Caso Uss, ora Nordio coinvolge il Viminale: “Le note Usa inviate anche all’Interpol”
di Tommaso Ciriaco e Fabio Tonacci , di Tommaso Ciriaco e Fabio TonacciROMA - Il Viminale sapeva che il russo Artem Uss era a rischio fuga, eppure non ha predisposto alcuna misura di vigilanza particolare per impedire che scappasse dai domiciliari. A rivelarlo, nella lingua formale e burocratica della informativa al Parlamento e senza mai nominare il collega di governo che di quel dicastero è titolare, è proprio il ministro Carlo Nordio. Che ieri, davanti a una Camera desolatamente semivuota, ha spiegato che tutte le informazioni arrivate dal Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti sulla pericolosità del detenuto e sull’alta possibilità che evadesse dall’appartamento di Basiglio sono state condivise, passo dopo passo, con la divisione Interpol del Viminale. Per il dem Enrico Borghi, si tratta del "peggior scaricabarile dai tempi di Kappler".
Nordio ricostruisce le fasi della vicenda, a cominciare dal mandato di cattura arrivato da Washington il 15 ottobre scorso. Ritiene di non aver niente da rimpro…
ROMA - Il Viminale sapeva che il russo Artem Uss era a rischio fuga, eppure non ha predisposto alcuna misura di vigilanza particolare per impedire che scappasse dai domiciliari. A rivelarlo, nella lingua formale e burocratica della informativa al Parlamento e senza mai nominare il collega di governo che di quel dicastero è titolare, è proprio il ministro Carlo Nordio. Che ieri, davanti a una Camera desolatamente semivuota, ha spiegato che tutte le informazioni arrivate dal Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti sulla pericolosità del detenuto e sull’alta possibilità che evadesse dall’appartamento di Basiglio sono state condivise, passo dopo passo, con la divisione Interpol del Viminale. Per il dem Enrico Borghi, si tratta del "peggior scaricabarile dai tempi di Kappler".
Nordio ricostruisce le fasi della vicenda, a cominciare dal mandato di cattura arrivato da Washington il 15 ottobre scorso. Ritiene di non aver niente da rimproverarsi: se c’è una colpa nella fuga di Uss del 22 marzo — è il messaggio ai deputati — essa è da addebitarsi ai tre magistrati della quinta sezione penale della Corte d’Appello di Milano che il 25 novembre gli hanno concesso i domiciliari contro il parere del procuratore generale. "Già il 19 ottobre — dice Nordio — il Departement of Justice americano con una nota inviata al dipartimento per gli affari di giustizia e per conoscenza al ministero dell’Interno divisione Interpol segnalava l’evidente sostanziale rischio di fuga del cittadino russo Uss". Motivo per cui il giorno dopo, il 20 ottobre, è via Arenula a chiedere alla Corte d’Appello, con una mail inviata per conoscenza agli uffici Interpol e alla Farnesina, di tenerlo in carcere.
Dunque la prima nota americana, in cui viene esplicitato l’alto rischio di fuga di Uss che dispone di risorse economiche e "appoggi internazionali", è condivisa con gli organi giudicanti di Milano e con il Viminale. "Nella comunicazione siamo stati tempestivi", sottolinea Nordio. Cosa che non può dire, però, quando la sua informativa tocca la seconda nota americana, quella del 29 novembre, giunta a via Arenula quattro giorni dopo la decisione della Corte d’Appello. "Abbiamo mandato anche quella a Milano, e per conoscenza all’Interpol (risulta arrivata il 15 dicembre, ndr), anche se nel contenuto non aggiungeva altro rispetto alla prima". Ai giudici la trasmette però con diciassette giorni di ritardo. Nordio, poi, non proferisce verbo sulla rogatoria Usa che chiedeva il sequestro dei telefonini del ricercato, inspiegabilmente lasciati nella sua disponibilità fino a nove giorni prima della fuga: l’atto è stato inoltrato alla procura generale con un ritardo di diverse settimane.
Il punto che sta più a cuore al Guardasigilli è quello relativo al potere che ha di chiedere una misura coercitiva superiore ai domiciliari per i soggetti sottoposti a estradizione. Secondo i magistrati di Milano, ne ha facoltà, ma ha deciso di non fare niente. "Non è così", replica Nordio. "Il principio fondamentale è che il ministro della Giustizia non ha alcuna competenza, e men che mai oneri di controllo, sulla esecuzione di un provvedimento adottato da una Corte. Ho rispettato i dettami dell’articolo 716 del codice di procedura penale con la nota del 20 ottobre con la quale ho comunicato alla Corte d’Appello, al ministero dell’Interno divisione Interpol e al Maeci (Farnesina, ndr) la mia volontà di richiedere il mantenimento della misura cautelare in carcere di Uss".
Il convitato di pietra della sua narrazione è, di nuovo, il Viminale. E il suo titolare Matteo Piantedosi. Che al Copasir, alcuni giorni fa, ha riferito con una lettera che nessuno lo aveva allertato del pericolo di evasione di Uss. Interpellate da Repubblica, fonti ministeriali ribadiscono che "per quanto riguarda la competenza del Viminale, nessun alert è arrivato alle articolazioni centrali, né a quelle periferiche", dunque a prefettura e questura di Milano. Insomma, le note sono state ricevute dalla divisione Interpol, ma lì si sono fermate. E questo perché — è la tesi — è normale che rimangano a livello della divisione cooperazione-Interpol in quanto attinenti solo al procedimento di estradizione. Resta il fatto che Artem Uss non era sorvegliato. E quando ha saputo che sarebbe stato consegnato agli Usa, è scappato.