I dem fuori dal Copasir dopo l’addio di Borghi: “Ora si dimetta”. E lui: “No”
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoMatteo Renzi la presenta come l’ennesima mossa del cavallo. E infatti, nei corridoi di Palazzo Madama, si presenta come un cavaliere, rigorosamente nero, come quello della vecchia battuta di Gigi Proietti: «E al cavaliere nero non gli devi....», sibila divertito. La continuazione della frase è nota: non gli devi rompere le scatole, diciamo così. L’uscita del senatore Enrico Borghi dal Pd, direzione Italia viva, anticipata ieri dall’interessato su Repubblica, agita le acque sia nel Terzo Polo che al Nazareno di Elly Schlein, che da prima forza di opposizione si ritrova senza voce al Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti, dato che il presidente, il dem Lorenzo Guerini (peraltro critico con la neo-segretaria) nell’organismo ha un ruolo terzo, di garanzia. Per Renzi è un appiglio per mostrare che il suo progetto è ancora attrattivo, nonostante le bizze con Carlo Calenda: «La verità è che il…
Matteo Renzi la presenta come l’ennesima mossa del cavallo. E infatti, nei corridoi di Palazzo Madama, si presenta come un cavaliere, rigorosamente nero, come quello della vecchia battuta di Gigi Proietti: «E al cavaliere nero non gli devi....», sibila divertito. La continuazione della frase è nota: non gli devi rompere le scatole, diciamo così. L’uscita del senatore Enrico Borghi dal Pd, direzione Italia viva, anticipata ieri dall’interessato su Repubblica, agita le acque sia nel Terzo Polo che al Nazareno di Elly Schlein, che da prima forza di opposizione si ritrova senza voce al Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti, dato che il presidente, il dem Lorenzo Guerini (peraltro critico con la neo-segretaria) nell’organismo ha un ruolo terzo, di garanzia. Per Renzi è un appiglio per mostrare che il suo progetto è ancora attrattivo, nonostante le bizze con Carlo Calenda: «La verità è che il progetto è più credibile di me e di lui», dice così.
L’ingresso di Borghi in Iv è un messaggio in codice a Calenda: se sfasci anche le pattuglie parlamentari, adesso, con 6 senatori ho i numeri per farmi un gruppo autonomo, tu no (Azione ne ha solo 4). Ma è anche un assist per raccontare una presunta “fuga” dal nuovo Pd. Fuga che nei fatti, almeno per ora, non c’è. Se n’era andato Beppe Fioroni, poi Andrea Marcucci, entrambi però senza seggio. Borghi è il primo parlamentare a strappare, dopo le primarie. «C’è stata una mutazione genetica», racconta in conferenza stampa. Si parla già di un altro trasloco: Caterina Chinnici, europarlamentare, candidata alle Regionali in Sicilia a settembre, è a un passo da Forza Italia, anche se per ora non conferma né smentisce. Era andata a cena con Schlein un mese fa, a Bruxelles. Ma le vecchie ruggini col partito, che non l’avrebbe aiutata nella corsa siciliana, hanno avuto la meglio.
Schlein sul caso non interviene, anzi fa sapere di essere concentrata su tutt’altro: oggi farà campagna elettorale in Liguria e in Piemonte, sabato sarà a Palermo a commemorare Pio La Torre, ieri ha incontrato Confartigianato e Confcommercio, proprio mentre Renzi diceva che «non parla mai di imprese». L’ex rottamatore davanti ai cronisti la provoca: «Arriveranno altri, non è finita qui». Punge Schlein, con cui non parla mai: «O si sposta su una posizione massimalista, oppure perde la sua identità. Questo è un macigno». Come la maternità surrogata e come l’aumento delle spese militari, a cui la segretaria del Pd è contraria, tema rimarcato anche da Borghi che lamenta i silenzi della sua ormai ex leader: «Non ho ricevuto risposte, solo The sound of silence», la canzone di Simon & Garfunkel. Sui gruppi autonomi, però, giura Renzi, «non vogliamo rompere con Calenda».
L’idea dell’ex premier è una maxi-lista per le Europee, con dentro +Europa di Pizzarotti e anche Cateno De Luca. Calenda, dalla Sicilia dov’è in visita alla casa di Impastato, dice «benvenuto a Borghi», ma aggiunge: «Non rompiamo i gruppi, ma ognuno va per la sua strada». E sul Pd rimarca: «La distanza è siderale».
Tra i dem per ora prevale la sorpresa. Borghi si era lamentato, ma nessuno si aspettava un divorzio. Non dopo appena due mesi dalle primarie. «Sto facendo di tutto per tenere insieme il partito», confida Schlein ai suoi. «L’ho appreso leggendo Repubblica», racconta il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, «amareggiato». «Non vedo ragioni. Ci eravamo anche sentiti. Altri lasceranno? Noi non guardiamo ai sottopancia dei parlamentari, ma alle battaglie per il Paese». In ogni caso, ribadisce, «gli abbiamo chiesto formalmente di lasciare il Copasir».
Lui però non si smuove: «Non mi dimetto». E la rimozione è complicata. Il presidente Guerini ha le mani legate: «Per il Copasir non cambia niente, se rimane rispettato l’equilibrio maggioranza-opposizione». Anche se ora Iv ha 2 componenti su 10 (oltre a Borghi, Ettore Rosato) e al Pd resta solo il presidente, di garanzia. Quanto all’uscita di Borghi, aggiunge Guerini, «non la condivido, ma non va derubricata con un’alzata di spalle». In Senato ci si chiede: chi è il prossimo? Carlo Cottarelli si sfila: «Mi hanno cercato, ma se mai lasciassi il Pd, lascerei anche il seggio»