"Non bisogna sottovalutare questa presa di posizione di Giorgia Meloni", avverte lo storico Giovanni De Luna. "Lascia emergere la consapevolezza del passaggio che Fratelli d’Italia deve fare per normalizzare la destra di tradizione neofascista. Il che, se avvenisse, sarebbe di grande aiuto alla nostra democrazia".
Nonostante gli sforzi, siamo di fronte a un passaggio incompiuto?
"Sì perché non riconoscersi nell’antifascismo, nella sua dimensione di valori, tarpa le ali al progetto inaugurato da Gianfranco Fini a partire dagli anni ’90. Io credo che le riflessioni di Meloni vadano valutate su due piani diversi: rispetto al presente in cui vengono espresse e rispetto al passato a cui si ricollegano. Ebbene sotto il primo profilo, quella lettera ha una connotazione politica, parla soprattutto alla pancia del suo partito nato in contrapposizione alle tesi di Fini. E lei dovrà impegnarsi molto se vuol portare avanti l&…
"Non bisogna sottovalutare questa presa di posizione di Giorgia Meloni", avverte lo storico Giovanni De Luna. "Lascia emergere la consapevolezza del passaggio che Fratelli d’Italia deve fare per normalizzare la destra di tradizione neofascista. Il che, se avvenisse, sarebbe di grande aiuto alla nostra democrazia".
Nonostante gli sforzi, siamo di fronte a un passaggio incompiuto?
"Sì perché non riconoscersi nell’antifascismo, nella sua dimensione di valori, tarpa le ali al progetto inaugurato da Gianfranco Fini a partire dagli anni ’90. Io credo che le riflessioni di Meloni vadano valutate su due piani diversi: rispetto al presente in cui vengono espresse e rispetto al passato a cui si ricollegano. Ebbene sotto il primo profilo, quella lettera ha una connotazione politica, parla soprattutto alla pancia del suo partito nato in contrapposizione alle tesi di Fini. E lei dovrà impegnarsi molto se vuol portare avanti l’impostazione del vecchio leader, che aveva in mente di costituzionalizzare la destra".
E sotto il profilo del passato?
"È la riproposizione della vulgata neofascista che tira in ballo le foibe, mette sullo stesso piano i nazisti che uccisero 20mila civili italiani e deportarono gli ebrei ai comunisti che combatterono per liberarla dai nazifascisti. Ebbene amputando dal suo discorso l’antifascismo, Meloni si preclude la possibilità di imboccare la via della normalizzazione. Fini capì che l’antifascismo non è solo una posizione politica, ma un addensarsi di valori che trovano nella Costituzione la loro sintesi più efficace".
Valori costituzionali che sono figli della Resistenza, altra parola mai pronunciata dalla premier.
"Come ha ribadito saggiamente il presidente della Repubblica, la nostra Costituzione è figlia della lotta di Liberazione. Nasce in opposizione al Ventennio. Alla gerarchia fascista la Carta risponde con l’eguaglianza; alla dittatura, con la democrazia; al partito unico, con il pluralismo politico. Non parlare della Resistenza significa che il 25 Aprile non può più essere una festa nazionale, celebrata da tutti. Ma l’Europa è nata dalla vittoria delle forze unite contro i nazifascisti, negarne l’esistenza vuol dire collocare la vicenda italiana fuori dalla vicenda più generale europea".
Richiamare la risoluzione del Parlamento Ue che nel 2019 condannò tutti i totalitarismi è secondo lei un escamotage per non riconoscere le colpe del fascismo?
"Quel richiamo è sbagliato non perché sia sbagliato condannare tutti i totalitarismi, ma perché in Italia il totalitarismo con cui ci si è dovuti confrontare è il fascismo. Che non è stato solo un regime autoritario: per 20 anni questo Paese è stato espropriato della sua sovranità, popolare e individuale. E la Resistenza nasce per dire 'io non ci sto', per riappropriarsi della sovranità, il modo in cui il popolo si sottrae al giogo della dittatura. L’antifascismo come atto di rifiuto del conformismo, della gerarchia, dell’obbedienza: non ha solo valore politico, ha anche una dimensione etica, quella che credo Meloni sottovaluti. E che i comunisti invece capirono".
Si riferisce al passaggio in cui Meloni, per invocare la pacificazione nazionale, rievoca l’amnistia di Togliatti nel ’46?
"Sto parlando del percorso di democratizzazione che la sinistra ha compiuto e la destra ancora no. Togliatti e i comunisti italiani non erano per la democrazia, ma l’allora capo del Pci, attraverso una pedagogia autoritaria, riuscì a correggerne le impazienze più estremiste. La svolta di Salerno, la collaborazione con il governo Badoglio, l’amnistia, il dialogo con i cattolici: la normalizzazione del Pci fu un grande investimento culturale. Non credo che Meloni avrà la forza di fare la stessa cosa a destra".
Perché?
"L’ossificazione della memoria fascista è un ostacolo serio alla costituzionalizzazione di Fratelli d’Italia. Eppure in Europa l’hanno fatto dappertutto. Persino Marine Le Pen in Francia sta con De Gaulle anziché con Vichy".