Presidenzialismo e premierato, cosa ne pensano le opposizioni? FI, Tajani: "L'elezione diretta del capo del governo forse più gradita. Noi andiamo avanti"
di Valeria ForgnonePresidenzialismo e premierato. C'è chi dice no e si prepara alle barricate, chi ci ragiona senza chiudere le porte. Il confronto sulle riforme istituzionali entra ora nel vivo. Ne discuteranno martedì prossimo Giorgia Meloni e i leader dei partiti di opposizione convocati alla Camera. La premier vuole accelerare sulla riforma voluta dal centrodestra e rilanciata l'estate scorsa in piena campagna elettorale, quella sul presidenzialismo targato Fratelli d'Italia: un presidente della Repubblica eletto ogni cinque anni (e non sette) dai cittadini (oggi la decisione spetta ai Grandi elettori), con la possibilità di candidarsi a partire dai 40 anni (ora bisogna avere almeno 50 anni) e che presiede il Consiglio dei ministri e può revocare i ministri. Un capo dello Stato, dunque, non più super partes ma una figura politica eletta direttamente dal popolo.
Martedì si avranno i dettagli, ma al momento è possibile già anticipare…
Presidenzialismo e premierato. C'è chi dice no e si prepara alle barricate, chi ci ragiona senza chiudere le porte. Il confronto sulle riforme istituzionali entra ora nel vivo. Ne discuteranno martedì prossimo Giorgia Meloni e i leader dei partiti di opposizione convocati alla Camera. La premier vuole accelerare sulla riforma voluta dal centrodestra e rilanciata l'estate scorsa in piena campagna elettorale, quella sul presidenzialismo targato Fratelli d'Italia: un presidente della Repubblica eletto ogni cinque anni (e non sette) dai cittadini (oggi la decisione spetta ai Grandi elettori), con la possibilità di candidarsi a partire dai 40 anni (ora bisogna avere almeno 50 anni) e che presiede il Consiglio dei ministri e può revocare i ministri. Un capo dello Stato, dunque, non più super partes ma una figura politica eletta direttamente dal popolo.
Martedì si avranno i dettagli, ma al momento è possibile già anticipare quelle che sono le posizioni delle opposizioni. Il Pd compatto è contrario a presidenzialismo e premiariato. Pronto alle barricate il Movimento di Giuseppe Conte. Carlo Calenda e Matteo Renzi ormai separati hanno sempre detto no all'elezione diretta del capo dello Stato ma non hanno mai escluso il premierato, con una scelta quindi del presidente del Consiglio da parte degli elettori.
Martedì ci sarà il primo faccia a faccia tra la premier e la segretaria del Pd, Elly Schlein. Anche le Regioni, con una lettera firmata da presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga, indirizzata alla premier, hanno chiesto di essere convocate. Intanto, Antonio Tajani avverte: se le opposizioni sceglieranno l'Aventino e rifiuteranno il dialogo con la maggioranza sul tema delle riforme costituzionali "noi andremo avanti, poi ci saranno i referendum e decideranno i cittadini".
Presidenzialismo
Il Pd compatto è contrario. Lo ha ripetuto anche oggi a Repubblica il senatore ed ex presidente della commissione Affari costituzionali Dario Parrini. Se la premier punta a introdurre il presidenzialismo nella forma già discussa (e bocciata in aula alla Camera nella passata legislatura), il Pd va in un'altra direzione. Mesi fa proprio Parrini aveva illustrato una riforma costituzionale che si ispira al modello del cancellierato tedesco: fiducia del Parlamento al cancelliere che ha il potere della revoca dei ministri, s'introduce la sfiducia costruttiva che dovranno essere le due Camere in seduta comune a dare, non separatamente. Dice no con convinzione il M5S. "Se vogliono stravolgere la Costituzione, non ci troveranno - spiega il vicepresidente Riccardo Ricciardi a Repubblica - D'altra parte gli stravolgimenti costituzionali, siano stati di Berlusconi o di Renzi, non sono mai andati a buon fine".
Calenda e Renzi, fino a poco fa alleati, ribadivano: "Siamo nettamente contrari e non disponibili sul presidenzialismo perché il presidente della Repubblica è l'unica istituzione che gode della fiducia dei cittadini in Italia e rappresenta l'unità della Nazione". Meglio "un presidente del Consiglio con poteri più forti, anche eletto direttamente con una legge elettorale che può essere a due turni, come quella dei sindaci o anche proporzionale, con un premier di coalizione". Il sindaco d'Italia, per usare un'espressione di Renzi.
Premierato
Ecco che si apre anche un altro capitolo. La figura del primo ministro eletto direttamente dal popolo. "Per l'Italia forse il premierato potrebbe essere più gradito dalla maggioranza delle forze in Parlamento. Però vediamo", commenta ancora Tajani a Mezz'ora in più, su Rai3.
Su questo il Pd resta scettico. Come anche il M5S. Entrambi lo ripeteranno martedì al tavolo di Meloni. Qui Azione e Italia viva si smarcano. "No al presidenzialismo, sì al premierato", ha detto più volte Carlo Calenda. "Andremo all'incontro di martedì con il governo sulle riforme - scrive il leader di Azione su Twitter - proponendo le priorità del nostro programma elettorale, che riprendono molti punti del referendum del 2016. Più poteri al premier, monocameralismo, riordino del federalismo. Siamo contrari a toccare la figura del Presidente della Repubblica. In un paese (troppo) diviso è l'unico punto di riferimento riconosciuto da tutti".
Matteo Renzi ha affidato giorni fa il suo ragionamento a Twitter: "La presidente Meloni ha convocato i vari partiti per conoscere le posizioni sulle riforme costituzionali. Italia Viva sostiene da sempre il sindaco d'Italia con l'elezione diretta del premier e del superamento del bicameralismo paritario. Lo diciamo da sempre, speriamo sia la volta buona".