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La sfida della premier: "Il Primo maggio non è solo di sinistra. Io ho dato risposte"

(ansa)

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La leader sperava in una Cgil più morbida: "Ho scelto il dialogo e mi chiamano ipocrita. Se vogliono lo scontro non sarò io a sfigurare, la gente è con me"
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ROMA - Non è soltanto per rompere il fronte sindacale che Giorgia Meloni ha progettato l'offensiva del Primo maggio. L'operazione è politica e assomiglia a quella già tentata in occasione del 25 Aprile, anche se in questo caso il rapporto con fascismo e antifascimo non c'entra. Passa dalla volontà di negare il legame esclusivo tra il mondo del lavoro e la sinistra. Di imbarazzare la piazza del Concertone. Di rivendicare una vicinanza ai problemi dei lavoratori, ammortizzando l'effetto traumatico della cancellazione del Reddito di cittadinanza. Per questo, ha scelto di replicare con durezza alle critiche di Maurizio Landini. "Ho convocato i sindacati, con un gesto che voleva essere di attenzione. In cambio mi hanno dato dell'ipocrita - è il senso dei ragionamenti privati - A volte sembra quasi che pensino che del Primo maggio possano occuparsi solo loro. Come se non volessero che gli altri diano peso a questo appuntamento...&q…

ROMA - Non è soltanto per rompere il fronte sindacale che Giorgia Meloni ha progettato l'offensiva del Primo maggio. L'operazione è politica e assomiglia a quella già tentata in occasione del 25 Aprile, anche se in questo caso il rapporto con fascismo e antifascimo non c'entra. Passa dalla volontà di negare il legame esclusivo tra il mondo del lavoro e la sinistra. Di imbarazzare la piazza del Concertone. Di rivendicare una vicinanza ai problemi dei lavoratori, ammortizzando l'effetto traumatico della cancellazione del Reddito di cittadinanza. Per questo, ha scelto di replicare con durezza alle critiche di Maurizio Landini. "Ho convocato i sindacati, con un gesto che voleva essere di attenzione. In cambio mi hanno dato dell'ipocrita - è il senso dei ragionamenti privati - A volte sembra quasi che pensino che del Primo maggio possano occuparsi solo loro. Come se non volessero che gli altri diano peso a questo appuntamento...".

C'è del fastidio autentico per le critiche ricevute. E c'è ovviamente anche della malizia politica, in questi ragionamenti. La presidente del Consiglio è pienamente consapevole del fatto che la triplice - e in particolare la Cgil - vive come un'invasione di campo la mossa del governo. Una sfida quasi esistenziale, nel giorno "sacro" del lavoro. Eppure, la replica pubblica a Landini è stata lo stesso brutale, fino ad apparire per certi versi sproporzionata. "Ho solo reagito a un loro attacco. Se mi danno dell'ipocrita - spiega ai suoi - io rispondo. Non siamo gli unici a lavorare il primo maggio, lo fanno tanti lavoratori, gliel'ho ricordato. E credo che la gente la pensi come me".

A prima vista, l'affondo contro Landini sconta uno sfasamento temporale: è arrivato ieri, con un giorno di ritardo rispetto alle critiche del leader sindacale. La ragione è in realtà banale: sabato Meloni era a Londra per una mini vacanza con la famiglia e ha ridotto al minimo la connessione con il mondo. Non bisogna comunque commettere l'errore di interpretare l'attacco alla Cgil come un gesto di pancia. Non si tratta di sacrificare il vantaggio tattico acquisito con il taglio al cuneo fiscale - che ha messo non poco in difficoltà la Cgil, e rischia di dividerla dalla Cisl - per assecondare uno scatto d'ira contro Landini. È una scelta politica, appunto. Presa dopo aver pesato costi e benefici. Che mira a far passare un messaggio: da questa parte c'è chi offre risposte concrete con un decreto nel giorno della festa dei lavoratori, dall'altra chi potrebbe sfruttare il raduno di piazza San Giovanni per attaccare il governo, preferendo la polemica a ogni forma di confronto. E infatti, la linea consegnata ai suoi suona più o meno così: "Se festeggio, sbaglio. Se non festeggio, mi accusano di essere fascista o chissà cosa... La verità è che la gente vuole risposte. E che il governo prova a darle".

Politica, appunto. E incursione ostile in un campo tradizionalmente avverso: la Festa dei lavoratori - è l'operazione lanciata dal mondo meloniano - non sia monopolio esclusivo della sinistra. La premier volutamente trascura il fatto che le lotte sindacali e politiche appartengono proprio a quella storia. E si concentra piuttosto sul rapporto con Landini. Non nasconde la delusione per il suo approccio. Aveva accettato l'invito al congresso della Cgil a Rimini, si aspettava in cambio un atteggiamento meno rigido. In realtà, proprio quella stretta di mano aveva generato non poche conseguenze nel mondo della Confederazione, imponendo al segretario generale un irrigidimento quasi obbligato verso l'esecutivo. Son tutti ragionamenti che non fanno cambiare punto di vista a Meloni. "Convocarli è stato un gesto di attenzione - rivendica in privato - mi sarei aspettata rispetto. Potevano almeno riconoscere che si tratta di un inizio, riconoscerlo e poi ovviamente chiedere misure ancora più incisive. Se invece cercano lo scontro frontale, non sarò io a fare una brutta figura...".

Giocare all'attacco, continuare a porgere pubblicamente la mano per incunearsi tra gli avversari: la linea non cambia. E infatti, incontrando a sera i sindacati a Palazzo Chigi, Meloni ribadisce l'importanza del confronto e assicura che continuerà a coltivarlo anche in futuro. È l'ennesimo segnale alla Cisl, per rompere il fronte unitario. Le prossime settimane diranno se l'investimento porterà frutti.