Rassicurare i mercati e rompere l’isolamento Ue: Meloni vola a Londra per la sponda di Sunak. L’intesa in salita su Brexit e migranti
di Tommaso Ciriaco e Antonello Guerrera , di Tommaso Ciriaco e Antonello GuerreraLONDRA - Sembra quasi un riflesso condizionato: ogni volta che dall'Europa arriva un ceffone, Giorgia Meloni volge lo sguardo a ovest. Bruxelles ricorda a Palazzo Chigi i ritardi nella ratifica del Mes e picchia duro per gli errori del Pnrr? La premier si rivolge a Londra e Washington, fedele all'impostazione della destra sovranista che immagina l'Italia come la "Polonia d'Occidente", descrive il blocco anglosassone come rifugio geopolitico e investimento strategico (non sempre ricambiato). Una sponda - almeno così spera la leader - che le permetta di sfuggire all'isolamento continentale, mentre tende la mano anche ai nazionalisti dell'Est: in questa chiave, si lavora in queste ore a una missione a Praga (l'altro esecutivo conservatore in Ue) il 10-11 maggio, cioè prima del prossimo G7.
Nel pomeriggio a Downing Street
Con questo spirito, la presidente del Consiglio si presenterà oggi a Londra. Ad attenderla nel primo pomerig…
LONDRA - Sembra quasi un riflesso condizionato: ogni volta che dall'Europa arriva un ceffone, Giorgia Meloni volge lo sguardo a ovest. Bruxelles ricorda a Palazzo Chigi i ritardi nella ratifica del Mes e picchia duro per gli errori del Pnrr? La premier si rivolge a Londra e Washington, fedele all'impostazione della destra sovranista che immagina l'Italia come la "Polonia d'Occidente", descrive il blocco anglosassone come rifugio geopolitico e investimento strategico (non sempre ricambiato). Una sponda - almeno così spera la leader - che le permetta di sfuggire all'isolamento continentale, mentre tende la mano anche ai nazionalisti dell'Est: in questa chiave, si lavora in queste ore a una missione a Praga (l'altro esecutivo conservatore in Ue) il 10-11 maggio, cioè prima del prossimo G7.
Nel pomeriggio a Downing Street
Con questo spirito, la presidente del Consiglio si presenterà oggi a Londra. Ad attenderla nel primo pomeriggio al numero 10 di Downing Street c'è il giovane leader conservatore Rishi Sunak. L'obiettivo massimo è chiudere finalmente l'accordo bilaterale post Brexit, che Roma intende spingere fino al limite estremo della cooperazione consentito dalle regole europee. Non è detto che si arrivi alla firma, però: alla vigilia, tutto è ancora avvolto da una nebulosa. E lo stesso vale per l'agenda: quella resa pubblica ieri sera recita soltanto 'Londra, visita ufficiale'.
È come se a Palazzo Chigi qualcosa si fosse inceppato, si diceva. E neanche i viaggi internazionali sembrano capaci di invertire un trend. L'ultimo sondaggio Swg accredita i Fratelli d'Italia al 28,6%, ma conferma il calo costante che va avanti da settimane: negli ultimi sette giorni, la leader perde un altro 0,4%. Ed ecco che provvidenziale arriva Londra, un viaggio che doveva addirittura essere il primo dopo l'insediamento, a proclamare una linea politica e una precisa strategia. Alla fine Meloni scelse Bruxelles. Ma lo spirito con cui si approccia al faccia a faccia con Sunak, quello non cambia: interpreta il rapporto con gli inglesi anche come una leva per rafforzare il dialogo con Washington, che va avanti tra alti e bassi. La Casa Bianca, ad esempio, non ha ancora reso pubblica una data ufficiale per la visita della premier nello Studio ovale.
A caccia della fiducia della City
Meloni resterà nella capitale britannica per due giorni. Oltre all'incontro in agenda per questo pomeriggio con Sunak, la presidente del Consiglio dovrebbe incontrare professionisti, investitori e la comunità italiana (numerosissima nel Regno Unito, con 500 mila connazionali iscritti all'Aire). Anche a loro consegnerà un messaggio di stabilità e fiducia, visto che la City resta determinante nella percezione dei mercati. E visto soprattutto che l'altro ieri l'agenzia di rating Moody's ha promesso di retrocedere i titoli italiani al livello precedente a quello "spazzatura": la scelta finale sarà assunta il 19 maggio, Palazzo Chigi spera ancora di evitare lo smacco, ma il rischio è che un'eventualità del genere produca un balzo immediato nel rendimento dei titoli di Stato italiani, con un effetto negativo anche sui conti pubblici.
Il memorandum bilaterale post Brexit
Ma non basta. Meloni intende spingere sulla cooperazione industriale, tecnologica, militare. È la filosofia alla base del memorandum bilaterale post Brexit, che lo stesso ex primo ministro Boris Johnson annunciò frettolosamente a Repubblica due anni fa alla conferenza stampa del G7 in Cornovaglia, ma che in realtà sinora non si è mai concretizzato. Si spera che stavolta sia la volta buona, perché sarebbe una piattaforma unitaria - precisamente un "memorandum of under standing" - su Difesa, Esteri, Economia, Commercio, come del resto Londra ha già fatto con altri grandi Paesi europei come Francia e Germania.
In questo solco va considerato anche il programma Global Combat Air Program che costruirà il "caccia del futuro", il Tempest, un jet supersonico di sesta generazione. Ci lavorano Roma, Londra e il Giappone e per il quale bisogna ancora decidere come spartire produzione, brevetti e priorità. E ancora, l'Eni partecipa per il 20% al progetto UK Dogger Bank C, la terza fase del più grande parco eolico offshore al mondo (190 turbine al largo delle coste britanniche).
Un obiettivo - quello della cooperazione sui dossier più caldi - al centro dei colloqui 2+2 che si sono tenuti a Villa Madama a febbraio, coinvolgendo i ministri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi. E che ha portato a Roma anche la ministra del Commercio Kemi Badenoch, che con l'omologo Adolfo Urso e con Antonio Tajani aveva firmato un "Memorandum d'Intenti sul Dialogo strategico per la promozione delle esportazioni e degli investimenti bilaterali nel contesto post-Brexit" fra Italia e Gran Bretagna.
Il nodo dei migranti e l'Ucraina
Di certo, Meloni cercherà di sfruttare la comune visione conservatrice che la lega a Sunak. E che non può che far piacere al premier britannico in chiave post Brexit, sia dal punto di vista commerciale che politico. Cooperazione, dunque. Anche sui migranti, dove restano però alcuni dettagli da limare, come quello dei rimpatri di coloro che sbarcano dalla Manica ma che sono precedentemente arrivati in Italia. Entrambi i leader avevano promesso il pugno di ferro per limitare i flussi e hanno presentato proposte legislative per imporre una stretta (in Italia il decreto Cutro). Entrambi i Paesi sono alle prese con un aumento degli arrivi. Il dossier sarà dunque sul tavolo del bilaterale, immaginando cooperazione - anche sul piano dell'intelligence - per contrastare il fenomeno degli irregolari. Ma non è facile trovare un punto d'intesa, anche considerando che Londra promuove lo spostamento obbligato in Ruanda dei migranti che arrivano sul suolo britannico senza averne diritto: un atteggiamento che l'Italia non può sostenere senza esporsi con Bruxelles.
E senza ovviamente trascurare l'Ucraina. Un posizionamento atlantista che lega i due leader, tra i più esposti a favore di Kiev. Anche in questo caso, però, Meloni si trova più a suo agio oltreconfine: a Roma governa infatti con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, i leader dell'emisfero occidentale forse più teneri con Putin. Non è detto che la questione non venga sollevata dalla stampa, nel corso della due giorni londinese. Ammesso che i cronisti abbiano la possibilità di domandare: al momento, non è confermata una conferenza stampa.