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"Sono ancora qui per voi", Berlusconi in video frena la successione di Tajani

(fotogramma)

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Alla kermesse di Forza Italia messaggio di 21 minuti: il leader in convalescenza dal San Raffaele non cita nessun dirigente. "Sono pronto a riprendere la battaglia". E il partito resta senza erede
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MILANO - "Eccomi ancora qui per voi". L'effetto frame, un fermo immagine che dopo soli tre secondi consente il primo dei sedici applausi che accompagneranno un video atteso come quello di una (attempata) rockstar, consegna alla platea una sensazione precisa: la corsa alla successione di Silvio Berlusconi è già finita, malgrado l'attivismo di Antonio Tajani che pure - a sentire l'opposizione interna - aveva organizzato la convention milanese per farsi incoronare. E malgrado le ambizioni degli stessi esponenti della cosiddetta minoranza che, anche nell'immediata vigilia della "resurrezione" del Cavaliere, hanno riservato non poche stilettate al coordinatore del partito e vicepremier. La sostanza: Berlusconi è qui, ancora una volta, in una dimensione quasi mistica che da un lato lo ripiomba nel '94 ("Ho lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno di allora"), dall'altro lo spinge a un upgrade dei suoi fedelissimi. Ch…

MILANO - "Eccomi ancora qui per voi". L'effetto frame, un fermo immagine che dopo soli tre secondi consente il primo dei sedici applausi che accompagneranno un video atteso come quello di una (attempata) rockstar, consegna alla platea una sensazione precisa: la corsa alla successione di Silvio Berlusconi è già finita, malgrado l'attivismo di Antonio Tajani che pure - a sentire l'opposizione interna - aveva organizzato la convention milanese per farsi incoronare. E malgrado le ambizioni degli stessi esponenti della cosiddetta minoranza che, anche nell'immediata vigilia della "resurrezione" del Cavaliere, hanno riservato non poche stilettate al coordinatore del partito e vicepremier. La sostanza: Berlusconi è qui, ancora una volta, in una dimensione quasi mistica che da un lato lo ripiomba nel '94 ("Ho lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno di allora"), dall'altro lo spinge a un upgrade dei suoi fedelissimi. Che da "missionari della libertà" diventano "santi della libertà". Ma tutti sudditi del vecchio re di Arcore, comunque: da chi siede al vertice di FI all'ultimo dei militanti. Perché Silvio, a quasi 87 anni, dopo aver superato "una polmonite pericolosissima" è di nuovo "pronto a riprendere la battaglia". Pronto, soprattutto, a dirlo con forza da una stanza del San Raffaele che al trentunesimo giorno di degenza è stata trasformata in un set, durante ventuno minuti più sofferti e densi di emozione del solito, addirittura "angosciosi" per Roberto Gasparotti, storico curatore dell'immagine dell'ex premier che posta un doppio "vergogna!" contro chi ha "usato" il Presidente per un video di questo tipo. Un discorso nel corso del quale, comunque, Berlusconi non cita uno solo dei dirigenti azzurri. A eccezione di Marta Fascina, la sua compagna che è sempre rimasta al fianco dell'ex premier. E che negli East End Studios, dove si è svolta la convention azzurra che ha fatto da cornice al rientro seppur virtuale di Berlusconi, non si è vista neppure un minuto. "La sua voglia di vivere, di esserci, di tracciare una prospettiva, corrobora quello che ho sempre detto: l'unico leader è lui", ammette Tajani. Accanto a lui Sestino Giacomoni, forzista della prima ora, che a mente fredda la mette più sul prosaico: "Ma poi, con i 100 milioni messi dalla famiglia per sostenere il partito, come si fa a discutere di altro?".

È certo che nello sviluppo del suo discorso Silvio Berlusconi respinge qualsiasi opa su Forza Italia. Anche quelle esterne: si dice "orgoglioso dei risultati del governo" ma allontana la tentazione di una confluenza dentro Fratelli d'Italia: "Siamo il pilastro essenziale e leale di questa maggioranza". L'intervento registrato con difficoltà, dopo il fallito tentativo di produrre un audio, è un crescendo che parte dalla storia della fondazione di Fi (arricchita di nuovi aneddoti), arriva al presente e si conclude con gli obiettivi, in primis le Europee dell'anno prossimo. I big seduti in prima fila assistono come si tratti di una fiction, si scuotono solo quando cala il sipario con un saluto commosso ("Un forte, fortissimo abbraccio a tutti voi") e partono le note di "Azzurra libertà". Succede di tutto: "Stra-or-di-na-rio", scandisce ad alta voce dal palco Tajani. Licia Ronzulli, che era rimasta tutto il tempo a guardare lo schermo con un sorriso compiaciuto, si stringe in un abbraccio con la ministra Anna Maria Bernini e Patrizia Marrocco, ex deputata ed ex compagna di Paolo Berlusconi. Rita Dalla Chiesa prorompe in un pianto a dirotto, si commuove pure Stefania Craxi: "Anche mio padre Bettino oggi sarebbe qui". Claudio Lotito passa e stringe le mani di tutti. Per la foto ricordo sul palco balza anche Alessandro Cattaneo, uno dei capataz della minoranza, piazzandosi non lontano da Tajani. L'ennesimo "miracolo" di Berlusconi è quello di aver messo tutti i suoi adepti uno accanto all'altro.

E sì che le divisioni rimangono nel partito. Il dibattito mattutino, prima della chiusura del fondatore, le aveva riproposte per intero. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, fra gli esponenti dell'ala critica nei confronti di Tajani e di una linea schiacciata sul governo, rimarca: "Chi pungola l'esecutivo non deve essere visto come sabotatore ma andare avanti a testa alta e a schiena dritta". "Mai subalterni", dice Ronzulli dal podio. Cattaneo, che ha ancora le ferite della rimozione da capogruppo alla Camera, chiede "un partito aperto ma davvero, un partito scalabile e contendibile in cui tutti, anche partendo dal basso, possano diventare sindaci o parlamentari". Ma un altro fronte di dissenso si è aperto ufficialmente al Sud. Renato Schifani, governatore della Sicilia, invita i dirigenti ad "avere rispetto per i territori che portano più voti": "Bisogna guardare con più attenzione al Meridione, il sì all'autonomia differenziata - dice Schifani - non è scontato. Servono compensazioni economiche per l'insularità. Il governo ha messo soltanto 10 milioni: così andiamo male". La guerriglia, insomma, continua e anzi si estende, La manta di Berlusconi, per ora, copre tutto.