Schlein indossa il look da comizio: “Parliamo di diritti, non di vestiti”
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleROMA - Far dimenticare l’armocromista, riprendendosi le piazze di sinistra. Elly Schlein prova a riporre nell’armadio il trench sartoriale — cui comunque non intende rinunciare: al Nazareno non sono convinti che l’intervista a Vogue sia stata un errore, anzi, svela un pezzo d’identità di una leader giovane e cosmopolita, in una parola pop — e rispolvera l’eskimo. In senso metaforico però, ché quello verde feticcio delle rivolte sessantottine, la sua personal shopper gliel’ha fatto ormai buttare.
È il plot che le riesce meglio: cercare il contatto con i cittadini, farsi acclamare come accaduto il 25 aprile a Milano, immergersi nella campagna elettorale permanente che attende il Paese da qui alle Europee. Una corsa a perdifiato dalle Alpi alla Sicilia, sui territori e nei luoghi simbolo delle lotte progressiste: nei piccoli centri piemontesi di Orbassano e Pianezza. Alla commemorazione di Pio La Torre, a Paler…
ROMA - Far dimenticare l’armocromista, riprendendosi le piazze di sinistra. Elly Schlein prova a riporre nell’armadio il trench sartoriale — cui comunque non intende rinunciare: al Nazareno non sono convinti che l’intervista a Vogue sia stata un errore, anzi, svela un pezzo d’identità di una leader giovane e cosmopolita, in una parola pop — e rispolvera l’eskimo. In senso metaforico però, ché quello verde feticcio delle rivolte sessantottine, la sua personal shopper gliel’ha fatto ormai buttare.
È il plot che le riesce meglio: cercare il contatto con i cittadini, farsi acclamare come accaduto il 25 aprile a Milano, immergersi nella campagna elettorale permanente che attende il Paese da qui alle Europee. Una corsa a perdifiato dalle Alpi alla Sicilia, sui territori e nei luoghi simbolo delle lotte progressiste: nei piccoli centri piemontesi di Orbassano e Pianezza. Alla commemorazione di Pio La Torre, a Palermo. Il primo maggio a Portella della Ginestra, dove 76 anni fa Cosa Nostra trucidò undici fra braccianti, contadini, donne e bambini. "Due tappe che sanciscono quanto la lotta alla mafia e per la dignità del lavoro siano le nostre priorità, nei giorni in cui governo e maggioranza aumentano la precarietà e continuano a ritardare la convocazione della Commissione Antimafia. Uno scandalo", spiega il senso Peppe Provenzano.
Settantadue ore di incontri, appuntamenti, comizi per sostenere i candidati democratici e rilanciare le battaglie del Pd sfregiato dagli sfottò sugli outfit della segretaria. Che lei non rinnega, anzi: la scelta dell’abbigliamento e dei colori, star bene con se stessi, al passo coi tempi, fa parte del personaggio, della sua cultura, un po’ come giocare alla PlayStation quando si è troppo stanchi o vedere un film del coreano Kim Ki Duk. Una cosa normale. E infatti: "Sono colpita di vedere quanto appassioni la questione del mio look, non vorrei si sottraesse attenzione alle cose che sto dicendo su lavoro, diritti, clima, economia, e ho ribadito in tutte le risposte all’intervista che ha fatto tanto discutere", si è sfogata ieri a Sestri Levante. "Io sono una che non capisce di abiti e trucchi, non è il mio, non ho tempo e non credo sia uno dei problemi del Paese il fatto d’essermi rivolta a un’amica che fa quel mestiere".
Intravede una venatura di sessismo, la leader dem: "Delle donne si parla più dell’aspetto che di quel che dicono, purtroppo. Io non penso al look, sono sincera non ipocrita, non costruita e lo ammetto in trasparenza. Preferisco denunciare la figuraccia sul Def della maggioranza o la provocazione del decreto lavoro che aumenta la precarietà con più contratti a termine e tagli ai sussidi povertà".
Riparte dunque da qui, dall’opposizione dura al governo, il racconto di Schlein e del nuovo corso del Pd. Ignorando i frizzi degli avversari, pronti ad approfittare delle sue difficoltà."Mi sono commosso quando ho saputo che la segretaria si avvale di una armocromista a 300 euro l’ora. Si chiama Enrica Chicchio: cacchio, verrebbe da dire", la battuta del governatore De Luca: "Se mi paga la metà, sarei in grado di proporre un risultato migliore".
Ancor più perfido Renzi, che a sfregio difende Schlein paragonando la sua vicenda a quella accaduta a lui una decina di anni fa, quando si fece fotografare su Vanity Fair con il chiodo alla Fonzie: "Ovviamente quelli che allora mi accusarono di personalismo oggi plaudono alla svolta giovanile della segretaria" scrive il capo di Iv nella sua newsletter. "Ma il punto per me è un altro. La politica. Le differenze fra noi non sono sul trench ma sull’utero in affitto, il termovalorizzatore, il nucleare" e così via elencando. "Dalle idee non si scappa. La fuga dei riformisti dal Pd". Enrico Borghi e Caterina Chinnici, "non nasce dalle interviste a Vogue ma dalla mancanza di chiarezza sui contenuti".
Anche qui, la risposta dell’inquilina del Nazareno è netta: "Non bisogna dare valore politico a prese di posizione personali. Chi ha lasciato aveva già da tempo simpatie per Renzi e Berlusconi". La strada è tracciata, nessuno gliela farà cambiare. Tanto meno una polemica sulla tinta del suo nuovo spolverino.