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Qatargate, contromossa Ue. Stretta su multe e carcere per battere la corruzione

Antonio Panzeri 
Sei anni di reclusione e via i privilegi legati all’immunità: pacchetto comunitario in arrivo
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BRUXELLES - Pene non inferiori a sei anni di reclusione, possibilità di dichiarare l’incandidabilità dei corrotti, eliminazione dei privilegi legati all’immunità, tempi certi dei processi anche con l’indicazione di una prescrizione "sufficiente a fare giustizia", supervisione pubblica anche dei funzionari delle Istituzioni europee. Ecco il pacchetto anticorruzione che oggi sarà approvato dalla Commissione Ue e che rappresenta una prima risposta allo scandalo Qatargate. Anzi, nei tre documenti preparati – una Comunicazione, un regolamento e una direttiva – il riferimento all’inchiesta esplosa a dicembre e che ha coinvolto l’Europarlamento è evidente e ripetuto.


L’obiettivo dell’esecutivo comunitario è dunque quello di uniformare le legislazioni nazionali con l’idea di creare una "cultura dell’integrità" e di combattere la corruzione a "livello gl…

BRUXELLES - Pene non inferiori a sei anni di reclusione, possibilità di dichiarare l’incandidabilità dei corrotti, eliminazione dei privilegi legati all’immunità, tempi certi dei processi anche con l’indicazione di una prescrizione "sufficiente a fare giustizia", supervisione pubblica anche dei funzionari delle Istituzioni europee. Ecco il pacchetto anticorruzione che oggi sarà approvato dalla Commissione Ue e che rappresenta una prima risposta allo scandalo Qatargate. Anzi, nei tre documenti preparati – una Comunicazione, un regolamento e una direttiva – il riferimento all’inchiesta esplosa a dicembre e che ha coinvolto l’Europarlamento è evidente e ripetuto.


L’obiettivo dell’esecutivo comunitario è dunque quello di uniformare le legislazioni nazionali con l’idea di creare una "cultura dell’integrità" e di combattere la corruzione a "livello globale".

"La credibilità dell’Unione europea – si legge nella Comunicazione in chiara relazione con il Qatargate – risiede nell’efficacia e nella reputazione delle sue Istituzioni, dei suoi uffici e delle sue agenzie. Gli episodi più recenti ci hanno fatto ricordare che le Istituzioni europee non sono immuni dalla corruzione e il quadro normativo non solo deve essere applicato ma deve essere aggiornato". Il presupposto da cui parte la direttiva è quindi esplicito: "La corruzione è uno strumento a disposizione delle interferenze straniere nel processo democratico". Anzi proprio la prevenzione della corruzione nelle relazioni esterne viene considerato decisivo: "La promozione dei diritti umani e della democrazia non può essere separata dalla lotta alla corruzione".


E allora servono contromisure unitarie. Stesse leggi per tutti i 27 Stati membri. In una sorta di federalismo giuridico perché "la protezione degli interessi finanziari dell’Unione equivale alla protezione degli interessi finanziari nazionali". Il provvedimento dunque prevede una pena minima contro i corrotti che oscilli dai quattro ai sette anni di detenzione. E la pena massima non può essere inferiore ai sei anni di galera. Va prevista una regola che rimuova l’immunità o qualsiasi altro tipo di privilegio per chi è sottoposto a questo tipo di indagini nel rispetto dei diritti democratici legati alle cariche elettive.


Secondo la Commissione, deve essere esteso il concetto di "pubblico ufficiale". E questa è una norma che fa chiaro riferimento ai funzionari europei. Quindi vanno inseriti in questa definizione i "nominati, eletti, impiegati sulla base di un contratto o che svolgano un ruolo amministrativo formale". Nelle fattispecie di reato, dovrà entrare – il modello italiano ha evidentemente fatto scuola anche perché molte di queste misure sono già previste nel nostro ordinamento – il traffico di influenza (la "prossimità con il potere"» sarà un elemento fondamentale), l’abuso d’ufficio, l’intralcio alla giustizia.

"La corruzione a vantaggio di un Paese terzo – si legge ancora nella direttiva – ha un impatto dannoso sulle istituzioni democratiche" e vanno previste delle "aggravanti". Tra le possibili pene accessorie vengono citate le multe, la rimozione dai pubblici uffici, l’incandidabilità e l’interdizione dalla possibilità di usufruire di fondi pubblici. Nello stesso tempo viene introdotto un tetto minimo per imporre sanzioni penali: la corruzione deve essere superiore a 10 mila euro.


Infine c’è il tentativo di coinvolgere in maniera più diretta gli organismi comunitari che si occupano di giustizia. Vanno dunque garantite "cooperazione" e "assistenza reciproca" tra Stati, Europol, Eurojust, Procura europea e Ufficio antifrode. L’intero pacchetto passerà all’esame di Consiglio e Parlamento Ue. Ma la Commissione tenta un primo passo.