Polveriera FI, la tregua di Berlusconi non frena la fronda degli anti-Tajani
di Emanuele LauriaROMA - L'intervento, sofferto, di Silvio Berlusconi ha avuto l'effetto di un placebo su Forza Italia. Ha messo un velo sui contrasti che nelle ultime settimane avevano animato sottotraccia le due anime del partito - Tajani contro Cattaneo - e ha nei fatti imposto una tregua. Ma fino a quando? Tutti, ai piani alti di FI, si sono affrettati a commentare con parole commosse il ritorno, seppur virtuale del Cavaliere: "Berlusconi non ci pensa per niente a lasciare la guida del partito o ad abbandonare la politica del nostro Paese", dice il coordinatore Antonio Tajani, reggente di fatto del partito e gran cerimoniere della convention di Milano che pure non ha avuto neppure una citazione dal Capo.
Nei fatti, Berlusconi non ha fatto alcuna investitura. Ma allo stesso tempo ha esposto una fragilità che, ragiona un deputato, "non è un'assicurazione per il partito: il rischio è che fra un mese siamo punto e a capo". Anche perché il Cav…
ROMA - L'intervento, sofferto, di Silvio Berlusconi ha avuto l'effetto di un placebo su Forza Italia. Ha messo un velo sui contrasti che nelle ultime settimane avevano animato sottotraccia le due anime del partito - Tajani contro Cattaneo - e ha nei fatti imposto una tregua. Ma fino a quando? Tutti, ai piani alti di FI, si sono affrettati a commentare con parole commosse il ritorno, seppur virtuale del Cavaliere: "Berlusconi non ci pensa per niente a lasciare la guida del partito o ad abbandonare la politica del nostro Paese", dice il coordinatore Antonio Tajani, reggente di fatto del partito e gran cerimoniere della convention di Milano che pure non ha avuto neppure una citazione dal Capo.
Nei fatti, Berlusconi non ha fatto alcuna investitura. Ma allo stesso tempo ha esposto una fragilità che, ragiona un deputato, "non è un'assicurazione per il partito: il rischio è che fra un mese siamo punto e a capo". Anche perché il Cavaliere resta per ora in ospedale: ieri non ci sono state le dimissioni. Né è giunto un bollettino medico da parte dei primari del San Raffaele. Anche se Matteo Salvini, forse con eccesso di ottimismo, ha già annunciato un possibile nuovo intervento di Berlusconi: "La settimana prossima il centrodestra unito - dice il leader della Lega - chiuderà la campagna elettorale a Brescia, e conto che ci sarà il suo fondamentale e insostituibile contributo".
In realtà, i capi della coalizione saranno già oggi insieme ad Ancona, e con Meloni e Salvini interverrà Tajani che guida un partito rimesso in riga da Berlusconi ma scosso. Sul palco degli East End Studios non sono mancate le prese di distanza di un'ala critica (Cattaneo, Mulé, anche Ronzulli) ridimensionata, oltre che dal coordinatore, da Marta Fascina, compagna del presidente, che però nella sede della convention non si è fatta vedere neppure un minuto. Preferendo rimanere al fianco del presidente in ospedale. Presenti, invece, i quattro deputati (Sorte, Benigni, Ferrante e Saccani) attraverso cui Fascina controlla l'attività del partito nelle istituzioni. Per poi parlarne con Berlusconi.
Scenario complesso, quello di Forza Italia, legato alla salute di Berlusconi, che fa di tutto per ritornare al centro della scena ma deve fare i conti con l'età e gli acciacchi. Mentre il più forte focolaio di dissenso, nei confronti di Tajani e del governo, si è acceso al Sud. Le parole del govenatore siciliano Renato Schifani, ex presidente del Senato, non sono passate inascoltate: quel "così andiamo male" consegnato alla platea è un grido di battaglia. C'è malessere, nei grandi bacini elettorali del Meridione, perché al contributo dato in termini di voti non corrisponde quell'"attenzione" reclamata da Schifani. Una rappresaglia che è pronta a manifestarsi sull'autonomia differenziata ("Il nostro sì non è scontato") ma è anche un segnale di forza lanciato a Tajani da un esponente storico di Forza Italia che due settimane fa ha radunato a Palermo un numero di fedelissimi non inferiore a quello della convention milanese. Schifani, che a Milano ha disertato la cena offerta da Tajani a dirigenti e parlamentari, vede come unica soluzione per la continuità nel partito la discesa in campo di Marina Berlusconi. E intanto punta a far fronte comune con altri colleghi del Sud, a partire dal governatore calabro Roberto Occhiuto.