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"Scioglimento dei gruppi neofascisti? Estremamente complesso". Piantedosi liquida la questione ma il governo se vuole può intervenire

Il ministro dell'Interno risponde a un'interrogazione al question time del Senato. E ricorda quel che (non) fece il governo Draghi
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Lo scioglimento dei partiti, dei movimenti e dei gruppi neofascisti? "È una questione estremamente complessa". Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, giovedì scorso, ha risposto ad un'interrogazione al question time del Senato, interrogazione posta dal senatore di Alleanza Verdi Sinistra Peppe De Cristofaro. Nell'intervento si chiedeva al titolare del Viminale se e quali iniziative intenda prendere l'esecutivo per "dare attuazione agli impegni assunti dal precedente governo e applicare le disposizioni costituzionali e di legge vigenti, intervenendo appunto per sciogliere le organizzazioni fasciste attive nel Paese". Il riferimento, chiarissimo, è all'atto votato da Camera e Senato nel 2021 - in seguito all'assalto guidato il 9 ottobre di quell'anno da Forza Nuova alla sede nazionale della Cgil a Roma - con il quale il parlamento chiedeva appunto al governo di procedere con la chiusura delle centrali…

Lo scioglimento dei partiti, dei movimenti e dei gruppi neofascisti? "È una questione estremamente complessa". Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, giovedì scorso, ha risposto ad un'interrogazione al question time del Senato, interrogazione posta dal senatore di Alleanza Verdi Sinistra Peppe De Cristofaro. Nell'intervento si chiedeva al titolare del Viminale se e quali iniziative intenda prendere l'esecutivo per "dare attuazione agli impegni assunti dal precedente governo e applicare le disposizioni costituzionali e di legge vigenti, intervenendo appunto per sciogliere le organizzazioni fasciste attive nel Paese". Il riferimento, chiarissimo, è all'atto votato da Camera e Senato nel 2021 - in seguito all'assalto guidato il 9 ottobre di quell'anno da Forza Nuova alla sede nazionale della Cgil a Roma - con il quale il parlamento chiedeva appunto al governo di procedere con la chiusura delle centrali neofasciste in Italia. Forza Nuova in primis.

Ma torniamo alla risposta di Piantedosi al question time. Perché il cuore della questione sta lì. Dopo avere ricordato che la legge Scelba (n.645 del 1952) "in casi straordinari di necessità e urgenza demanda al governo l'adozione di un decreto-legge con il quale è disposto lo scioglimento e la confisca dei beni", che "si tratta di una decisione di natura prettamente politica" e che in ogni caso - qui il ministro tira in ballo la legge Mancino - l'intervento "collegiale" governativo è subordinato a "sentenze irrevocabili" da parte della magistratura sul gruppo o organizzazione in questione, il prefetto Piantedosi (portato al Viminale dalla Lega di Matteo Salvini) ha precisato quanto segue. "Lo scioglimento di organizzazioni di carattere eversivo è una questione di estrema complessità giuridica, come del resto fa capire anche la limitata casistica applicativa e, ancora più chiaramente, lo conferma la decisione assunta dal governo allora in carica (il governo Draghi, ndr), a seguito del gravissimo assalto alla sede nazionale della Cgil, di non procedere allo scioglimento mediante decreto-legge, pur in presenza delle mozioni approvate nella scorsa legislatura dai due rami del parlamento".

Fermiamoci qui. Che cosa intende dire Piantedosi, con la sua risposta articolata nella forma ma sbrigativa nella sostanza? Questo. Che, allo stato, il governo di destra-centro non ritiene di dover procedere allo scioglimento dei gruppi neofascisti. Liquidando la questione come "estremamente complessa", il responsabile dell'ordine pubblico e della sicurezza dell'Italia sgombra di fatto il campo da dubbi: il governo Meloni - a scanso di sorprese che al momento paiono davvero improbabili - non muoverà un dito per mettere al bando le organizzazioni nere - neofasciste, neonaziste, suprematiste, nostalgiche, in alcuni casi eversive - attive in Italia. Tra queste si possono ricordare Forza Nuova, CasaPound, Lealtà Azione, Veneto Fronte Skinheads, Do.Ra. (Comunià militante dei Dodici Raggi di Varese), per citare le più attive sul territorio nazionale. A sostegno della sostanziale decisione di non decidere - lasciando dunque che l'ultradestra continui a portare avanti la sua propaganda tra manifestazioni, parate, saluti romani in piazza, blitz e raid di stampo squadrista in sfregio alla Costituzione repubblicana antifascista - Piantedosi ricorda quel che (non) fece il precedente governo.

Qui al Piantedosi che parla di questione "estremamente complessa" va data un'unica attenuante. È vero che l'esecutivo Draghi non diede seguito alla mozione approvata dal Parlamento per la chiusura dei gruppi neofascisti. Così come è altrettanto vero che nessun governo precedente - a prescindere dal segno politico, e quindi anche governi di centrosinistra - ha mai voluto affrontare in modo risolutivo questo problema che ha a che fare con la salute della nostra democrazia nata - lo ha ricordato il 25 aprile il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - dalla Resistenza e dall'antifascismo. Ma il punto è che Piantedosi, con le sua risposta al question time, mente. La questione non è "estremamente complessa". Lo diventa solo nella misura e nel momento in cui il governo ("la decisione è di natura prettamente politica") non intende sciogliere questi movimenti. Cosa che all'estero fanno (dalla Grecia alla Francia alla Germania). In Italia no. O meglio: non più. Perché in passato i governi sono intervenuti eccome. E proprio nei confronti di organizzazioni nere ritenute incompatibili (oltre che pericolose) con la democrazia. Ai sensi della legge Scelba del 1952, furono sciolti Ordine Nuovo nel 1973, Avanguardia Nazionale nel 1976, e il Fronte Nazionale di Freda nel 2000.

Per la serie: se si vuole, si può. Di complesso non c'è nulla. Anche qualora si voglia parlare di sentenze, occorre ricordare, per dire, che su Forza Nuova ce ne sono state già due, della Cassazione, che accertano il carattere fascista del partito e persino la sua matrice antisemita. Ma tant'è.

Con la risposta evasiva e "tranciante" di giovedì a palazzo Madama, Matteo Piantedosi rispedisce sostanzialmente al mittente la legittima, costituzionale, richiesta-aspettativa da parte delle forze democratiche e antifasciste di un'azione del governo al netto delle provocazioni continue (e crescenti) dell'ultradestra italiana. Azioni che da tempo, e con forza nell'ultimo periodo, hanno visto un'escalation. Basti pensare ai mille saluti fascisti in piazza a Milano lo scorso 29 aprile. O al blitz delle teste rasate neonaziste di Do.Ra. durante la festa della Liberazione quattro giorni prima ad Azzate (Va), tra canti repubblichini e richiami al fascismo ("Varese è fascista"). Proprio i Do.Ra. - nella sostanziale immobilità delle autorità e delle istituzioni democratiche - ieri sera ad Arcisate, nel Varesotto, a un passo dal confine con la Svizzera, hanno organizzato un raduno. Si tratta di un concerto per festeggiare i 30 anni di Varese Skinheads. Per l'occasione i Do.Ra. hanno prodotto una maglietta cele­brativa che riporta un grande teschio con le tibie incrociate al centro, molto simile a quello che le Brigate Nere di Al­essandro Pavolini, fucilato sul lungolago di Dongo assieme ad altri gerarchi. Sono arrivate centinaia di persone provenienti anche dall'estero. Tra i gruppi musicali che si sono esibiti i Civico 88 (numero ricorrente tra le realtà neonaziste perché rappresenta l'acronimo di Heil Hitler), storica formazione legata direttamente ai Do.ra. Così come sono direttamente legati ai Do.ra gli ultrà del Varese CUV 19 che nella notte dello scudetto del Napoli hanno aggredito e ferito a Varese dei tifosi azzurri (come promesso alla vigilia in un volantino). Si è trattata di una vendetta per la morte di Daniele "Dede" Belardinelli, capo ultrá varesino dei disciolti Blood Honour (sostituiti da CUV 19), investito e ucciso da un suv il 26 dicembre 2018 durante gli scontri tra opposte tifoserie in occasione del ma­tch tra Inter e Napo­li. L'evento di ieri stasera è stato autorizzato da questore e prefetto.