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Mattarella: "Ricordiamo chi ha lottato per la libertà”

Il presidente della Repubblica ha incontrato al Quirinale una rappresentaza delle associazioni combattentistiche e d'arma: "Lodo il vostro impegno a tenere viva ogni giorno la memoria di un periodo tra i più drammatici della nostra storia"
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CUNEO - In casa Galimberti, a Cuneo, dove nacque la Resistenza, in quel 26 luglio 1943, tutto è rimasto come allora. È quasi sera e ci affacciamo dal terrazzo da dove si sporse l’avvocato penalista Duccio Galimberti all’indomani della caduta del Duce. Sotto, in piazza Vittorio Emanuele, la folla brulicava. Era un lunedì, giorno del mercato di bestiame. I più erano convinti che la guerra fosse finita con la destituzione di Mussolini. Verso le undici Galimberti smentì i tanti che si erano radunati laggiù per ascoltare quel borghese illuminato: "La guerra continua, fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista". La folla si fece improvvisamente silenziosa. Galimberti aggiunse profetico: "Sarà una guerra popolare e nazionale, combattuta volontariamente, per garantire la vera pace a cui aneliamo". Tre giorni dopo salirà in montagna, in Val Ge…

CUNEO - In casa Galimberti, a Cuneo, dove nacque la Resistenza, in quel 26 luglio 1943, tutto è rimasto come allora. È quasi sera e ci affacciamo dal terrazzo da dove si sporse l’avvocato penalista Duccio Galimberti all’indomani della caduta del Duce. Sotto, in piazza Vittorio Emanuele, la folla brulicava. Era un lunedì, giorno del mercato di bestiame. I più erano convinti che la guerra fosse finita con la destituzione di Mussolini. Verso le undici Galimberti smentì i tanti che si erano radunati laggiù per ascoltare quel borghese illuminato: "La guerra continua, fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del regime fascista". La folla si fece improvvisamente silenziosa. Galimberti aggiunse profetico: "Sarà una guerra popolare e nazionale, combattuta volontariamente, per garantire la vera pace a cui aneliamo". Tre giorni dopo salirà in montagna, in Val Gesso. Italia Libera, battezzò la sua banda di fede azionista. Si rivelò un capo partigiano ascoltato, di un prestigio che varcò i confini del Piemonte. Il 3 dicembre 1944 i fascisti lo uccisero, dopo inenarrabili sevizie, lasciandolo sulla strada che porta a Centallo. Aveva 38 anni.


Sergio Mattarella oggi ne onorerà la memoria. E questa mattina varcherà la porta della casa museo, vedrà i 27mila libri in quattro lingue della biblioteca, lo scrittoio con la macchina da scrivere intatta, i busti di Mazzini e Garibaldi, le foto col padre alle pareti, il genitore portava il suo stesso nome, Tancredi, detto Duccio, sorridono, la calvizie incipiente lo rende più maturo rispetto all’età. Lo studio confina col salotto e la sala da pranzo, e la pinacoteca messa insieme dalla madre, Alice Schanzer, che Duccio chiamava “Ciot”, piccola.


Lo guiderà la coordinatrice del museo, Cristina Giordano, fino al balcone da cui parlò, che ora sormonta l’insegna del ristorante Pechino e laggiù stasera la gente ci fa lo struscio nella piazza cinta dalle montagne ancora imbiancate. Nel terrazzo hanno messo i cartonati con le effigie di chi c’era allora, in quello storico lunedì di luglio. Il presidente sarà accompagnato da due studenti dell’Istituto Grandis, che stanno seguendo il progetto "Ogni giorno è il giorno della memoria". E non è un caso: perché non da ora Mattarella si è posto il problema della memoria da tramandare quando i testimoni non ci saranno più. "Voi dovrete farlo", ha detto ai ragazzi che lo avevano seguito tra i block di Auschwitz.

Ieri, al Quirinale, incontrando una rappresentanza delle associazioni combattentistiche e d’arma, ha lodato "l’impegno che le vostre associazioni impiegano per tener viva la memoria contribuendo a far conoscere e non dimenticare quanti hanno lottato per la difesa degli ideali di indipendenza e di libertà che permisero la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista".


Memoria, memoria, in un Paese in mano alla destra estrema.


"È possibile una memoria condivisa?» ha chiesto ieri Repubblica ad Angelo Nazio, partigiano romano nei Gap a 18 anni, nel quartiere popolare di Centocelle. Risposta: "Con figure come Ignazio La Russa, no. E neanche con Giorgia Meloni, una che si limita a condannare le leggi razziali tacendo che furono varate dal fascismo".


Sarà una giornata densa, iniziata già ieri sera con una fiaccolata antifascista. Mattarella deporrà una corona al parco della Resistenza, e dopo casa Galimberti raggiungerà il vicino Teatro Toselli, dove terrà un discorso attesissimo. Nel pomeriggio si sposterà a Boves, sede del primo eccidio nazifascista, e quindi a Borgo San Dalmazzo, dove il museo Memo4345 ricorda la deportazione degli ebrei. Quindi ha scelto il Cuneese, uno dei grandi cuori della Resistenza italiana, per il suo 25 aprile. Questa è anche la città di Giorgio Bocca e Nuto Revelli, partigiani e testimoni civili. Alba, la casa di Beppe Fenoglio, è vicina. È una visita piena di simboli. Ma non c’è niente di nuovo. La destra è al potere, ma Mattarella è sempre lo stesso, perché la festa della liberazione l’ha sempre trascorsa nei luoghi dei partigiani.


Mattarella insomma non è cambiato. Anche la destra non è cambiata, e va ricordato che la sua irrisione dei partigiani, la denigrazione a livello istituzionale, ebbe inizio con Berlusconi. Mattarella, invece, ha sempre ricordato che la Costituzione discende dalla Resistenza, e che l’Italia ripudia il fascismo in ogni sua forma; questi valori il Capo dello Stato li ha praticati nel concreto. Ha nominato senatrice a vita Liliana Segre, ha conferito la Gran croce al merito a Edith Bruck, ha ricevuto al Quirinale la staffetta partigiana Iole Mancini che finì nella galera nazista di via Tasso, e appena una settimana fa ha visitato insieme alle sorelle Bucci, sopravvissute all’Olocausto, Auschwitz.


Duccio Galimberti fu il primo ad ottenere la medaglia d’oro al valore militare, il 14 febbraio 1945 a guerra ancora in corso. La piazza del discorso ora si chiama piazza Galimberti. Ieri era bellissima, annegata nel tramonto pieno di tricolori.