Rai, pronta la scalata dei fedelissimi di Meloni. Fronda della Lega
di Giovanna VitaleA questo punto dipende tutto da Carlo Fuortes. Per sapere quando Rai-Meloni potrà accendere il segnale di inizio trasmissioni bisognerà aspettare le dimissioni dell'amministratore delegato, cui è stata cucita addosso una norma - in fondo a un'estenuante trattativa - per consentirgli di subentrare a Stéphane Lissner sulla tolda del teatro San Carlo. "Norma ad personam" secondo il Pd, che annuncia opposizione dura contro una manovra del governo che impedirebbe al di rispettare la scadenza naturale del Cda del Servizio pubblico.
Con il varo del decreto legge atteso domani in Cdm nonostante i malumori della Lega, avendo già compiuto 70 anni, il sovrintendente francese decadrebbe infatti seduta stante dalla direzione del lirico partenopeo per sopraggiunti limiti d'età: l'uscita di sicurezza individuata dal manager di nomina draghiana per liberare il settimo piano di Viale Mazzini un anno prima della fine del mandato…
A questo punto dipende tutto da Carlo Fuortes. Per sapere quando Rai-Meloni potrà accendere il segnale di inizio trasmissioni bisognerà aspettare le dimissioni dell'amministratore delegato, cui è stata cucita addosso una norma - in fondo a un'estenuante trattativa - per consentirgli di subentrare a Stéphane Lissner sulla tolda del teatro San Carlo. "Norma ad personam" secondo il Pd, che annuncia opposizione dura contro una manovra del governo che impedirebbe al di rispettare la scadenza naturale del Cda del Servizio pubblico.
Con il varo del decreto legge atteso domani in Cdm nonostante i malumori della Lega, avendo già compiuto 70 anni, il sovrintendente francese decadrebbe infatti seduta stante dalla direzione del lirico partenopeo per sopraggiunti limiti d'età: l'uscita di sicurezza individuata dal manager di nomina draghiana per liberare il settimo piano di Viale Mazzini un anno prima della fine del mandato. Un passaggio che, dopo tanto penare, la maggioranza ha ora intenzione di consumare in tempi brevi, in modo da insediare i nuovi vertici intorno a metà maggio, ultima data utile per completare i palinsesti estivi e soprattutto confezionare quelli autunnali, la cui presentazione è slittata non per caso da fine giugno alla prima decina di luglio.
La tabella di marcia
La tabella di marcia immaginata lungo la direttrice Palazzo Chigi-Tesoro prevede che Fuortes comunichi il suo passo indietro alla presidente Marinella Soldi e al collegio sindacale al più tardi lunedì 8, magari dopo aver incontrato a quattr'occhi la presidente del Consiglio per congedarsi. Quindi toccherà al Mef designare il successore, ovvero al direttore di Radio Rai Roberto Sergio. E poi attendere il prossimo Cdm per procedere con la ratifica che tingerà di nero-verde-azzurro la Tv di Stato.
Primo atto, la nomina a direttore generale di Giampaolo Rossi, l'intellettuale organico a Fratelli d'Italia che da sempre cura i rapporti fra Giorgia Meloni e il mondo dell'informazione. Sarà lui, insieme all'ad, a dare il via al valzer delle poltrone nei Tg e nelle direzioni di genere e di corporate. Obiettivo: invertire la narrazione del servizio pubblico e creare un nuovo immaginario di destra attraverso programmi e fiction, linguaggio e volti lontanissimi dalla sinistra che, secondo la vulgata, l'ha fatta sin qui da padrona. Più in sintonia con i gusti e gli umori del Paese che hanno gonfiato le vele della coalizione capitanata dalla prima premier post-fascista della storia repubblicana.
Il risiko può cominciare
Un risiko destinato a ridisegnare gli assetti e i rapporti di potere interni alla Rai. Grazie alla sponda interessata di Giuseppe Conte, al Tg1 è pronto ad approdare il direttore dell'Adnkronos Gian Marco Chiocci: amico personale della leader di FdI, ha sempre intrattenuto rapporti cordiali anche con il capo del M5S, con cui qualche settimana fa è stato avvistato a pranzo. In funzione di riequilibrio, il Tg2 dovrebbe quindi andare a Forza Italia che vuole Antonio Preziosi. Il quale lascerebbe RaiParlamento a Giuseppe Carboni, l'ex direttore del Tg1 in quota grillina cacciato al tempo del governo Draghi e lasciato a bagnomaria per oltre un anno. A questo punto si pone però il problema di Nicola Rao, che dal Tg2 - dove si era appena sistemato - dovrà trasmigrare o al Gr Radio di Andrea Vianello, oppure alla guida degli Approfondimenti, dove il direttore Antonio Di Bella è stato prorogato per due mesi, nonostante sia in età di pensione. Casella, questa, per la quale concorre anche il vice Paolo Corsini, altro dirigente molto stimato a destra.
Al Tg3 non dovrebbero invece esserci problemi per Mario Orfeo, nonostante per quel posto scalpiti la vicedirettrice del Tg1 Costanza Crescimbeni, stimata da alcuni capataz del Pd vicini alla neo-segretaria Elly Schlein. E siccome, stando alle rassicurazioni sparse a piene mani dai nuovi potenti, nessuno dei defenestrati resterà senza poltrona, Monica Maggioni perderà il Tg1 ma prenderà la direzione del Coordinamento editoriale in sostituzione della pensionanda Giuseppina Paterniti e Vianello potrebbe essere dirottato a RaiSport (vacante dopo l'addio di Alessandra Di Stefano) o a Rai San Marino.
FdI fa il pieno, ma soddisfa la Lega
Mentre il direttore di Rainews Paolo Petrecca, il primo di FdI nominato in Rai, è contento di restare dove sta. Morale della favola: il partito di Meloni farà il pieno, ma avendo cura di garantire alcune postazioni strategiche agli alleati. La Lega manterrà quelle che gli stanno più a cuore: la direzione e la vicedirezione della Testata regionale. E aggiungerà l'Intrattenimento prime time, da cui dipendono Sanremo e tutti i contenitori di prima serata: lì è diretto Marcello Ciannamea in sostituzione di Stefano Coletta, spostato al Marketing.
L'antipasto di un'infornata di conduttori e talk tutti oriented. Pino Insegno, più volte visto varcare la soglia di palazzo Chigi, subentrerà a Flavio Insinna all'Eredità. Laura Tecce (cara a Meloni), Monica Setta (cara a Salvini) e Annalisa Bruchi (cara a Gianni Letta e Antonio Tajani) guadagneranno conduzioni in prima e seconda serata. Manuela Moreno, pupilla del ministro Sangiuliano, potrebbe andare alla guida di Agorà. E uno spazio ci sarà anche per Roberto Poletti, il biografo del leader leghista. Saranno loro a incarnare la destra al potere: in Rai, come sempre specchio delle brame di governo.