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L'esordio di Gandolfini, consulente anti droga del governo: sbagliata la fiction su Rocco Schiavone, no alla legalizzazione della cannabis

Colloquio con il leader del Family Day appena nominato consulente di Mantovano
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ROMA - "L'allenatore si sceglie la sua squadra, nel precedente governo c'era la ministra Fabiana Dadone che si occupava delle politiche sulla droga con i suoi giocatori, l'attuale governo ha un'altra squadra, tra cui ci sono anch'io e ne sono contento". Massimo Gandolfini, medico neurochirurgo e psichiatra, cattolico del movimento dei neocatecumenali, va molto d'accordo con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Da lui è stato chiamato appunto nella squadra che condurrà una partita a catenaccio "contro le droghe a cominciare da quelle leggere che dal punto di vista tossicologico agiscono sul cervello nello stesso modo di quelle pesanti".

No legalizzazione della cannabis, quindi no a tutte le droghe leggere, no anche alla visione alla Rocco Schiavone, il poliziotto nato dalla penna di Antonio Manzini ora una serie tv di successo. Per Gandolfini "dal punto di vista educativo fa molto male, perché vedi un personaggio, …

ROMA - "L'allenatore si sceglie la sua squadra, nel precedente governo c'era la ministra Fabiana Dadone che si occupava delle politiche sulla droga con i suoi giocatori, l'attuale governo ha un'altra squadra, tra cui ci sono anch'io e ne sono contento". Massimo Gandolfini, medico neurochirurgo e psichiatra, cattolico del movimento dei neocatecumenali, va molto d'accordo con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Da lui è stato chiamato appunto nella squadra che condurrà una partita a catenaccio "contro le droghe a cominciare da quelle leggere che dal punto di vista tossicologico agiscono sul cervello nello stesso modo di quelle pesanti".

No legalizzazione della cannabis, quindi no a tutte le droghe leggere, no anche alla visione alla Rocco Schiavone, il poliziotto nato dalla penna di Antonio Manzini ora una serie tv di successo. Per Gandolfini "dal punto di vista educativo fa molto male, perché vedi un personaggio, un commissario, che si fa gli spinelli e conduce la sua normale attività e questo è falso e sbagliato". Tanto da chiudere la serie tv? "No, ma le banalizzazioni non sono accettabili".

La crociata di Gandolfini è già cominciata. Bresciano, 71 anni, tra i primi obiettori di coscienza sull'aborto, padre adottivo di sette figli, difensore della famiglia tradizionale, nel 2016 organizzò il Family Day a Roma richiamando migliaia di persone e associazioni cattoliche integraliste, oltre alla destra politica. Né ha mai mancato in questi anni di fare sentire la sua voce di contestazione delle posizioni della comunità Lgbtq+. È per il diritto naturale e il cattolicesimo ultra conservatore.

In fatto di droghe, mentre in Parlamento si discute di liberalizzazione di quelle leggere (la legge era a un passo dall'approvazione nella passata legislatura), Gandolfini spazza via ogni possibilità di continuare su quella strada, spiegando che la liberalizzazione è "il primo passo verso l'uso di droghe pesanti e lo confermano statistiche mondiali".

Da neo nominato consulente del Dipartimento delle politiche antidroga della Presidenza del consiglio annuncia che si muoverà su tre fronti: contrasto incondizionato alla droga, informazione capillare nelle scuole, prevenzione e repressione dove necessario". Il suo manifesto è: "Tutte le sostanze che agiscono in maniera tossica sul sistema nervoso centrale fanno male e dobbiamo fare il massimo per bloccare il mercato: non c'è differenza tra droghe leggere e quelle pesanti". Un colpo al lavoro fatto dagli operatori e comunità che nella conferenza antidroga due anni fa si riunirono a Genova.

Ha ripetuto: "Bisogna mettere in atto politiche su tutto il territorio nazionale di sensibilizzazione e di prevenzione, informare sia famiglie che adolescenti sui danni spaventosi provocati dalle droghe. Aiutare, inoltre, le famiglie che si trovano a vivere sofferenza e disagio nell'ambito di questo problema".

Il lavoro sarà in stretta collaborazione con i ministeri dell'Interno e il responsabile Matteo Piantedosi e con il Guardasigilli Carlo Nordio. Per ora non ci sono alle viste leggi più restrittive, conferma, ma certo se ne dovrà parlare. Dichiara "Ho accumulato tanta esperienza sul campo e ho notato che c'è un grande clima di collaborazione tra i responsabili delle varie comunità terapeutiche e le istituzioni, dai ministeri, al governo alle forze di polizia".  Di lui si è parlato come possibile candidato al Parlamento più volte, poi non se ne è fatto nulla, ma ora la nomina consolida il sodalizio anche con Eugenia Roccella, la ministra della Famiglia, e con il leader leghista Matteo Salvini.