Rai, è stallo sul nuovo ad: Fuortes ancora in sella. Salvini e Gianni Letta complicano il piano di Meloni
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleSi complicano i piani di Giorgia Meloni sulla Rai. Complice la rivalità di Matteo Salvini, deciso a rendere la vita sempre più difficile alla premier, quello che avrebbe dovuto essere l'ultimo atto dell'era Fuortes - il varo del bilancio 2022 e dell'accordo con la Fondazione Fiera Milano per spostare il centro di produzione al Portello - potrebbe rivelarsi un semplice step gestionale dell'amministratore delegato insediato due anni fa dal governo Draghi. L'accordo raggiunto ai primi di marzo con la presidente del Consiglio prevedeva difatti l'uscita anticipata da Viale Mazzini subito dopo il Cda del 20 aprile, in cambio di un altro incarico altrettanto prestigioso. Senonché, strada facendo, le cose si sono ingarbugliate al punto che l'avvicendamento al vertice della tv pubblica, sognato da Meloni in tempo per confezionare i nuovi palinsesti autunnali, potrebbe slittare a data da destinarsi. Con gran soddisfazione del segretario della Leg…
Si complicano i piani di Giorgia Meloni sulla Rai. Complice la rivalità di Matteo Salvini, deciso a rendere la vita sempre più difficile alla premier, quello che avrebbe dovuto essere l'ultimo atto dell'era Fuortes - il varo del bilancio 2022 e dell'accordo con la Fondazione Fiera Milano per spostare il centro di produzione al Portello - potrebbe rivelarsi un semplice step gestionale dell'amministratore delegato insediato due anni fa dal governo Draghi. L'accordo raggiunto ai primi di marzo con la presidente del Consiglio prevedeva difatti l'uscita anticipata da Viale Mazzini subito dopo il Cda del 20 aprile, in cambio di un altro incarico altrettanto prestigioso. Senonché, strada facendo, le cose si sono ingarbugliate al punto che l'avvicendamento al vertice della tv pubblica, sognato da Meloni in tempo per confezionare i nuovi palinsesti autunnali, potrebbe slittare a data da destinarsi. Con gran soddisfazione del segretario della Lega, convinto (insieme a Forza Italia) che l'inquilina di Palazzo Chigi voglia replicare in Rai lo schema già visto sulle nomine nelle partecipate di Stato: le poltrone migliori a FdI, le briciole agli alleati.
Il decreto ad personam
Dopo il tentativo di traslocare il manager romano prima al Maggio Fiorentino, rifiutato con sdegno, poi al Teatro alla Scala, fallito per l'ostilità del sindaco Beppe Sala, pure il trasferimento al San Carlo di Napoli sta incontrando ostacoli inaspettati. L'idea del governo era varare un decreto ad hoc per estendere la legge Madia anche ai sovrintendenti stranieri, finora valido solo per gli italiani: la norma del 2015 vieta infatti a chiunque percepisca una pensione di occupare incarichi dirigenziali in enti e società che rientrino all'interno del bilancio consolidato dello Stato, inclusi Teatri stabili e Fondazioni lirico sinfoniche. Escamotage che, una volta entrato in porto, avrebbe provocato l'immediata decadenza di Stéphane Lissner, dal momento che l'attuale direttore del San Carlo ha appena compiuto 70 anni e percepisce già una pensione in Francia. Dunque, sarebbe stato sostituito con Fuortes, nonostante gli manchi ancora un biennio alla scadenza del mandato.
L'altolà di Lissner
Appena trapelata la notizia, il francese ha però preso carta e penna e scritto una lettera di fuoco ai soci fondatori del Teatro partenopeo - il ministro della Cultura Sangiuliano, il governatore campano De Luca e il sindaco Manfredi - per avvertirli di aver ingaggiato un pool di avvocati, pronto a tutelarsi "attraverso segnalazioni ad ogni autorità competente, in ragione dell'evidente contrarietà di tale progetto, tra l'altro, alla Costituzione e al Trattato Ue". Con tanto di stoccata finale indirizzata al successore: "Immagino che nessun candidato al ruolo di sovrintendente voglia assumere la responsabilità della gestione del Teatro a esito di una manovra illegittima e discriminatoria". Denuncia che, oltretutto, rischia di aprire un caso diplomatico con i cugini d'oltralpe proprio nei giorni in cui - per ironia della sorte - Sangiuliano è in misione a Parigi.
La frenata di Fuortes
Da qui la frenata dell'ad Rai. Deciso a strappare garanzie più solide di una semplice promessa. Perciò alla vigilia del Cda avrebbe fatto sapere a chi dovere - nel corso di un nuovo incontro a Palazzo a Chigi, smentito però da Viale Mazzini - che il passo indietro ci sarà solo dopo la conversione in legge del fatidico decreto. "Ma questo vorrebbe dire arrivare, se va bene, a luglio", masticano amaro i meloniani. Mentre la presentazione dei palinsesti, necessari per realizzare la "rivoluzione conservatrice" auspicata da FdI nella televisione pubblica, è in calendario per fine giugno. Una mossa che rischia di far saltare la tabella di marcia prefigurata un paio di mesi fa: dimissioni di Fuortes subito dopo il Cda; nomina del successore, Roberto Sergio, all'assemblea degli azionisti già fissata il 27 aprile per ratificare il bilancio; insediamento del nuovo ad con immediata nomina del direttore generale, il 'fratellitalianò Giampalo Rossi, al massimo i primi di maggio. Niente da fare, tutto è tornato per aria. Anche per volere di Salvini e di Gianni Letta, che dello stallo intendono approfittare per arginare il partito di Meloni, da un paio d'anni estromesso da tutti gli organismi di gestione. Nel frattempo, a una Rai in crisi di ascolti e pubblicità, ancora senza piano industriale e neppure contratto di servizio, in cantiere uno sciopero generale che non si vedeva da 25 anni, non resta altro che aspettare e sperare che la maggioranza di governo smetta di litigare.
L'allarme di Leone: "Lo stallo blocca produzione e palinsesti"
Un grido di allarme per il blocco della produzione e dei palinsesti Rai e insieme la richiesta di un "intervento urgente" da parte dell'azionista ministero dell'Economia: è la presa di posizione di Giancarlo Leone, presidente dell'Apa, l'Associazione produttori audiovisivi, all'indomani del cda della tv pubblica che ha approvato il bilancio 2022, mentre è rimasto irrisolto il nodo del vertice, con l'Ad Carlo Fuortes ancora in sella.
"La situazione di stallo in cui è entrata la Rai costituisce un vero e proprio stato di emergenza che come tale andrebbe considerato e risolto urgentemente", dice Leone all'ANSA.
"Non ci interessa se e chi guiderà la Rai in futuro", argomenta Leone, già dirigente di primo piano a Viale Mazzini per oltre trent'anni. "Ci preoccupa il fatto che da due mesi tutti i progetti di intrattenimento, fiction, documentari, animazione siano bloccati in attesa di una soluzione al vertice che, evidentemente, non c'è. Ciò costituisce un danno enorme per la stessa Rai - sottolinea il presidente dell'Apa - e per tutto il mondo della produzione con effetti palesi sui prossimi palinsesti, di fatto bloccati, e sulla intera filiera produttiva, creativa e culturale".
"La situazione - conclude Leone - richiede un intervento urgente da parte dell'azionista Rai, il Mef, che in sede di assemblea per l'approvazione del bilancio 2022 dovrà auspicabilmente prendere posizione in merito".