L’invasione degli ultraneri a caccia di sostituzioni etniche
di Natalia Aspesi , di Natalia AspesiLa famosa sostituzione etnica viene fatta da un maschio e da una femmina, o magari più femmine se uno ce la fa, che vengono da altre etnie. Il maschio da solo non può fare sostituzione etnica, almeno per ora, se non ha una femmina accanto di altra etnia, mettiamo milanese. Quante femmine italiane sono pronte a gettarsi addosso al sostituto etnico pur di fare una benedetta sostituzione etnica, se costui pur non lavando i piatti, può anche essere gentile e innamorato? È vero che per la sostituzione etnica ci vogliono maschi e femmine, cioè una invasione di stranieri che si immaginano come zulu, tipo Faccetta Nera, come ci insegnavano i fumetti d’epoca, e si diano da fare figli, di buona lena, per raggiungere milioni di sostituzioni etniche.
Tra l’altro la parola etnia, che vuol dire razza, viene appena adombrata perché meno compromettente, per consentire a chiunque, bianco o nero o giallo, anche agli aborigeni per quanto bruttini, d…
La famosa sostituzione etnica viene fatta da un maschio e da una femmina, o magari più femmine se uno ce la fa, che vengono da altre etnie. Il maschio da solo non può fare sostituzione etnica, almeno per ora, se non ha una femmina accanto di altra etnia, mettiamo milanese. Quante femmine italiane sono pronte a gettarsi addosso al sostituto etnico pur di fare una benedetta sostituzione etnica, se costui pur non lavando i piatti, può anche essere gentile e innamorato? È vero che per la sostituzione etnica ci vogliono maschi e femmine, cioè una invasione di stranieri che si immaginano come zulu, tipo Faccetta Nera, come ci insegnavano i fumetti d’epoca, e si diano da fare figli, di buona lena, per raggiungere milioni di sostituzioni etniche.
Tra l’altro la parola etnia, che vuol dire razza, viene appena adombrata perché meno compromettente, per consentire a chiunque, bianco o nero o giallo, anche agli aborigeni per quanto bruttini, di considerarsi tecnicamente biondi, a meno che in casa uno non trovi un vecchio tomo del passato fascista. Tutti i neri che arrivano (vivi) quassù devono essere neri neri, perché se ne vedono di abbronzati appena, e la sostituzione etnica non vale perché poi magari l’eventuale figlia venuta stranamente bianca si mette a fare figli neri come nei film drammatici degli anni ‘40. Certo bisognerebbe che i poveretti che arrivano qui siano quasi solo uomini, anche calcolando i trans che ci saranno pure lì. Donne molto poche, non ci sarebbero signore sufficienti e quindi non ci sarebbero sufficienti nuove nascite etniche neppure coi parti gemellari.
Quindi ci sarebbe la Donna Bianca! Qui entra per la prima volta nei discorsi degli esperti la parola donna, perché essendo una parte, pare, importante nel fare i figli, si può prevedere il suo intervento. Ma come al solito la parola donna non viene in mente a nessuno, se uno vuole fare i figli pensa alla natalità e alle nascite, non a una signora che se poi se li deve tenere ed amare.
L’anno scorso, per dire, hanno fatto 392.508 figli, 70.651 in meno. Chi? Quelli che fanno figli, non essendo specificato chi li fa. È arrivato il momento di dirlo a squarciagola: i figli li fanno le signore! La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, al Salone del Mobile ha come sempre parlato delle donne come un mezzo e non uno scopo, in grado di risolvere un problema di poco conto, mentre invece le signore andrebbero pregate, supplicate, con premi a parte, per ridare, come ha detto giustamente Linda Laura Sabbadini, i soldi, l’idea, la voglia di futuro, la buona volontà, la carriera, l’amore per fare i figli, tanti figli.
C’è anche chi vorrebbe risolverlo con quella “grande riserva inutilizzata che è il lavoro femminile”. La grande riserva inutilizzata? Nel senso di lasciata al caso? Di utilizzarla anche se non vogliono? Con stipendi molto alti? Oppure obbligandole anche con la frusta con paghe bassissime e troppo lavoro?