Al ministero della Giustizia la magistrata che chattava con Palamara: Nordio condannava lo "scandalo", ora dimentica tutto
di Liana MilellaROMA - Il caso Palamara? Il ministro Carlo Nordio, quando ne parla nelle interviste e nei convegni, non ha dubbi nel giudicarlo. Dal 2019 a oggi, cioè da quando è scoppiata la bomba delle chat sulle nomine, Nordio è stato coerente. Lo ha definito più volte "uno scandalo che ha portato alla luce un verminaio cui non si è posto rimedio". E ancora: "Tutti noi magistrati sapevamo che quel sistema era consolidato ed era soltanto la punta dell'iceberg e che il Csm lo aveva messo sotto il tappeto come fosse polvere". E poi la frase più tranchant: "Ma adesso il morto ha afferrato il vivo".
Eh già. Di certo Luca Palamara non potrebbe ringraziarlo. Ma da ieri, con una decisione del Csm su una richiesta proprio di Nordio, la situazione è cambiata. Perché, spaccandosi in tre pezzi, il plenum ha accolto la richiesta dello stesso Nordio di mettere fuori ruolo una magistrata che è stata una delle…
ROMA - Il caso Palamara? Il ministro Carlo Nordio, quando ne parla nelle interviste e nei convegni, non ha dubbi nel giudicarlo. Dal 2019 a oggi, cioè da quando è scoppiata la bomba delle chat sulle nomine, Nordio è stato coerente. Lo ha definito più volte "uno scandalo che ha portato alla luce un verminaio cui non si è posto rimedio". E ancora: "Tutti noi magistrati sapevamo che quel sistema era consolidato ed era soltanto la punta dell'iceberg e che il Csm lo aveva messo sotto il tappeto come fosse polvere". E poi la frase più tranchant: "Ma adesso il morto ha afferrato il vivo".
Eh già. Di certo Luca Palamara non potrebbe ringraziarlo. Ma da ieri, con una decisione del Csm su una richiesta proprio di Nordio, la situazione è cambiata. Perché, spaccandosi in tre pezzi, il plenum ha accolto la richiesta dello stesso Nordio di mettere fuori ruolo una magistrata che è stata una delle tante protagoniste degli accordi di Palamara sulle nomine quando era un togato del Csm.
Proprio così. In via Arenula potrà arrivare Rosa Patrizia Sinisi fino a oggi presidente della Corte di Appello di Potenza, protagonista proprio delle chat con Palamara perché, da esponente di Unicost come lui, non faceva che chiedere aiuti per sistemare in posti buoni i colleghi della Basilicata e della Puglia. Le chat diventano pubbliche e lei - che ha 66 anni oggi - finisce sotto inchiesta davanti alla prima commissione del Csm, quella che chiede il trasferimento d'ufficio di toghe che si comportano male. Ma il plenum la grazia. Non solo niente trasferimento, ma neppure una contestazione disciplinare. Al punto che c'è da chiedersi come sia possibile che lo stesso Csm decida la "censura" per la pm di Palermo Alessia Sinatra, che al telefono con Palamara si augurava che chi l'aveva molestata sessualmente - il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo - non entrasse nella rosa di chi poteva diventare procuratore di Roma, e non metta neppure sotto inchiesta Rosa Sinisi.
Ma adesso il Guardasigilli Nordio - sempre quello che parla di "verminaio" - porta al ministero della Giustizia, in una delicata posizione di vertice, come numero due del Dog, il Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, una magistrata che in maniera disinvolta, a quanto si può leggere, chiedeva l'aiuto del "Luca nazionale" per sistemare i suoi amici, con messaggi insistenti e consigli puntuali.
Inevitabilmente il Csm si è spaccato in tre pezzi, 14 consiglieri hanno detto sì a Nordio, i laici del centrodestra che certo non potevano smentire il ministro della Giustizia meloniano, il renziano Ernesto Carbone, ma anche le sette toghe di Magistratura indipendente. E con loro anche la presidente della Cassazione Margherita Cassano. Nove voti contrari, tutta la sinistra di Area, Mimma Miele di Md, l'indipendente Roberto Fontana, Andrea Mirenda, il magistrato eletto senza correnti alle spalle, e i laici del Pd Roberto Romboli e di M5S Michele Papa. Ma pure sette astensioni, tra cui i quattro togati di Unicost.
In plenum uno scontro durissimo. Mentre risuonano le insistenti richieste di Rosa Sinisi a Palamara. Del tipo "caro Luca mi potresti fare un regalo di Natale? Circola voce che in questa settimana verranno decisi i posti di presidente sezione civile dei tribunali di Lecce e Taranto. C'è molta attesa tra i nostri colleghi". E Palamara rispondeva "Volentieri, dammi i nomi". Lei lo tallonava con frasi del tipo "è importante, quel posto è nostro". Al punto che Mirenda chiede ai colleghi: "Come mai non è stata esercitata l'azione disciplinare?". Già, come mai? Adesso Rosa Sinisi passa, grazie a Nordio, dall'altra parte della barricata e s'insedia in via Arenula. Chissà se il suo modo di fare resterà lo stesso.