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Dal V-day a Berlusconi, la giravolta di Giancarlo Cancelleri

Nato antisistema, si accasa in Forza Italia: il percorso dal M5S a Forza Italia dell'ex plenipotenziario in Sicilia di Grillo, poi di Di Maio e Conte
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Ah, quanti ricordi: il servizio civile all'Arci, i primi V-day contro i politici corrotti, le manifestazioni antimafia e in difesa dei magistrati, il referendum per l'acqua pubblica, la traversata a nuoto dello Stretto di Beppe Grillo e lui ad attenderlo, poi più in là addirittura "Bandiera rossa" cantata a un Giorno da pecora. Un vecchio amico e compagno di partito del geometra Giancarlo Cancelleri - lo conosce bene sin dagli albori - semplifica così tutta la questione: "Quando la politica diventa un lavoro e la necessità di uno stipendio, finisci per fare una cazzata dietro l'altra". Ed ecco qui con ogni evidenza il senso di tutta la storia, l'epilogo di un nato antisistema che si accasa in Forza Italia, "una famiglia di valori che mi può accogliere".

Ricapitolando: due volte candidato presidente della regione Sicilia con il M5S che doveva spazzare via la vecchia politica, due volte viceministro con Co…

Ah, quanti ricordi: il servizio civile all'Arci, i primi V-day contro i politici corrotti, le manifestazioni antimafia e in difesa dei magistrati, il referendum per l'acqua pubblica, la traversata a nuoto dello Stretto di Beppe Grillo e lui ad attenderlo, poi più in là addirittura "Bandiera rossa" cantata a un Giorno da pecora. Un vecchio amico e compagno di partito del geometra Giancarlo Cancelleri - lo conosce bene sin dagli albori - semplifica così tutta la questione: "Quando la politica diventa un lavoro e la necessità di uno stipendio, finisci per fare una cazzata dietro l'altra". Ed ecco qui con ogni evidenza il senso di tutta la storia, l'epilogo di un nato antisistema che si accasa in Forza Italia, "una famiglia di valori che mi può accogliere".

Ricapitolando: due volte candidato presidente della regione Sicilia con il M5S che doveva spazzare via la vecchia politica, due volte viceministro con Conte e poi con Draghi, Cancelleri è stato il plenipotenziario siciliano di Beppe Grillo prima, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte poi. Un 5 Stelle che aveva capito subito come funzionava, capace di far eleggere per due mandati in Parlamento la sorella Azzurra, di spingere per far nominare il marito di lei architetto in uno staff del ministero dell'Economia con il Conte I (nomina sulla quale la Corte dei Conti aveva posto dei rilievi, così saltò), di piegare l'antica regola dei due mandati a quella dei due e mezzo giusto per lui, appunto andando a fare il viceministro.

Che insomma avesse il pelo sullo stomaco era chiaro da qualche anno, tanto che lo stesso Grillo su di lui ci aveva messo una croce sopra nonostante formalmente fosse sempre rimasto dentro i 5 Stelle. Anche perché quando ci fu lo scontro tra Conte e Grillo, Cancelleri si schierò con il primo. Un dominus incontrastato in Sicilia, regione che ha sempre affidato al Movimento un grande consenso; a un certo punto l'eurodeputato Dino Giarrusso provò a sfidarlo, senza successo, i tempi non erano maturi ma la ex Iena aveva troppa furia e disse arrivederci al M5S.

Poi però per Cancelleri è successo qualcosa di molto semplice: il limite ai due mandati (o due mandati e mezzo come nel suo caso) non è stato rimosso, nonostante il pressing suo e di diversi altri durato anni. L'ultima forzatura - estate 2022 - era stata quella di presentarsi a metà, per la terza volta, candidato alla guida della Sicilia. Ambizione che si è scontrata con il niet della coppia Conte-Grillo, oggi di nuovo salda. Con meno convinzione ne aveva provata un'altra: candidato sindaco a Catania di una civica di appoggio al M55. Anche qui, nulla da fare, l'avvocato del popolo gli spiegò che era un modo abbastanza sfacciato di aggirare la regola.

Ed è così che capito l'andazzo Cancelleri ha cominciato a muoversi in autonomia, pian piano emarginato dallo stesso M5S nazionale e siciliano che era sua diretta emanazione. Contatti con il Pd, con i centristi di Raffaele Lombardo, con i populisti di Cateno De Luca, in cerca di alchimie impossibili e con di sfondo quella sempiterna sensazione italica del "Franza o Spagna purché se magna". Un filo mai interrotto con Di Maio, anche lui oggi un politico in cerca d'autore ma che continua a intessere relazioni trasversali con il tanto vituperato establishment.

Ma comunque sarebbe anche ingiusto addossare sul solo Cancelleri la medaglia d'oro del camaleontismo. L'epopea 5 Stelle è stata una storia di trasformazione-trasformismo, dal "mai alleati di nessuno" alla Lega, dal fronte progressista alla voglia di Verdi europei. Certo Cancelleri ha fatto il passo in più. Ed è incredibile come ogni traiettoria dei "voltagabbana" - per citare uno dei cavalli di battaglia retorici dei 5 Stelle, perlomeno anni fa - sia a sé ed eppure la chiusura del sipario sia simile per tutti. Così dopo mesi di "incomprensioni" ecco l'intervista finale di addio al "Movimento in cui non mi riconosco più" e la successiva e repentina nuova avventura verso altri lidi. Cancelleri ha optato per Forza Italia quindi, e chissà, fosse ancora vivo Giuseppe Tomasi di Lampedusa probabilmente un nuovo Gattopardo sarebbe tagliato su misura su di lui.