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Rai, Fuortes si dimette dopo la norma ad hoc del governo: "Non ci sono più le condizioni per continuare". Non andrà al San Carlo. FdI: "Lascia perché l'azienda è in crisi"

Carlo Fuortes
Carlo Fuortes 
L'ad di Viale Mazzini ha comunicato la decisione al ministro dell'Economia. Giovedì scorso in Cdm approvato il nuovo limite anagrafico per gli amministratori dei teatri lirici (70 anni), che coinvolge Lissner al teatro di Napoli. Il Pd: "Ci opporremo all'epurazione di Meloni". La premier: "Dal governo nessuna pressione"
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L'amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes ha comunicato le sue dimissioni al ministro dell'Economia e delle Finanze. "Da decenni lavoro nell'amministrazione pubblica e ho sempre agito nell'interesse delle istituzioni che ho guidato, privilegiando il beneficio generale della collettività rispetto a convenienze di parte - spiega Fuortes - Prendo dunque atto che non ci sono più le condizioni per proseguire il mio lavoro di amministratore delegato".

Giovedì scorso il Cdm ha approvato il decreto che interviene su enti e società pubbliche e che ha inciso sulla scelta, da parte del governo Meloni, dei prossimi vertici della Rai e quindi su Fuortes. In base alla norma varata dal Consiglio dei ministri, infatti, è stato introdotto un nuovo limite anagrafico per gli amministratori dei teatri lirici: 70 anni. Oltre, decadranno. Uno degli effetti è stato appunto quello di mettere fuori gioco Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico del teatro San Carlo di Napoli. Fuortes ha deciso di dimettersi dalla sua carica in Rai prima della scadenza (prevista nel 2024): stando a indiscrezioni che trapelano da fonti vicine all'amministratore delegato, Fuortes non prenderà il posto di Lissner alla direzione del teatro San Carlo.

''Le opposizioni fanno il loro lavoro e per carità non discuto'' delle polemiche sul passo indietro di Carlo Fuortes ''ma la scelta di dimettersi l'ha presa lui, non è una scelta che gli ha imposto nessuno. Non mi risulta abbia ricevuto pressioni, lui ha detto che ha problemi nel consiglio d'amministrazione''. Così il premier Giorgia Meloni, rispondendo alle domande dei cronisti durante un punto stampa ad Ancona.

"La scelta di dimettersi è stata di Fuortes, non è stata fatta nessuna pressione dal governo", commenta Meloni."Se poi volete darmi la colpa anche di questo - dice ai giornalisti - credo che i conti non tornino''.

La motivazione

"Nel primo anno di lavoro del nuovo Consiglio di amministrazione con il governo Draghi il Cda ha raggiunto grandi risultati per l'Azienda. Per citarne solo alcuni: nuovi programmi e palinsesti che hanno portato tra l'altro a un evidente rilancio di Rai2, la trasformazione organizzativa per Generi, un Piano immobiliare strategico che si attendeva da decenni, un rilevante potenziamento di RaiPlay e dell'offerta digitale.

Dall'inizio del 2023 sulla carica da me ricoperta e sulla mia persona si è aperto uno scontro politico che contribuisce a indebolire la Rai e il Servizio pubblico - precisa Fuortes - Allo stesso tempo ho registrato all'interno del Consiglio di amministrazione della Rai il venir meno dell'atteggiamento costruttivo che lo aveva caratterizzato, indispensabile alla gestione della prima azienda culturale italiana. Ciò minaccia di fatto di paralizzarla, non mettendola in grado di rispondere agli obblighi e alle scadenze della programmazione aziendale con il rischio di rendere impossibile affrontare le grandi sfide del futuro della Rai. Il Consiglio di Amministrazione deve deliberare, nelle prossime settimane, i programmi dei nuovi palinsesti ed è un dato di fatto che non ci sono più le condizioni per proseguire nel progetto editoriale di rinnovamento che avevamo intrapreso nel 2021", commenta.

E ancora: "Non posso, pur di arrivare all'approvazione in Cda dei nuovi piani di produzione, accettare il compromesso di condividere cambiamenti - sebbene ovviamente legittimi - di linea editoriale e una programmazione che non considero nell'interesse della Rai. Ho sempre ritenuto la libertà delle scelte e dell'operato di un amministratore un elemento imprescindibile dell'etica di un'azienda pubblica. Il mio futuro professionale - di cui si è molto discusso sui giornali in questi giorni, non sempre a proposito - è di nessuna importanza di fronte a queste ragioni e non può costituire oggetto di trattativa. Prendo dunque atto che non ci sono più le condizioni per proseguire il mio lavoro di amministratore delegato. Nell'interesse dell'Azienda, ho comunicato le mie dimissioni al Ministro dell'Economia e delle Finanze".

Le reazioni

Ma dalla destra arrivano le accuse a Fuortes. "Prendiamo atto delle dimissioni dell'ad della Rai. La situazione tutt'altro che florida della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo è nota ormai da mesi e non preoccupa solo noi e la scelta di Fuortes di dimettersi è determinata dalla presa di consapevolezza di queste difficoltà", attaccano gli esponenti di FdI in commissione di Vigilanza Rai.

Ma il Pd punta il dito contro l'esecutivo. "Con le dimissioni di Fuortes il governo Meloni ha raggiunto il suo obiettivo: fare il pieno di poltrone in Rai. Lo ha fatto approvando un decreto contra personam per accelerare il valzer di nomine e cambiare la narrazione della più grande azienda culturale e informativa italiana. Dov'era l'urgenza di azzerare e di nominare i nuovi vertici? Nei conti? Negli ascolti? No. L'unico scopo era quello di epurare una buona gestione per far spazio ai loro uomini", sostengono Sandro Ruotolo, responsabile Informazione e cultura del Pd e Stefano Graziano, capogruppo demin commissione di Vigilanza Rai. "Per essere chiari -proseguono i due pd - la consideriamo un'epurazione a scopi politici. Faremo di tutto per difendere libertà e autonomia della più grande azienda culturale italiana. Perché a un anno dalla scadenza degli organi e dopo aver approvato il bilancio qualche giorno fa all'unanimità, di fatto costringono l'amministratore delegato alle dimissioni. Noi ci opporremo alla occupazione di tutti gli spazi che sta agendo la maggioranza e difenderemo il pluralismo e la libertà dell'informazione. Bisogna procedere con la riforma della governance. L'esecutivo deve fare un passo indietro. La Rai -c oncludono - è un bene di tutti. Dobbiamo difendere il servizio pubblico da chi, all'interno della stessa maggioranza, lo vuole privatizzare".