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Claudio Fava e il passaggio di Chinnici a FI: "Fa un danno alla politica, i cambi di casacca sviliscono questo mestiere"

Claudio Fava 
L'ex europarlamentare: "Se ci si sente forestieri nel proprio schieramento, allora meglio tornare alla propria vita"
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Anche lui porta sulle spalle il cognome di un padre ucciso dalla mafia. Ma proprio per questo a sorprenderlo non è la scelta di Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco ucciso da Cosa Nostra, che lascia il Partito democratico per andare in Forza Italia: “Ognuno deve essere libero di fare le sue scelte al di là del cognome”, dice Claudio Fava. Che invece è indignato, diciamo così, per l’ennesima transumanza di una politica di lungo corso che cambia parole e passioni come se nulla fosse: “Questo è il vero danno che Chinnici, ma anche Giancarlo Cancelleri passato dai 5 Stelle a Forza Italia, fa alla politica tutta: come si può chiedere coerenza ai giovani e agli elettori in genere di fronte a queste scelte?”.

Fava, davvero non la sorprende il passaggio della Chinnici a Forza Italia?

“Purtroppo non è un episodio isolato. Qualche giorno prima Cancelleri si era trasferito armi e bagagli dai 5 Stelle. C…

Anche lui porta sulle spalle il cognome di un padre ucciso dalla mafia. Ma proprio per questo a sorprenderlo non è la scelta di Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco ucciso da Cosa Nostra, che lascia il Partito democratico per andare in Forza Italia: “Ognuno deve essere libero di fare le sue scelte al di là del cognome”, dice Claudio Fava. Che invece è indignato, diciamo così, per l’ennesima transumanza di una politica di lungo corso che cambia parole e passioni come se nulla fosse: “Questo è il vero danno che Chinnici, ma anche Giancarlo Cancelleri passato dai 5 Stelle a Forza Italia, fa alla politica tutta: come si può chiedere coerenza ai giovani e agli elettori in genere di fronte a queste scelte?”.

Fava, davvero non la sorprende il passaggio della Chinnici a Forza Italia?

“Purtroppo non è un episodio isolato. Qualche giorno prima Cancelleri si era trasferito armi e bagagli dai 5 Stelle. Credo che ci sia una condizione di malessere profondo della politica. Il punto non è cosa decide di fare di sé la signora Chinnici. Ma che quando diventa così rituale trasferire parole e sentimenti da un partito all’altro non c’è più verità sia nelle parole sia nei sentimenti. Che è il peccato grave di questi tempi: una politica mortificata, che non attrae. Un ragazzo o una ragazza perché dovrebbero decidere di appassionarsi se la dignità di questo mestiere è stata così svilita e avvilita?”

Chinnici in Sicilia, ma non solo, è un cognome che pesa.

“Guardi, io ho cercato per tutta la mia vita di fare scelte che non siano specchio del cognome che porto. Sono state delle scelte mie. Chinnici penso sia andata in Forza Italia senza porsi il problema del suo cognome. Non è questo il punto: non è il tuo cognome che ti deve inibire rispetto a certe transumanze. Dovrebbe essere la ragione stessa per la quale tu fai politica a impedirtelo. Capisco che puoi sentirti forestiera a un tratto in un partito: ma penso anche che sia bello allora tornare alla propria vita, al proprio mestiere. Non capisco perché devi per forza stare in un partito. Non c’è più misura e decoro della politica e qui non c’entra destra e sinistra: purtroppo la transumanza è legittima in tutte le direzioni. Le parole sono gusci vuoti e tutto torna ad essere legittimo”.

Ma non le fa alcun effetto vedere una Chinnici nel partito che ha tra i fondatori il senatore Marcello Dell’Utri o che ha avuto tra i suoi alti dirigenti il senatore Antonino D’Ali, entrambi condannati per fatti di mafia?

“Dobbiamo fare ammenda di un certo settarismo, e lo dico io che credo in alcune idee e ho militato sempre da una parte chiara. Alcuni giudizi vanno un po’ aggiornati e rivisti. Forza Italia è stata il partito di Dell’Utri, ma ho anche conosciuto in quel partito persone assolutamente stimabili. Non credo che esistano i partiti buoni e cattivi a prescindere. Io contesto le porte girevoli della politica”.

Lei era in corsa le regionali in Sicilia, ma il Pd ha voluto lanciare la Chinnici che ha fatto una campagna sottotono e adesso è passata in Forza Italia. Si sente tradito?

“Tradimento è forse una parola eccessiva. Questa domanda comunque la girerei a Enrico Letta, Giuseppe Provenzano e agli altri dirigenti del Partito democratico: sono stati loro a scegliere Chinnici. Se qualcuno deve rivedere certe parole dette allora penso che debbano essere queste persone. Ma questo non accadrà, lo so già”.

Chinnici ha parlato di una radicalizzazione del Pd. Lo stesso discorso ha fatto il senatore Enrico Borghi, che è passato a Italia Viva. Secondo lei il Pd di Elly Schlein si è davvero così radicalizzato?

“Penso che la segretaria dei dem abbia scelto una linea politica molto chiara e definita. Ma non vedo in scelte concrete del Pd compiute nelle ultime settimane e che possano giustificare l’affermazione su una 'eccessiva radicalità' del partito, e quindi una buona ragione per andarsene. Io capisco che qualcuno possa sentirsi folgorato sulla via di Bruxelles o di Palermo e che si senta non a suo agio nel Pd. Però uno può anche tirarsi fuori dalla partita: la Chinnici un mestiere ce l’ha, ad esempio. Se la politica è esercizio del dubbio va bene, ma se diventa un datore di lavoro e il fine di una ricerca costante di uno stipendio allora qualcosa non va. Così ci si allontana dalla vita reale dove queste transumanze con stipendi annessi non sono possibili”.