles l’ennesimo invito al governo a indicare in tempi stretti quali sono i progetti del Pnrr da cambiare. Ma il ministro Raffaele Fitto replica che l’esecutivo "ha un orizzonte più ampio". Al Forum Confcommercio organizzato da Ambrosetti nell’incontro di ieri pomeriggio, moderato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, è emersa ancora una volta la distanza tra Bruxelles e Palazzo Chigi sul Pnrr. "Visto che il 30 aprile era il termine per la presentazione di un nuovo capitolo sull’energia, - ha detto Marco Buti, capo di gabinetto del Commissario europeo per l’Economia - abbiamo suggerito che si faccia un cambiamento dei progetti esistenti, ove necessario, e l’inserimento dei nuovi progetti, tutto in un colpo solo". Ed ecco la replica di Fitto: "L’orizzonte e la modalità di lavorodi questo governo non può essere quello della data di scadenza della prossima milestone o tar…

ROMA - Da Bruxelles l’ennesimo invito al governo a indicare in tempi stretti quali sono i progetti del Pnrr da cambiare. Ma il ministro Raffaele Fitto replica che l’esecutivo "ha un orizzonte più ampio". Al Forum Confcommercio organizzato da Ambrosetti nell’incontro di ieri pomeriggio, moderato dal direttore di Repubblica Maurizio Molinari, è emersa ancora una volta la distanza tra Bruxelles e Palazzo Chigi sul Pnrr. "Visto che il 30 aprile era il termine per la presentazione di un nuovo capitolo sull’energia, - ha detto Marco Buti, capo di gabinetto del Commissario europeo per l’Economia - abbiamo suggerito che si faccia un cambiamento dei progetti esistenti, ove necessario, e l’inserimento dei nuovi progetti, tutto in un colpo solo". Ed ecco la replica di Fitto: "L’orizzonte e la modalità di lavorodi questo governo non può essere quello della data di scadenza della prossima milestone o target, che c’è e va mantenuta, e ci mancherebbe altro. Noi ci poniamo un obiettivo ancora più ampio che è quello che succede il 30 giugno 2026".


In un lungo intervento il ministro, rivendicando "il disegno del presidente del Consiglio", che è quello di concentrare in un unico ministero le deleghe per i fondi di coesione, il Pnrr e gli Affari Europei. ha disegnato un percorso di modifica e di sviluppo dei progetti che ha un orizzonte temporale ancora più ampio, quello del 2029, termine ultimo per le opere finanziate dai fondi di coesione 2021-2027. Ha anzi fatto riferimento ad altri fondi ancora, sempre messi a disposizione da Bruxelles, "che non hanno scadenza". Tracciando dunque un piano che parte dalle risorse rimaste dai fondi di coesione 2014-2020 ("almeno 20 miliardi"), quelle del periodo in corso ("almeno 40"), e delineando una "strategia dei vasi comunicanti"che prevede aggiustamenti per tutto il periodo della legislatura e che non tiene conto «della scadenza di giugno o di quella di settembre". Che pure, assicura, verranno rispettate. Così come soprattutto verrà rispettata l’ultima: è ormai chiaro al governo, ha affermato Fitto, che non ci saranno slittamenti per i progetti del Pnrr oltre il 30 giugno 2026.


Proprio per questo, il governo pensa a una strategia complessa che ha almeno tre gambe. Innanzitutto individuare, insieme ai soggetti coinvolti (Fitto ha respinto le accuse di “accentramento” che sono state rivolte al governo per l’orientamento del decreto sulla governance, ricordando che già domani è prevista una cabina di regia alla quale prenderanno parte anche le organizzazioni imprenditoriali), tutti i progetti che non possono essere realizzati entro il 2026. "Serve il coraggio di togliere dalla programmazione ciò che non siamo in grado di realizzare - ha detto - spostando ciò che non si fa entro giugno 2026 alle politiche di coesione che hanno scadenza a dicembre 2029". O persino oltre.


Al tempo stesso, le risorse liberate dai progetti Pnrr possono essere in parte recuperate per finanziare i progetti del Repower Eu, che comunque, ha spiegato il ministro, possono contare su "2,7 miliardi a fondo perduto" e una seconda fonte di risorse in percentuale ai fondi di coesione. A questo punto l’Italia potrebbe contare su un "Repower adeguato» che da un lato potrebbe continuare a mettere in campo interventi a sostegno di famigli e imprese finché saranno necessari, ma anche puntare alla realizzazione di infrastrutture energetiche: "Ho già avviato un confronto con i principali stakehoder, Eni, Enel, Snam e Terna per investire su infrastrutture che possano dare una prospettiva al Paese".


Sulla terza rata ancora in sospeso, i 55 obiettivi ancora all’esame della Commissione Europea, Fitto ha affermato di essere "ottimista", senza però dare dettagli sullo stato della valutazione dei progetti. Ma ci ha tenuto a precisare che quelli sub iudice fanno parte dei 25 portati a termine dal governo Draghi.