Una lettera al presidente del Senato Ignazio La Russa, per chiedergli di restituire al Pd il posto che gli spetta nel Copasir, dopo che il senatore Enrico Borghi è passato a Italia viva. L'ha formalmente inviata il 2 maggio il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia. Quale il punto? Che adesso i dem hanno solo un rappresentante nella bicamerale per la Sicurezza della Repubblica, il presidente del Comitato e deputato Lorenzo Guerini, ma gli spetterebbe un secondo componente, un senatore. Al contrario, il Terzo polo ha due rappresentanti, Enrico Borghi ed Ettore Rosato, entrambi renziani. Ma il Partito democratico, lamentano i vertici Pd, ha un gruppo parlamentare di gran lunga più numeroso di quello di Iv-Azione.
La lettera di Boccia
"È di tutta evidenza - scrive Boccia a La Russa - come quanto accaduto costituisca un grave vulnus della garanzia della rappresentanza in seno al Comitato che deve essere composto “in proporzione al numero dei componenti dei Gruppi parlamentari”, ai sensi di quanto stabilito dalla legge istitutiva". Dunque, la richiesta è di intervenire "a tutela del ruolo e delle prerogative del gruppo Partito democratico" e "adottare le iniziative necessarie a ripristinare una situazione di correttezza nella rappresentanza dei Gruppi all’interno del Copasir, anche in linea e in conformità alle modifiche introdotte al Regolamento del Senato nella scorsa legislatura sul piano del contrasto al fenomeno del transfughismo parlamentare".
Tradotto: La Russa trovi il modo di sostituire Borghi e garantire al Pd il rappresentante in più che gli spetta. O verrà premiato il malcostumento dei cambi di casacca, dando sponda a uno dei primi passaggi di gruppo di questa legislatura.
Iv polemica
Ma Italia viva si scaglia contro la richiesta del Pd. "Il presidente Boccia conferma la facilità dei dem nell'applicare la doppia morale e nel dimenticare la prassi", attacca la presidente del gruppo Azione-Italia viva, Raffaella Paita. "Basta guardare alle ultime due legislature - proseue - per scoprire che ci sono stati diversi esempi di senatori e deputati che non si sono dimessi dal Copasir dopo aver cambiato gruppo parlamentare. Nell'ultima legislatura, il Movimento 5 Stelle, partito con 3 componenti nel Comitato, ha finito con uno solo. Nella XVII legislatura sia l' Speranza che il senatore Casson passarono dal gruppo del Partito democratico a quello Articolo 1-Mdp senza rassegnare il mandato". Di più. "Addirittura, negli ultimi mesi - dice Paita - uscirono dalla maggioranza, togliendo la fiducia al governo, e rimasero comunque all'interno del Copasir. Allora nessuno ebbe da ridire, come pretende di fare oggi il presidente Boccia che, per altro, era presente in Parlamento, e quindi perfettamente a conoscenza della situazione".
E conclude: "Per non parlare del caso di scuola di Massimo D'Alema, che rimase presidente del Copasir nonostante avesse cambiato il suo status da parlamentare di opposizione a parlamentare di maggioranza quando sostenne il governo Monti nel 2011. In quella circostanza ci fu addirittura un'interpretazione dai presidenti delle Camere. La conclusione fu che, considerata l'assoluta eccezionalità del governo Monti, questo cambiamento non costituiva una fattispecie giuridica tale da doverne inficiare la presidenza del Comitato. Questa ricostruzione dei precedenti conferma che il senatore Borghi è pienamente legittimato a rimanere nel Copasir, come mi pare abbia dichiarato alla stampa anche il presidente Guerini, mentre il presidente Boccia si dimostra smemorato e la sua iniziativa strumentale".