Salvini alza il tiro sul decreto Cutro. L’ira di Meloni: “Pianta bandierine”
di Tommaso Ciriaco e Emanuele Lauria , di Tommaso Ciriaco e Emanuele LauriaROMA - "Non possiamo andare avanti piantando bandierine, questo metodo ci logora". Quando Giorgia Meloni viene informata che la Lega ripresenterà nell’Aula del Senato tutti gli emendamenti al dl Cutro, la presidente del Consiglio — riferiscono diverse fonti — perde la pazienza. Non è per il contenuto delle norme, che Fratelli d’Italia condivide, pur cosciente del rischio di urtare la sensibilità del Quirinale. È un problema, appunto, di metodo. Forzatura dopo forzatura, Salvini sta ricomponendo a pezzi il puzzle dei decreti sicurezza. E lo sta facendo imponendo a Fratelli d’Italia e Forza Italia le stesse modifiche già presentate in commissione, quelle che fino al giorno prima Palazzo Chigi aveva pregato di ritirare. "Io ho la responsabilità di governare — è il senso dei ragionamenti della premier — mentre è facile alzare continuamente l’asticella senza doversi assume…
ROMA - "Non possiamo andare avanti piantando bandierine, questo metodo ci logora". Quando Giorgia Meloni viene informata che la Lega ripresenterà nell’Aula del Senato tutti gli emendamenti al dl Cutro, la presidente del Consiglio — riferiscono diverse fonti — perde la pazienza. Non è per il contenuto delle norme, che Fratelli d’Italia condivide, pur cosciente del rischio di urtare la sensibilità del Quirinale. È un problema, appunto, di metodo. Forzatura dopo forzatura, Salvini sta ricomponendo a pezzi il puzzle dei decreti sicurezza. E lo sta facendo imponendo a Fratelli d’Italia e Forza Italia le stesse modifiche già presentate in commissione, quelle che fino al giorno prima Palazzo Chigi aveva pregato di ritirare. "Io ho la responsabilità di governare — è il senso dei ragionamenti della premier — mentre è facile alzare continuamente l’asticella senza doversi assumere quest’onere".
È una rabbia che deve restare sottotraccia, perché non può essere certo la premier a mostrarsi tenera sul dossier migratorio. E infatti oggi a Palazzo Madama i meloniani esalteranno la stretta proposta dal governo, la leader brinderà al risultato. Ma è chiaro che è in corso una sfida con l’alleato sui temi più identitari, in cui è sempre Meloni a dover trattare e mediare, rischiando di perdere consensi a favore del Carroccio. A furia di inseguire questa dinamica, per intenderci, il ministro Lollobrigida è arrivato ieri a declamare la teoria della "sostituzione etnica".
Il decreto Cutro è specchio e sostanza di questa gara a inseguimento con Salvini. A sera, la versione utile a contenere i danni dello scontro riferisce di un presunto accordo nel centrodestra. La realtà, ad analizzarla, racconta uno schema diverso. La Lega ripresenta tutti i suoi emendamenti, compreso quello sull’abolizione della protezione speciale. La maggioranza ne deposita un altro, maxi, che ne riassume la gran parte. Tutte le forze di maggioranza firmano le proposte emendative dei partner.
FdI e FI lo fanno per non regalare al Carroccio gli slogan contro i migranti. I leghisti insistono con la tattica e promettono di ritirare il testo che abolisce la protezione speciale una volta approvato il subemendamento di maggioranza — firmato tra gli altri da Maurizio Gasparri — che limita (ma non cancella) la tutela per i migranti. C’è anche lo stop alla conversione della protezione speciale in permessi di lavoro e la limitazione delle licenze concesse per cure mediche o calamità naturali eccezionali. Fratelli d’Italia, spinta dalla necessità di mostrarsi altrettanto rigida, rilancia prevedendo uno scudo giuridico per chi proviene da Paesi in cui viene discriminato per l’orientamento sessuale, escludendo invece chi è perseguitato per l’identità di genere.
È il risultato di un braccio di ferro in cui il Carroccio ha imposto ai partner di sottoscrivere le altre proposte, ignorando per giorni l’invito a ritirarle. "Decidete voi se seguirci o meno — è il messaggio che il capogruppo Massimiliano Romeo ha consegnato ieri ai colleghi di maggioranza, durante una riunione tesissima — perché una cosa è certa: noi gli altri emendamenti li portiamo in Aula". All’interno di questo pacchetto di norme viene anche modificata la durata del trattenimento nei Cpr. Ridotta inoltre la copertura dei permessi di soggiorno da due a un anno. Per contenere i danni, Fratelli d’Italia e Forza Italia sottoscrivono tutte le proposte, aggiungono qualche dettaglio, mettono il cappello su idee che fino al giorno prima avevano chiesto al Carroccio di rimangiare. Anche se Gasparri invita a non enfatizzare la posizione dei senatori leghisti: "Sì, ripresentano gli emendamenti, ma è prassi, tattica, scena".
Dietro la linea dura di Romeo c’è ovviamente Salvini. E pure un sondaggio circolato in via Bellerio, nel quale c’è scritto con chiarezza che l’80 per cento dei leghisti sostiene di non volere più immigrati. Ma c’è di più. A preoccupare Meloni è il fatto che quella del vicepremier rappresenta una precisa strategia, portata avanti per indebolire — anzi, "logorare", così ha spiegato ai suoi nei giorni scorsi — la presidente del Consiglio. Lo fa per occupare lo spazio di destra e per schiacciare Meloni verso il centro. Anzi, su Forza Italia. Intende boicottare l’operazione che la leader porta avanti con Antonio Tajani in vista delle Europee. Proverà a giocare di sponda con chi è stato messo ai margini dal ministro degli Esteri.
"Manfred Weber, dirigente di primissimo piano del Ppe — ricordava ieri Alessandro Cattaneo, epurato dalla guida del gruppo FI della Camera — ha detto che l’Italia non va lasciata da sola. Posizione coraggiosa e intelligente. Mancano all’appello però i Conservatori europei, di cui Meloni è leader. Ora anche loro devono aiutare l’Italia e capire che non servono egoismi". A destra la grande corsa verso il voto del 2024 è iniziata.