Dal marrone di Occhetto alla camicia bianca di Renzi. Così la sinistra cambia stile
di Filippo Ceccarelli , di Filippo CeccarelliChe non suoni nostalgico, retorico, pauperistico o chissà che altro, ma quando Enrico Berlinguer si metteva a sedere, ecco che come in un cartone animato gli si alzava il collo della giacca fino a sfiorargli la nuca - e nessuno ci faceva caso, diciamo che c'erano questioni più importanti.
Poi, intorno alla fine degli anni 70, accadde qualcosa. Forse il disincanto ideologico, forse lo sfondamento della tv, forse Bettino Craxi che cominciava a mostrarsi in pubblico con giubbottini, sahariane e perfino in pareo. Chi allora poteva immaginare che a partire dal decennio seguente l'estetizzazione della sinistra si sarebbe spinta al punto di accogliere la figura dell'armocromista social? Anche se è proprio qui, evidentemente, che più impellente seguita ad avvertirsi la pressione della metamorfosi: la più goffa e ridicola, però pure desolata e obbligatoria nel suo codice pop, velleitaria, appariscente, a tratti irreale.
Forse Chicch…
Che non suoni nostalgico, retorico, pauperistico o chissà che altro, ma quando Enrico Berlinguer si metteva a sedere, ecco che come in un cartone animato gli si alzava il collo della giacca fino a sfiorargli la nuca - e nessuno ci faceva caso, diciamo che c'erano questioni più importanti.
Poi, intorno alla fine degli anni 70, accadde qualcosa. Forse il disincanto ideologico, forse lo sfondamento della tv, forse Bettino Craxi che cominciava a mostrarsi in pubblico con giubbottini, sahariane e perfino in pareo. Chi allora poteva immaginare che a partire dal decennio seguente l'estetizzazione della sinistra si sarebbe spinta al punto di accogliere la figura dell'armocromista social? Anche se è proprio qui, evidentemente, che più impellente seguita ad avvertirsi la pressione della metamorfosi: la più goffa e ridicola, però pure desolata e obbligatoria nel suo codice pop, velleitaria, appariscente, a tratti irreale.
Forse Chicchio e Schlein non lo sanno, ma Berlusconi, al quale la trasfigurazione pseudo-generativa progressista deve assai più di quanto si abbia interesse di ricordare, già nel 1994 aveva arruolato per la sua discesa in campo i primi due "esperti in colori" - così le cronache di allora - con il compito di abbinare giacca, camicia, cravatta e pantaloni degli ex venditori di Publitalia, detti "plasticoni", che si esibivano in tv come candidati di Forza Italia. Viva ilarità a sinistra.
Però B. non era un incidente della storia, piuttosto l'uomo, il leader, la guida sulle cui gambe aveva preso a camminare, per quanto sempre in modo stortignaccolo, la storia politica di questo paesone che è l'Italia. E dunque: scomunicati a priori, da un lato, i cappelli a falde larghe e i panciotti fantasia del vanesio Occhetto e rivelatosi catastrofico, dall'altro, l'ineffabile abito marrone con cui il medesimo Occhetto si esibì nel decisivo tele-dibattito di quella campagna, ecco che a sinistra, con l'aggravante dell'irrequietudine nuovista, ci si cominciò ad aggrovigliare attorno un problema che non investiva tanto il look o il colore, ma il suo stesso e sempre più problematico destino: cosa essere, in che modo, e soprattutto a beneficio di chi.
Con necessitata, ma ragionevole approssimazione il dilemma fu sciolto nel senso che la più spontanea e noncurante autenticità, vedi la giacca retrattile di Berlinguer, divenne anche da quelle parti una faccenda del tutto secondaria, un optional per dirla con la lingua imparaticcia del marketing, un'inezia da affidare a qualche competenza mercenaria - che in genere è il modo più semplice di perdere l'anima: prima senza nemmeno accorgersene e poi facendo spallucce a chi te lo rimprovera.
A questo punto sarebbe riduttivo, sebbene crudele, affermare che la sinistra, nelle sue cangianti denominazioni, abbia scimmiottato Berlusconi che nel frattempo, una volta assunti al suo servizio anche visagisti, dentisti, dietologi e fervidi ricostruttori di calotte pilifere, era giunto a farsi incidere e modellare la sua propria carne, il "tagliando", massimo sacrificio di se stesso per la Nazione. Altro che il vorrei ma non posso delle sopracciglia ricalcate o lo stile tronista over di un Bonaccini!
Il giornalista di costume si limita dunque a ricordare che all'inizio del millennio, dalle parti del Pds-Ds-Pd, iniziarono a svolazzare celebri parrucchieri dei divi, astuti sarti di provincia e ciabattini preziosissimi, mentre alla cabina di regia dei congressi approdarono esuli dell'industria cosmetica.
Trafitte ieri dal sarcasmo social, Schlein e Chicchio possono senz'altro consolarsi con il fantasmagorico processo di "scomunistizzazione" del mesto outfit dalemiano, degno di una commedia all'italiana; così come, visti gli esiti dell'avventura di Renzi, varrà la pena di ripercorrerla attraverso la camicia bianca slim fit, per di più un giorno imposta ad alcuni "sirenetti" della sinistra europea, che dio li perdoni; anch'essi ormai estranei a ciò che erano stati, in bilico tra simulazione e insignificanza.