Def bocciato, Meloni "senza parole". Il pasticcio manda in tilt il vertice a Downing street
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso CiriacoLONDRA - La scena ha dell'incredibile. Da mezz'ora, Giorgia Meloni è chiusa nello studio di Rishi Sunak a Downing street. Solo loro due, faccia a faccia. Le agenzie battono la notizia: alla Camera lo scostamento di bilancio non passa. Un disastro politico capace di oscurare all'istante la missione internazionale più importante da quando è alla guida del governo. I cellulari dello staff che segue la leader a Londra squillano come fosse una sinfonia, da Roma avvertono dell'incidente. Nessuno, però, può avvertire la presidente del Consiglio: i cellulari dei due premier restano fuori dalla stanza. Nessuno, ovviamente, bussa. Minuti, decine di minuti di panico. Finché Meloni si affaccia e viene immediatamente intercettata. Le passano Alfredo Mantovano, a sua volta in linea permanente con Giancarlo Giorgetti. "È una questione complicata, ma stiamo risolvendo tutto". Non basta certo a rasserenarla. È furiosa, s…
LONDRA - La scena ha dell'incredibile. Da mezz'ora, Giorgia Meloni è chiusa nello studio di Rishi Sunak a Downing street. Solo loro due, faccia a faccia. Le agenzie battono la notizia: alla Camera lo scostamento di bilancio non passa. Un disastro politico capace di oscurare all'istante la missione internazionale più importante da quando è alla guida del governo. I cellulari dello staff che segue la leader a Londra squillano come fosse una sinfonia, da Roma avvertono dell'incidente. Nessuno, però, può avvertire la presidente del Consiglio: i cellulari dei due premier restano fuori dalla stanza. Nessuno, ovviamente, bussa. Minuti, decine di minuti di panico. Finché Meloni si affaccia e viene immediatamente intercettata. Le passano Alfredo Mantovano, a sua volta in linea permanente con Giancarlo Giorgetti. "È una questione complicata, ma stiamo risolvendo tutto". Non basta certo a rasserenarla. È furiosa, spiazzata. E infatti poco dopo scriverà nella chat dei parlamentari di Fratelli d'Italia: "Sono senza parole". In altre conversazioni sarà più esplicita. Assai più esplicita.
È furiosa anche perché capisce che c'è poco da ridimensionare: è tutto da rifare, non si può fare finta di niente. E bisogna agire in fretta, anche per evitare che salti il taglio del cuneo fiscale previsto per il Primo maggio, pensato come un mega spot per il governo e una sfida ai sindacati. In un primo momento, a dire il vero, Palazzo Chigi prova ad aggirare l'iceberg contattando gli uffici del Quirinale. La domanda, sussurrata con imbarazzo: possiamo rivotare lo stesso testo? La risposta: non è mai successo, non si può fare, assumetevi comunque voi l'onere della scelta. Per questo l'esecutivo cambia qualche virgola e approva di nuovo in consiglio dei ministri un nuovo testo.
Ma Meloni è furibonda anche per un'altra ragione. Aveva costruito una due giorni a suo dire perfetta: patto bilaterale su alcuni dossier caldi, visita privata a Westminster, intesa politica con il conservatore Sunak, messaggi rassicuranti agli investitori finanziari. E ancora, un "nuovo inizio" nei rapporti con gli inglesi, la sponda migliore per lanciare segnali a Bruxelles. invece, il ponte del 25 aprile - e già, sempre il 25 aprile - a trasformare le assenze dei peones di maggioranza in caos politico e istituzionale. Né è bastato l'allarme lanciato nelle ore precedenti al voto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani sul rischio di un inciampo, proprio a causa delle ferie.
Quando la avvertono, allora, deve trasformare la rabbia in pochi istanti, perché i colloqui con il britannico continuano. Ma non prima di aver condiviso per sms con Giorgetti il fastidio estremo per le assenze dei partiti di maggioranza: quelle di Forza Italia e Lega, in particolare, che in proporzione pesano più dei meloniani. Resta il fatto che la visita è ormai bruciata.
Deve comunque reagire. Lo fa scegliendo di concedersi in hotel ad alcuni cronisti. E lancia due messaggi. Primo: il danno sarà comunque risolto. Secondo: l'incidente è comunque intollerabile e non deve ripetersi. "È stato un brutto scivolone, una brutta figura - scandisce - ma non è un segnale politico. Vanno tutti richiamati alla propria responsabilità. E credo che si debba fare una valutazione sui parlamentari in missione e su chi ha un doppio incarico". Sembra quasi ventilare la possibilità di far dimettere dall'esecutivo alcuni sottosegretari che siedono alle Camere, si vedrà nei prossimi giorni se è solo una minaccia senza conseguenze. Approfittando della possibilità, la presidente del Consiglio parla anche di altro. Il Mes? "Un micro-problema rispetto alla governance europea, che stiamo affrontando". Il Patto di stabilità? "Un tentativo di fare passi avanti che va colto con interesse. Ma vanno ad esempio scorporate alcune spese strategiche dal calcolo del rapporto deficit-Pil". Il possibile downgrading di Moody's? "Sono i fatti a dover rassicurare i mercati, questo governo ha lavorato con estrema serietà".
L'incidente sul Def certo non aiuta. Oggi, comunque, si chiude la visita ufficiale di Meloni. Non quella privata: la premier, a Londra assieme alla figlia Ginevra e al compagno, ha in programma di restare in città anche nel week end.