✕

25 Aprile, al Senato è battaglia di mozioni. Le opposizioni: "In quella del centrodestra non c'è la parola antifascismo"

Approvata all'unanimità la proposta di Pd-Sinistra-M5S-centristi ispirata alle parole della senatrice a vita Liliana Segre. Via libera anche al documento della maggioranza, ma con 29 voti contrari del centrosinistra. Fini attacca La Russa su via Rasella: "Non si scherza con la Resistenza"
2 minuti di lettura

La memoria del 25 aprile da un lato e il revisionismo dall’altro. La mozione sulla Resistenza e la Liberazione – presentata da Pd-sinistra-5Stelle-terzopolisti ispirata alle parole della senatrice a vita Liliana Segre sulle “date fondative della nostra storia antifascista” - contro le date proposte dalla destra. Alla vigilia della Festa della Liberazione, in Senato la destra al governo presenta un suo documento, dal quale è espunta la parola antifascismo. E invece allarga la memoria nazionale ad altre date: il 17 marzo (del 1861) dell’Unità d’Italia, il 4 novembre, Festa delle Forze Armate, la giornata del ricordo del massacro delle foibe che cade il 10 febbraio, il ricordo delle vittime della Shoah il 27 gennaio, la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre e il 18 aprile (1948). Inoltre la  maggioranza prende avvio nel suo documento dal ricordo del rogo di Primavalle il 16 aprile del 1973 negli Anni di piombo, a opera dei estremi…

La memoria del 25 aprile da un lato e il revisionismo dall’altro. La mozione sulla Resistenza e la Liberazione – presentata da Pd-sinistra-5Stelle-terzopolisti ispirata alle parole della senatrice a vita Liliana Segre sulle “date fondative della nostra storia antifascista” - contro le date proposte dalla destra. Alla vigilia della Festa della Liberazione, in Senato la destra al governo presenta un suo documento, dal quale è espunta la parola antifascismo. E invece allarga la memoria nazionale ad altre date: il 17 marzo (del 1861) dell’Unità d’Italia, il 4 novembre, Festa delle Forze Armate, la giornata del ricordo del massacro delle foibe che cade il 10 febbraio, il ricordo delle vittime della Shoah il 27 gennaio, la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre e il 18 aprile (1948). Inoltre la  maggioranza prende avvio nel suo documento dal ricordo del rogo di Primavalle il 16 aprile del 1973 negli Anni di piombo, a opera dei estremisti di sinistra nei confronti di vittime missine, per condannare “nazismo, fascismo e comunismo”.

Finisce muro contro muro di nuovo sulla pietra angolare della Repubblica italiana e della Costituzione, che sono la Resistenza e la lotta antifascista. Botta e risposta, contestazioni in aula, in un clima teso. Alla fine sono approvate entrambe le mozioni, all’unanimità quella delle opposizioni con 133 voti a favore, quella della destra con 79 sì e 29 contrari.

Fratelli d’Italia chiede che il 25 aprile diventi festa della riconciliazione, proposta rilanciata anche da Forza Italia, da Noi moderati e dalla Lega (la quale però rivendica il proprio antifascismo). Le opposizioni quindi votano contro la mozione della maggioranza, anche se Raffaella Paita, renziana, annuncia l’astensione. È il capogruppo del Pd, Francesco Boccia a spiegare che il documento dell’opposizione su 25 aprile, Primo maggio e 2 giugno, aveva l’obiettivo di unire e, non a caso, impegna il Senato, non il governo. Ma la storia patria è storia antifascista. “Non pensavamo che voi intendevate presentare una mozione diversa, perché sulle parole di Liliana Segre e di Sergio Mattarella pensavamo vi ritrovaste”, osserva Boccia, ricordando che “c’era una parte giusta e una sbagliata e a via Rasella i partigiani stavano dalla parte giusta” e “chi non pronuncia mai la parola 'antifascista' svilisce la memoria”.  

Lucio Malan per FdI contrattacca: “Noi la votiamo la vostra mozione, forse non ci avete visto arrivare”, e condanna chi nelle manifestazioni del 25 aprile ha protestato contro la Brigata ebraica. Denuncia “il pretesto” della mancanza della parola antifascista per non votare la risoluzione della destra.  

Mentre si tiene il dibattito in Senato, Gianfranco Fini, il leader della svolta missina, in tv riconosce che Ignazio La Russa, il presidente del Senato, su via Rasella ha sbagliato: “Non si scherza sulla Resistenza”.

Il dem Francesco Verducci si rivolge proprio al presidente di Palazzo Madama, La Russa: “È insopportabile la continua provocazione e la mistificazione, lo scherno sulla memoria della Resistenza che è sacra a tutti gli italiani”.Mentre si tiene il dibattito in Senato, Gianfranco Fini, il leader della svolta missina, in tv riconosce che Ignazio La Russa, il presidente del Senato, su via Rasella ha sbagliato: “Non si scherza sulla Resistenza”.