Dalla bicamerale di D'Alema al referendum di Renzi, le riforme mancate: quel buco nero che inghiotte i leader
di Concetto VecchioROMA - Solennità del Senato. Matteo Renzi ispirato: "Se perdo il referendum considero conclusa la mia esperienza politica". Le riforme all'inizio dischiudono sempre promesse di meraviglie, tappeti rossi, commessi della Camera che scortano il presidente, paginate sui giornali e interviste tv dietro scrivanie di legno scuro, e poi bum, tutto svanisce. Nel dicembre del 2016 Renzi perse così Palazzo Chigi, ma non mantenne l'impegno di ritirarsi a vita privata, anzi fa il senatore proprio nel palazzo che voleva chiudere. Però quel cimento fallito segnò l'inizio della fine.
Sono quarant'anni che le riforme portano male a chi le propone. Ora ci riprova Giorgia Meloni, col presidenzialismo. La bicamerale di Aldo Bozzi - un liberale illuminato - è del 1983 e naufragò in due anni. Poi venne quella di Ciriaco De Mita, dieci anni dopo. La classe politica era invischiata nel più grande scandalo della Repubblica: Tangentopo…
ROMA - Solennità del Senato. Matteo Renzi ispirato: "Se perdo il referendum considero conclusa la mia esperienza politica". Le riforme all'inizio dischiudono sempre promesse di meraviglie, tappeti rossi, commessi della Camera che scortano il presidente, paginate sui giornali e interviste tv dietro scrivanie di legno scuro, e poi bum, tutto svanisce. Nel dicembre del 2016 Renzi perse così Palazzo Chigi, ma non mantenne l'impegno di ritirarsi a vita privata, anzi fa il senatore proprio nel palazzo che voleva chiudere. Però quel cimento fallito segnò l'inizio della fine.
Sono quarant'anni che le riforme portano male a chi le propone. Ora ci riprova Giorgia Meloni, col presidenzialismo. La bicamerale di Aldo Bozzi - un liberale illuminato - è del 1983 e naufragò in due anni. Poi venne quella di Ciriaco De Mita, dieci anni dopo. La classe politica era invischiata nel più grande scandalo della Repubblica: Tangentopoli. Ne fece le spese l'ex premier dc, costretto alle dimissioni per un avviso di garanzia che aveva raggiunto il fratello. L'unico che si oppose al passo indietro fu il parlamentare verde Marco Boato, che un giorno si è portato a casa i due pesantissimi faldoni con tutti gli atti della commissione, che oggi adornano la sua bella libreria a Povo, il quartiere collinare di Trento. "Io già allora ero per la separazione delle carriere, e ricordo la mattina che i commessi della Camera diffusero tra noi commissari, riuniti nella sala della Lupa, quella dell'Aventino, il fax delle procure di Milano e Torino con cui venivamo diffidati dal procedere. La proposta di separare pm e gip, peraltro appena ventilata, l'aveva fatta il senatore democristiano Lorenzo Acquarone. Io feci una dichiarazione per contestare quell'intromissione: volevo che rimanesse nero su bianco". E infatti ora sta nei tomi di casa.
Caduto De Mita ("il fratello venne poi assolto", dice Boato), toccò a Nilde Iotti prenderne il posto. Infatti si parla di commissione Iotti-De Mita. Furono elaborate due proposte, una sulla forma di governo, ad opera di Franco Bassanini, l'altra, sulla forma di Stato, a cura di Silvano Labriola, socialista, entrambe inviate in Parlamento, dove vennero insabbiate anche perché nel frattempo la legislatura si chiuse in anticipo nel '94.
Nel 1996, dopo la vittoria dell'Ulivo, con Prodi al governo, fu la volta della Commissione D'Alema, eletto col contributo dell'opposizione di Silvio Berlusconi. Si potevano fare le riforme, alcune ritenute punitive nei confronti dell'indipendenza della magistratura, con il Cavaliere, che poi sarebbe passato alla storia come quello delle leggi ad personam? L'Espresso di Claudio Rinaldi e Giampaolo Pansa uscì con una copertina che fece epoca: Dalemoni. Nel settembre del 1997 la cena bipartisan a casa di Gianni Letta, passata alla storia come il patto della crostata, autorizzò i sospetti. Il popolo della sinistra guardava con crescente apprensione a quell'abbraccio. Il 22 febbraio 1998 sul Corriere della sera uscì la famosa intervista di Beppe d'Avanzo al pm di Mani Pulite Gherardo Colombo: "Le riforme sono ispirate dalla società del ricatto".
L'Anm, guidata da Elena Paciotti, convocò un congresso per contestare le misure sulla giustizia, di cui Boato era relatore del Comitato sistema delle garanzie. "A quel convegno presenziò pure il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che prese la parola per dire di condividere "parola per parola" del discorso Paciotti. Fu la dichiarazione di morte della Commissione". Quattro mesi dopo ci pensò lo stesso Cavaliere a togliere tutti dall'imbarazzo, rovesciando il tavolo. "Ricordo che Pinuccio Tatarella, contrario a quel disimpegno, dichiarò: "Bicamerale addio, riforme arrivederci". D'Alema si ritirò. E il 2 giugno, alla festa della Repubblica nei giardini del Quirinale, vidi una gran quantità di visi sorridenti".
Nel 2016 Renzi scommise tutto se stesso sul referendum che aboliva il bicameralismo perfetto. Era un giudizio sul suo operato, che coalizzò sinistra, grillini, destra. Alessandro Di Battista percorse in moto la Penisola, "per difendere la Costituzione", trovando ovunque piazze piene, preludio del trionfo elettorale M5S del 2018.
Boato è fermamente contrario al presidenzialismo. "Se posso dare un consiglio dico che la strada della bicamerale è impraticabile. Le uniche riforme, dal voto degli italiani all'estero alla parità di genere dal giusto processo al Titolo V, sono andate in porto attivando l'articolo 138". Anche Boato è uscito di scena. Non è più parlamentare dal 2008.