Hanno tutti ragione | Rovelli, la guerra e la Bulgaria stalinista come Spinaceto: "Pensavo peggio"
di Stefano CappelliniSe ancora oggi ci accapigliamo sull'ultimo film di Nanni Moretti è anche perché pochi come Moretti hanno arricchito il nostro arsenale dialettico. Prendete la celebre battuta in Sogni d'oro: "Parlo mai io di astrofisica?". Perfetta da sempre, sembra oggi fatta apposta per discutere del caso Rovelli.
Come sapete, c'è da giorni gran polemica perché il fisico Carlo Rovelli, stimato scienziato, fine divulgatore, dal palco del concertone del primo maggio ha attaccato il ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale gli ha risposto con cortesia ma non senza veleno: "Faccia il fisico". Parli di astrofisica, appunto, dato che Rovelli è nella invidiabile condizione di essere uno dei pochi ai quali non si attaglia la battuta morettiana.
Si è scatenata la bagarre. Molti contestano a Crosetto la sensatezza della sua replica, non del tutto a torto. In democrazia ognuno ha diritto di parlare, anche quando non ha un ti…
Se ancora oggi ci accapigliamo sull'ultimo film di Nanni Moretti è anche perché pochi come Moretti hanno arricchito il nostro arsenale dialettico. Prendete la celebre battuta in Sogni d'oro: "Parlo mai io di astrofisica?". Perfetta da sempre, sembra oggi fatta apposta per discutere del caso Rovelli.
Come sapete, c'è da giorni gran polemica perché il fisico Carlo Rovelli, stimato scienziato, fine divulgatore, dal palco del concertone del primo maggio ha attaccato il ministro della Difesa Guido Crosetto, il quale gli ha risposto con cortesia ma non senza veleno: "Faccia il fisico". Parli di astrofisica, appunto, dato che Rovelli è nella invidiabile condizione di essere uno dei pochi ai quali non si attaglia la battuta morettiana.
Si è scatenata la bagarre. Molti contestano a Crosetto la sensatezza della sua replica, non del tutto a torto. In democrazia ognuno ha diritto di parlare, anche quando non ha un titolo accademico o professionale per farlo, altrimenti si rischia il "paradosso di Mario" e cioè quella situazione che si è creata ai tempi del governo Draghi, quando non erano pochi i sostenitori dell'ex presidente della Banca centrale europea che censuravano così ogni osservazione negativa su di lui: a che titolo può criticarlo gente che non ha un'oncia della sua competenza? Concetto scivoloso, perché in generale, se uno come Mario Draghi potesse essere criticato solo da chi ne avvicina o pareggia la competenza, bisognerebbe dichiarare abolite le critiche, e questo non suona né auspicabile né compatibile con il libero dibattito pubblico di un paese democratico.
Al tempo stesso, però, Crosetto dice pure una cosa giusta: se un luminare della scienza come Rovelli usa il suo status intellettuale per parlare di politica, non sta scritto da nessuna parte che anche le affermazioni al di fuori del campo di sua stretta competenza debbano ricevere pari considerazione e rispetto, come se Rovelli potesse indifferentemente disquisire con autorevolezza di Xi e di buchi neri, di Donbass e di teoria dell'accelerazione. Potrebbe, in teoria. Non è detto che sia in grado. Perché se nessuno - tranne un suo collega, eventualmente - si permetterebbe di contestare a Rovelli teorie della fisica, molti possono facilmente contestargli la pochezza, il fanatismo e l'approssimazione di tante sue dichiarazioni politiche (lo ha fatto tra gli altri, con educazione pari alla severità intellettuale, Adriano Sofri sul Foglio).
Rovelli ha deciso di rendersi protagonista del dibattito sulla guerra già all'indomani dell'invasione russa dell'Ucraina. Lo ha fatto mettendo subito in chiaro dove vedesse le principali responsabilità del conflitto. Non a Mosca, sempre condannata con il solito bla bla di premessa, prima di passare a puntare il dito sugli Usa e l'Occidente. Subito dopo l'attacco russo Rovelli ha infatti postato immagini di città distrutte dalla guerra e le ha accompagnate con la didascalia: "Kiev? No, Yemen, Afghanistan, Belgrado, Dresda, Hiroshima". Una roba indegna - anzi detto senza diplomazia: una vera porcata - oltre che una evidente sconnessione logica. A parte mettere sullo stesso piano conflitti bellici incomparabili, resta il busillis: chi condanna l'invasione americana dell'Iraq, per dire, dovrebbe per coerenza condannare con uguale forza quella russa. Se invece usa la prima invasione per giustificare di fatto la seconda, sta facendo un altro tipo di operazione, che non è antimperialistica bensì semplicemente antiamericana.
Il messaggio di Rovelli è infatti chiarissimo: Vladimir Putin è un dittatore, detto per convinzione ma anche per tacitare a buon mercato le accuse di filoputinismo, ma i veri responsabili della guerra non possono permettersi di attaccarlo perché in passato hanno fatto di peggio. Rovelli usa tutto il campionario del pensatore indignato e sedicente scomodo, a cominciare dal mantra santoriano e orsiniano: "Questa guerra finirà quando lo vorranno Washington e Pechino". E non serve nemmeno aprire il dibattito sull'ambiguità di questa affermazione - è chiaro che Usa e Cina hanno senz'altro un ruolo potenziale nella fine delle ostilità - perché subito dopo Rovelli aggiunge spesso che "il piano di pace cinese è apprezzato in gran parte del mondo" (quale mondo non è chiaro, ma forse non è il caso di aprire il capitolo mondi alternativi con un fisico). Dunque ricapitolando: se solo Washington e Pechino possono far terminare la guerra, e visto che Pechino ci prova ma senza successo, è chiaro che, secondo questa falsificazione, questa logica da buchi neri, c'è un solo soggetto che vuole la guerra in Ucraina e la guerra in generale: gli Usa. Gli altri subiscono e talvolta reagiscono scompostamente, ma solo perché si oppongono a un ordine mondiale sgradito e ingiusto.
Vi consiglio di leggere l'intervista rilasciata dopo il concertone da Rovelli a Marco Imarisio del Corriere della Sera perché, sempre in tema di vecchia egemonia morettiana, sembra la versione giornalistica del dialogo di Ecce bombo tra Nanni e la ragazza che "vedo gente e faccio cose". Imarisio ascolta le risposte di Rovelli e ogni volta, almeno una dozzina, con grazia e ostinazione prova a riportarlo al principio di realtà con domande che inseguono risposte con un minimo sindacale di concretezza: sì, vabbè, ma come la fate la pace se Putin non vuole? Ok il negoziato, ma a quali condizioni per l'aggredito? Certo, Carlo, ma con quali soldi ti compri le sigarette? E Carlo ogni volta devia, svicola, sublima, incarta, apre parentesi, sempre sottolineando che c'è chi non vuole la pace. Non Putin, ovviamente. Poi a un certo punto Rovelli aggiunge: "Serve un compromesso, quello che suggeriscono il Papa, i brasiliani, gli indiani, i cinesi, la parte ragionevole del mondo". Qui eroicamente Imarisio riesce a non svenire e fa notare a Rovelli, anche stavolta invano, che ha appena elencato i Paesi che non riconoscono l'aggressione russa. E che per il fisico, evidentemente, sono la parte sana e pensante dell'universo. Amen.
Ecco perché il rispetto e l'ammirazione per Rovelli non possono impedirci di sottolineare che lui ha tutto il diritto di parlare di politica e noi di dire che non ne è uno scienziato. Per dire il livello di Rovelli quando parla di politica bisogna ricordare che è uno che sosteneva la necessità di aprire un dialogo con l'Isis, in senso letterale, e si compiaceva che il Califfato avesse costituito un'entità statuale da cui gli abitanti della regione non avevano più bisogno di fuggire come ai tempi dell'invasione americana dell'Iraq (anche su questo punto, nel ricordargli l'infelice esternazione sull'Isis, Imarisio ha provato senza successo a ottenere una risposta di senso compiuto).
Per dire del livello di Rovelli quando parla di politica bisogna aggiungere che, pur di negare dignità alla resistenza ucraina, è arrivato a mettere in discussione che quella partigiana sia stata una guerra di liberazione, una teoria ridicola e ripugnante e - ha scritto giustamente Francesco Cundari su Linkiesta - l'avesse sostenuta un Ignazio La Russa avrebbe provocato una insurrezione.
Per dire del livello di Rovelli quando parla di politica bisogna aggiungere che in un'intervista sulla sua educazione sentimentale ha raccontato: "A 16 anni incontrai un ragazzo bulgaro, facevamo grandi discussioni. Passai alcuni mesi a Sofia, a casa sua. L'Italia non era l'inferno come la raccontavano in Bulgaria, ma anche la Bulgaria non era come la raccontavano in Italia". Capito Nanni? La Bulgaria degli anni Settanta come Spinaceto di Caro diario: "Pensavo peggio".
Per dire del livello di Rovelli quando parla di politica bisogna ricordare che la dinamica dell'invasione russa l'ha sintetizzata così: "In Ucraina si picchiano due maschioni di periferia", e sarebbero Putin e Volodymyr Zelensky, dando un vago cotè intersezionale alle sue teorie né-né.
Ha diritto Rovelli di accusare Crosetto? Senz'altro lo ha, peraltro l'esistenza di un conflitto di interessi l'ammise in passato lo stesso Crosetto, ex consulente di Leonardo, quando definì pubblicamente inopportuna una sua nomina alla Difesa. Ma calare l'accusa a Crosetto nel contesto di un ragionamento su guerra e pace, facendo intendere che l'Italia sostenga l'Ucraina per interessi dell'industria militare - questo era indiscutibilmente il senso dell'accusa di Rovelli - è un'altra porcata, e tale deve essere sembrata anche ad Ambra che ha invocato un diritto di replica (subito linciata dal magnifico rettore Tomaso Montanari che l'ha accusata di aver chiuso la conduzione del concertone "strisciando", con il suo abituale linguaggio da truce maoismo della cinta senese). Rovelli ha diritto di parlare e altri di dire che dalla sua bocca sono spesso uscite colossali sciocchezze. Che per altri sono prelibate verità alternative, del resto. Non è mica solo il caso di Rovelli. Ricordate come proseguiva la battuta di Moretti? "Parlo mai io di astrofisica? Parlo mai di epigrafia greca?". Ma qui fermiamoci, sennò dovremmo cominciare a dibattere le tesi di Luciano Canfora.