ROMA - Il governo ci lavora in queste ore. È la norma che domani, giovedì 4 maggio, dovrebbe consegnare la Rai alla nuova era di Giorgia Meloni. Introducendo un nuovo limite anagrafico per gli amministratori dei teatri lirici: 70 anni. Oltre, decadranno. Uno degli effetti sarà quello di mettere fuori gioco Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico del teatro San Carlo di Napoli, in pensione in Francia ma pienamente operativo in Italia. Al suo posto, verrebbe immediatamente nominato Carlo Fuortes, attuale amministratore delegato della Rai. E questo schema spianerebbe la strada alla scelta del nuovo vertice di Viale Mazzini, prima della presentazione dei palinsesti. In tempo dunque per decidere le caselle più importanti della radiotelevisione italiana.
Ci lavorano in queste ore a Palazzo Chigi. La norma è sostanzialmente scritta e pronta al varo già domani. L’unica incognita è la volontà politica di anda…
ROMA - Il governo ci lavora in queste ore. È la norma che domani, giovedì 4 maggio, dovrebbe consegnare la Rai alla nuova era di Giorgia Meloni. Introducendo un nuovo limite anagrafico per gli amministratori dei teatri lirici: 70 anni. Oltre, decadranno. Uno degli effetti sarà quello di mettere fuori gioco Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico del teatro San Carlo di Napoli, in pensione in Francia ma pienamente operativo in Italia. Al suo posto, verrebbe immediatamente nominato Carlo Fuortes, attuale amministratore delegato della Rai. E questo schema spianerebbe la strada alla scelta del nuovo vertice di Viale Mazzini, prima della presentazione dei palinsesti. In tempo dunque per decidere le caselle più importanti della radiotelevisione italiana.
Ci lavorano in queste ore a Palazzo Chigi. La norma è sostanzialmente scritta e pronta al varo già domani. L’unica incognita è la volontà politica di andare fino in fondo, perseguendo questa strada. Le nuove regole uniformeranno il limite d’età dei sovrintendenti per andare in pensione: attualmente, chi ha la cittadinanza italiana deve rispettare la soglia di 67 anni, chi è straniero non deve sottostare ad alcun paletto. Settant’anni, dunque. Come per i magistrati.
Le ripercussioni sulla Rai saranno pressoché immediate. L’esecutivo si attende a quel punto le immediate dimissioni da viale Mazzini di Fuortes. Nelle ultime settimane, in realtà, a Palazzo Chigi circolava il timore che l’attuale ad Rai potesse comunque rallentare il passo indietro, subordinandolo alla conversione in legge del decreto. Adesso, però, il pressing è aumentato. Meloni ha bisogno di fare in fretta, bruciando i tempi senza attendere i due mesi necessari per convertire il dl. Si aspetta quindi le dimissioni di Fuortes subito dopo il varo del testo da parte del consiglio dei ministri. A quel punto, l’esecutivo è intenzionato a nominare amministratore delegato Roberto Sergio, oggi alla guida di Rai Radio. Giampaolo Rossi, il vero uomo forte della galassia meloniana, diventerà direttore generale. Dopo un anno — è una ragione tecnica ad imporre questa tempistica — i due invertiranno i ruoli e Rossi verrà nominato ad.
Se il consiglio dei ministri previsto per domani rispetterà le attese di queste ore — confermando che la norma sul tavolo di Palazzo Chigi è destinata a diventare legge — gli effetti saranno deflagranti. E rischiano di esserlo anche sul piano legale. Soltanto dieci giorni fa, infatti, Lissner ha scritto una missiva di dodici righe, secca e diretta, indirizzata a al Consiglio del lirico e, per conoscenza, a Comune, Regione e al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, nella quale assicurava che non si sarebbe fatto pensionare dal governo Meloni. E anzi, prometteva di assumere "qualsiasi iniziativa" a sua tutela contro "la manovra illegittima e discriminatoria" che lo vuole fuori. Un mandato ai legali giustificato anche, sosteneva nella lettera il direttore teatrale, dall’"evidente contrarietà di tale progetto, tra l’altro, alla Costituzione e al trattato dell’Unione Europea".
E giusto per rendere ancora più chiaro il concetto, aveva concluso: "Immagino che nessun candidato al ruolo di sovrintendente voglia assumere la responsabilità della gestione del Teatro ad esito di una manovra illegittima e discriminatoria".
Un segnale chiaro, una promessa di battaglia. E non è finita qui. È scontato infatti che la mossa di palazzo Chigi determinerà un’ulteriore dinamica: una fortissima accelerazione nella scelta dei ruoli chiave di viale Mazzini, comprese le direzioni dei Tg. Un pacchetto pesante, a cui Meloni tiene tantissimo. E sul quale i partiti di maggioranza — e in particolare la Lega — sono pronti a confliggere per strappare il miglior risultato possibile. Le nomine arriveranno nelle settimane successive, in tempo per la presentazione dei palinsesti: in agenda per fine giugno, quasi certamente slitatti alla prima settimana di luglio.
Le nuove regole sui sovrintendenti, infine, dovrebbero interessare anche la Scala di Milano. L’attuale direttore, Dominique Meyer, ha un mandato che scade nel 2025. E proprio nel 2025 compirà settant’anni. Se la norma diventerà legge, non potrà essere rinnovato.