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Van der Burg: “Registrateli o non ci sarà la redistribuzione dei migranti in Nord Europa”

Eric van der Burg 
Il ministro della Sicurezza olandese: "Riformare Dublino. Serve un sistema obbligatorio, non quello volontario chiesto da FdI e Lega. Lanciamo un piano Ue per la Tunisia"
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"Dobbiamo riformare l’accordo di Dublino, ma ci sono due precondizioni per farlo: da una parte l’Italia e gli altri Paesi di primo sbarco si impegnano a registrare obbligatoriamente tutti i migranti che arrivano e ad aprire la procedura di richiesta d’asilo, dall’altra l’Olanda e gli altri Paesi del nord Europa si impegnano a un meccanismo obbligatorio di solidarietà per l’accoglienza". Ecco la ricetta per cambiare l’attuale normativa comunitaria sulla gestione dei richiedenti asilo, così come la spiega a Repubblica il segretario di Stato per la Giustizia e la Sicurezza olandese Eric van der Burg, che nell’intervista parla anche del piano di Bruxelles per aiutare la Tunisia.

Il segretario di Stato (figura equivalente ai nostri ministri) è in visita a Roma, ha incontrato al Viminale Matteo Piantedosi ("si è discusso di come avere più presa sul tema dell’immigrazione e ci siamo conce…

"Dobbiamo riformare l’accordo di Dublino, ma ci sono due precondizioni per farlo: da una parte l’Italia e gli altri Paesi di primo sbarco si impegnano a registrare obbligatoriamente tutti i migranti che arrivano e ad aprire la procedura di richiesta d’asilo, dall’altra l’Olanda e gli altri Paesi del nord Europa si impegnano a un meccanismo obbligatorio di solidarietà per l’accoglienza". Ecco la ricetta per cambiare l’attuale normativa comunitaria sulla gestione dei richiedenti asilo, così come la spiega a Repubblica il segretario di Stato per la Giustizia e la Sicurezza olandese Eric van der Burg, che nell’intervista parla anche del piano di Bruxelles per aiutare la Tunisia.

Il segretario di Stato (figura equivalente ai nostri ministri) è in visita a Roma, ha incontrato al Viminale Matteo Piantedosi ("si è discusso di come avere più presa sul tema dell’immigrazione e ci siamo concentrati sui punti in comune") e poi il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto.

La riforma di Dublino in questo senso, però, è stata osteggiata dagli eurodeputati di Lega Nord e Fratelli d’Italia.
"Vero. Due settimane fa all’Europarlamento hanno dichiarato di volere la volontarietà della procedura di registrazione alla frontiera, più che una riforma. Adesso comincerà un dialogo a tre tra la Commissione, il Parlamento e i singoli Paesi. Se rimangono su quella posizione, non se ne farà niente: se i Paesi del sud Europa vogliono la volontarietà, allora i Paesi del Nord saranno solidali, che in questo caso vuol dire redistribuzione, con lo stesso criterio. E no, guardate, la volontarietà abbiamo visto che non funziona...e ritengo che tutti i Paesi abbiano qualcosa da guadagnare con un nuovo accordo di Dublino".


È fiducioso che la riforma si possa chiudere prima delle Europee?
"È molto difficile. La presidenza svedese e la presidenza spagnola dovranno correre, andare in visita nelle capitali e incontrare i governi, ma dobbiamo riuscirci. È necessario e non più prorogabile. Oggi in Belgio ci sono 2.500 migranti che vivono per strada perché non ci sono più posti nei centri di accoglienza, l’anno scorso nei Paesi Bassi ne avevamo 700 e per la prima volta nella nostra storia abbiamo visto gli operatori di Medici Senza Frontiere. Per non parlare di quanto sta accadendo a Lampedusa tutti i giorni...".


E tutti i giorni, o quasi, muoiono profughi affogando nel Mediterraneo perché con il governo italiano che osteggia le navi delle Ong e l’assenza in mare di missioni europee si è creato un vuoto. C’è bisogno di un’altra operazione Sophia?
"Più che altro credo ci sia bisogno che Frontex assuma un ruolo più attivo e presente nel Mediterraneo centrale. La guardia costiera libica va finanziata ma deve essere obbligata a comportarsi in modo corretto, perché al momento in Libia vediamo molte e inaccettabili violazioni dei diritti umani".


La Tunisia è il Paese da cui adesso stanno partendo di più. Qual è, se c’è, il piano della Commissione europea per aiutare il governo tunisino?
"I tunisini non vengono nei Paesi Bassi, ma chi parte da quelle coste poi finisce anche da noi: questo per dire che è una questione che ci riguarda tutti. L’idea di cui si sta discutendo a Bruxelles è che l’Italia, insieme alla Commissione, vada al più presto a Tunisi per stringere accordi comunitari con quel governo. Francia, Germania, Belgio e noi li sosterremo".


Intende dire che daremo dei soldi come si è fatto con la Turchia per fermare i flussi?
"Al momento di finanziamenti non se ne è parlato, neanche nell’incontro con Piantedosi. Il piano può riguardare supporto al controllo delle frontiere, fornitura di motovedette, cose del genere. Dipende da cosa hanno bisogno".


A che fase siamo del Piano Ue per la Tunisia? C’è qualcosa di concreto sul tavolo?
"Ancora no".


E quindi?
"A differenza del passato in molti spingono per fare qualcosa: Germania, Francia, Svezia, Italia, noi. Non il Gruppo di Visegrad, ma questo ce l’aspettavamo".