Majorino (Pd): "La Francia non dia lezioni, ma la gestione dell'immigrazione di Meloni è sconcertante"
di Giovanna Vitale"La verità è che siamo di fronte a un grande pasticcio", esordisce l'europarlamentare del Pd Pierfrancesco Majorino, responsabile delle politiche migratorie nella segreteria Schlein, a proposito dello scontro Francia-Italia. "Sull'immigrazione c'è bisogno di un cambiamento radicale delle politiche comunitarie, non alimentare conflitti fra Paesi che dovrebbero invece tendersi la mano per fronteggiare insieme un fenomeno epocale".
Ma perché pasticcio, onorevole? Non è stato il governo Macron a sferrare un attacco a freddo contro di noi?
"In questa vicenda ci sono due aspetti da considerare. Da un lato la Francia non può dare assolutamente lezioni perché non sempre ha lavorato per una cooperazione a livello europeo per modificare le regole sui migranti. Penso al superamento di Dublino o all'obbligo, mai introdotto, delle redistribuzioni, oltre che di una missione di salvatag…
"La verità è che siamo di fronte a un grande pasticcio", esordisce l'europarlamentare del Pd Pierfrancesco Majorino, responsabile delle politiche migratorie nella segreteria Schlein, a proposito dello scontro Francia-Italia. "Sull'immigrazione c'è bisogno di un cambiamento radicale delle politiche comunitarie, non alimentare conflitti fra Paesi che dovrebbero invece tendersi la mano per fronteggiare insieme un fenomeno epocale".
Ma perché pasticcio, onorevole? Non è stato il governo Macron a sferrare un attacco a freddo contro di noi?
"In questa vicenda ci sono due aspetti da considerare. Da un lato la Francia non può dare assolutamente lezioni perché non sempre ha lavorato per una cooperazione a livello europeo per modificare le regole sui migranti. Penso al superamento di Dublino o all'obbligo, mai introdotto, delle redistribuzioni, oltre che di una missione di salvataggio delle vite in mare. Tutte cose su cui l'Unione dovrebbe essere più coesa e ambiziosa, mettendo da parte i calcoli nazionali una volta per tutte".
E l'altro aspetto?
"La gestione dell'immigrazione del governo Meloni è sconcertante. Non solo non cerca in alcun modo il dialogo in Europa, ma - vedi il Dl Cutro - mette in campo politiche che finiscono per ingigantire la grande zona d'ombra degli invisibili. Colpendo in particolare l'istituto della protezione speciale, si produce come unico risultato quello di buttare fuori le persone dal circuito dell'accoglienza e di aumentare il numero dei senzatetto. Del resto è quanto avvenuto con i cosiddetti decreti sicurezza di Salvini quattro anni fa. Le strade delle grandi città si sono riempite di migranti che non avevano più titolo alle forme di accoglienza, alla faccia, proprio, della legalità".
Ma questo giustifica l'aggressione verbale del ministro Darmanin?
"La risposta francese è sbagliata, ma questo non cambia la natura della questione. L'Italia avrebbe dovuto rispondere non alimentando la competizione fra Paesi che considerano l'immigrazione come una patata bollente da rimandare nell'altro campo, ma lavorare per allargare il fronte comunitario disponibile a condividere la gestione dei flussi migratori che riguardano tutto il Continente e non si può più rinviare. Su questo terreno Meloni è un disastro".
Quindi il ministro Tajani ha sbagliato ad annullare la sua missione a Parigi?
"Assolutamente perché è una spirale che non fa altro che aumentare i problemi, per il nostro Paese e per le trattative in Europa. Adesso, ripeto, dobbiamo rafforzare la cooperazione tra gli Stati e abbiamo bisogno di fare un deciso passo avanti. E dirò di più: Francia e Italia dovrebbero guidare l'Europa per aprire canali d'accesso legali e cancellare oscenità come gli accordi con la Libia. Invece si fa il contrario".
Fin qui però l'Ue ha fatto ben poco, l'Italia non è stata lasciata troppo sola?
"Non c'è dubbio. Se penso alla Commissione e al Consiglio europeo sono stati entrambi incerti e contraddittori. Ma adesso è venuto il momento per tutti di riconoscerlo e di mettersi a lavorare insieme, sapendo che non stiamo parlando di numeri, ma di persone in carne e ossa. È la ragione per la quale considero inumana la porta che il governo Meloni sta sbattendo in faccia ai sindaci sui minori non accompagnati. I comuni non hanno strumenti efficaci per fare da soli percorsi di integrazione e mi fa rabbrividire l'idea di aprire centri a bassa soglia dove internarli, rinunciando all'accoglienza diffusa di qualità".
Ma a frenare in Europa sulla condivisione delle politiche migratorie non sono proprio i partiti sovranisti alleati di Meloni e Salvini?
"Se è per questo al Parlamento europeo sia la lega sia FdI non hanno votato a favore né della riforma di Dublino, come detto tante volte da Schlein, né della redistribuzione. La destra continua a fare due parti: in Italia dice che serve cambiare le regole, in Europa si schiera contro, andando dietro a Orban. Una contraddizione che il nostro governo tenta poi di scaricare sul conflitto con la Francia. Ecco perché io credo che siano entrambi in errore: per ragioni di politica interna, si cerca il consenso sulla pelle dei migranti. Ma alla fine il problema resta e a farne le spese sono milioni di uomini, donne e bambini".