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Lite nel governo per i veti incrociati. Saltano le nomine di Polizia e Finanza

Alfredo Mantovano e Giancarlo Giorgetti 
Nel Consiglio dei ministri passa la norma per Fuortes. Scontro tra Mantovano e Giorgetti sul nome del successore di Zafarana alla Gdf. La promozione di De Gennaro è congelata. Fallisce la mediazione di Crosetto
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Ci sono due prospettive per guardare quello che è accaduto ieri in Consiglio dei ministri, dove si sarebbero nominati i nuovi vertici della Guardia di Finanza e, probabilmente, anche della Polizia di Stato. Quella delle istituzioni, visto che in discussione era un pezzo di cuore del nostro Paese. E quella della politica, rispetto ai rapporti di forza interni alla maggioranza. Bene, da entrambi i punti di vista ieri non è andata benissimo: dopo una giornata passata a discutere e litigare, tra veti incrociati, promesse disattese, prove di forza, e persino il tentativo di coinvolgere il Quirinale, la giornata è finita con un nulla di fatto. Passa solo la norma che, introducendo il pensionamento a 70 anni dei sovrintendenti dei teatri lirici, spiana la strada allo spostamento di Carlo Fuortes al San Carlo di Napoli. Dando il via alla rivoluzione meloniana in Rai.


Intanto per la Gdf nessuna nomina, tutto rinviato. Peccato che la prossima settimana il generale Giusepp…

Ci sono due prospettive per guardare quello che è accaduto ieri in Consiglio dei ministri, dove si sarebbero nominati i nuovi vertici della Guardia di Finanza e, probabilmente, anche della Polizia di Stato. Quella delle istituzioni, visto che in discussione era un pezzo di cuore del nostro Paese. E quella della politica, rispetto ai rapporti di forza interni alla maggioranza. Bene, da entrambi i punti di vista ieri non è andata benissimo: dopo una giornata passata a discutere e litigare, tra veti incrociati, promesse disattese, prove di forza, e persino il tentativo di coinvolgere il Quirinale, la giornata è finita con un nulla di fatto. Passa solo la norma che, introducendo il pensionamento a 70 anni dei sovrintendenti dei teatri lirici, spiana la strada allo spostamento di Carlo Fuortes al San Carlo di Napoli. Dando il via alla rivoluzione meloniana in Rai.


Intanto per la Gdf nessuna nomina, tutto rinviato. Peccato che la prossima settimana il generale Giuseppe Zafarana, attuale comandante generale, lascerà la sua stanza in direzione presidenza dell’Eni, senza il suo sostituto definitivo. E che, in ogni caso, tutto questo chiacchiericcio ha già avuto un risultato: la delegittimazione non tanto delle singole persone quanto dell’istituzione che rappresentano.


Con ordine: per la successione di Zafarana, dopo settimane di incontri, pressioni, dossier, i nomi in campo erano due. Quello di Andrea De Gennaro, comandante in seconda, ufficiale di lungo corso e grande relazioni, fratello dell’ex capo della Polizia, Gianni. E Umberto Sirico, attuale comandante dei reparti speciali. De Gennaro era stato scelto da Alfredo Mantovano, il potente sottosegretario alla Presidenza che ha la delega all’intelligence. Sirico era invece il preferito del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a cui sulla carta spetta la proposta. Sul tavolo di questa partita non ci sono stati (quasi) mai i curricula dei due candidati, quanto piuttosto il peso specifico dei loro sponsor. Ecco perché in molti, anche dentro Fratelli d’Italia dove ancora nel pomeriggio di ieri davano ufficialmente per scontato l’incarico a De Gennaro, hanno visto in questa nomina l’occasione per provare a dare una stilettata a Mantovano, rimproverato di troppo protagonismo.

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto – che in serata buttava acqua sul fuoco parlando di un "confronto, un ragionamento calmo e serio, in totale armonia e d’accordo con la premier" – in mattinata incontra proprio Giorgetti per trovare una quadra: "D’altra parte uno propone e l’altro concerta" fa sapere, ma si rende conto che la strada è strettissima. Mantovano non ha alcuna intenzione di togliere il nome di De Gennaro dal tavolo. Ma di più: la partita Finanza si lega anche a quella della Polizia.

Qualcuno nel governo nelle ultime settimane si è convinto che unire le due nomine – l’attuale numero 1, Lamberto Giannini, però non era in scadenza e l’avvicendamento per il ministro Piantedosi non era una priorità – potrebbe facilitare le cose. E così sul tavolo c’era anche la nomina di Vittorio Pisani, attuale numero 2 dell’Aisi, che gode della stima di Matteo Salvini, a capo della Polizia. Pisani è un poliziotto dalla storia importante, che ha le stimmate anche di una vicenda giudiziaria, da cui è uscito completamente pulito quando era a Napoli, e che era considerato il giovane prediletto di Gianni De Gennaro. E invece così non è stato.

Nel pre consiglio dei ministri, con Crosetto, Mantovano e Giorgetti, la premier Giorgia Meloni capisce subito che non ci sono le condizioni per un accordo. Dunque sbianchetta la discussione dal Consiglio dei ministri. Il punto è che fare ora. Giorgetti in mattinata aveva sentito anche il Quirinale. L’indicazione data da Meloni è chiara: "Fare in fretta per evitare una figura ancora peggiore". L’idea è quella del terzo nome: "Che credibilità può avere un comandante non voluto dal suo ministro o un altro che ha avuto il veto dell’Autorità delegata?" ragionavano ieri i pontieri. "Sul tavolo" dicevano ieri sera fonti del Mef, "ci sono più profili, tutte di persone qualificate e di valore". Due nomi: Bruno Buratti, comandante interregionale dell’Italia centrale. E Carmine Lopez, a capo dell’Italia Nord-Orientale. Per Pisani invece dovrebbe essere fatta. È solo una questione di tempo, anche se Piantedosi pare sia assai contrariato per il metodo. Per Giannini ci potrebbe essere un futuro da prefetto di Roma: non ci sono precedenti di un capo della Polizia che assume tale ruolo. Ma tutto è inedito, in questa storia.