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Migranti, Meloni imita Sunak e sfida l'Europa: "Chi arriva senza regole commette un crimine. Trasferirli in Ruanda non è deportazione"

Giorgia Meloni all'ambasciata d'Italia a Londra (ansa)
La premier a Londra, ricevimento in ambasciata con 400 invitati. "Lo spostamento in altri paesi di chi arriva violando i confini? Non è un'iniziativa che stiamo prendendo noi ma cerchiamo soluzioni"
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LONDRA - Quattrocento invitati. Una presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dalla figlia Ginevra e dal compagno, Andrea Giambruno. E poi aperitivi, selfie, il discorso della premier a celebrare la collaborazione italo-britannica. Succede tutto ad ora di pranzo, il teatro è quello dell’ambasciata italiana a Londra. Alla fine del ricevimento, organizzato dall’ambasciatore Inigo Lambertini, Giorgia Meloni si ferma con i cronisti. E lo fa anche per celebrare l’intesa con Rishi Sunak, partendo soprattutto da un dossier su cui la convergenza - almeno dal punto di vista ideale - è totale: i migranti e il pugno di ferro necessario per gestire uno dei capitoli più spinosi per il governo.

Lo fa pur sapendo che i flussi sono in costante crescita, la gestione complicata, i rischi per il consenso dell’esecutivo sempre più alti. La fa anche essendo consapevole che l’Europa non apprezza l’idea britannica di spostare forz…

LONDRA - Quattrocento invitati. Una presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dalla figlia Ginevra e dal compagno, Andrea Giambruno. E poi aperitivi, selfie, il discorso della premier a celebrare la collaborazione italo-britannica. Succede tutto ad ora di pranzo, il teatro è quello dell’ambasciata italiana a Londra. Alla fine del ricevimento, organizzato dall’ambasciatore Inigo Lambertini, Giorgia Meloni si ferma con i cronisti. E lo fa anche per celebrare l’intesa con Rishi Sunak, partendo soprattutto da un dossier su cui la convergenza - almeno dal punto di vista ideale - è totale: i migranti e il pugno di ferro necessario per gestire uno dei capitoli più spinosi per il governo.

Lo fa pur sapendo che i flussi sono in costante crescita, la gestione complicata, i rischi per il consenso dell’esecutivo sempre più alti. La fa anche essendo consapevole che l’Europa non apprezza l’idea britannica di spostare forzosamente i migranti in Ruanda, in attesa di decidere il loro destino, e di minacciare fino a 28 giorni di carcere preventivo solo per aver commesso quello che Londra vuole considerare reato: l’ingresso da clandestini nel Paese.
I giornalisti incalzano Meloni, la premier non si sottrae. E alza l’asticella, sempre più in alto, sfiorando l’incidente con Bruxelles, dove considerano quanto promesso da Sunak incompatibile con i principi e le regole continentali.

E dunque: il Ruanda? "Io non sono d'accordo sul principio di deportazione - sostiene Meloni - non vi rendete conto della gravità del temine utilizzato. Io non la vedo come una deportazione, ma come un accordo tra Stati liberi nei quali viene garantita la sicurezza delle persone". Di più: "Credo che parlare di deportazione, o lasciare intendere che il Ruanda sarebbe un Paese che non rispetta i diritti e sarebbe una nazione inadeguata o indegna, credo che questo sì sia un modo di razzista di leggere le cose". E quando le ricordano che qui esiste appunto la galera solo per immigrazione illegale, Meloni insiste: ‘’Non è questione di considerarli criminali, ma sono responsabili di qualcosa di illegale. È illegale attraversare senza rispettare le regole, i confini di una nazione".

Per la premier, non è un tabù immaginare soluzione simili a quella inglese, almeno in linea di principio. Rivendica anzi di aver proposto in tempi non sospetti hotspot in Paesi diversi dall’Italia. Nel caso inglese, in realtà, i centri verranno ospitati in un Paese scelto indipendentemente dal fatto di essere quello di origine dei migranti, o comunque di partenza per i viaggi organizzati dagli scafisti. Per la leader, si tratta comunque di un approccio ragionevole, nonostante l’onda di proteste che hanno investito il governo inglese dentro e fuori dal Regno Unito: "Lo spostamento di migranti in Ruanda? Non è una iniziativa che stiamo prevedendo noi. Però sicuramente anche nei Paesi africani o in altri Paesi, se si trovano soluzioni per evitare che la congestione avvenga tutta negli stessi luoghi, questo aiuta. Il fatto che sia un Paese terzo non vuol dire, più soluzioni si trovano per alleggerire la pressione e meglio è".

Una sponda, quella tra Sunak e Meloni, destinata a complicare ulteriormente il rapporto di Roma con l’Unione europea. E poco conta se Meloni, alla fine, neghi questo rischio, ricordando la collaborazione tra Londra e Parigi sul dossier migratorio. La partita è destinata a durare a lungo.