Non solo Pnrr: governo in ritardo anche sui decreti attuativi. All'appello ne mancano 479 per 17 miliardi di euro non spesi
di Gabriele BartoloniNon solo sul Pnrr. Il governo è in ritardo anche nell'approvazione dei decreti attuativi. Atti di secondo livello, ma fondamentali affinché le leggi vengano applicate. Senza di loro molte delle risorse destinate a famiglie, enti e imprese rimangono sulla carta. Un corto circuito che all’Italia costa miliardi di euro. Al 20 aprile, come segnalato da Openpolis, a causa dei ritardi accumulati nel corso degli anni, mancavano all’appello ben 479 decreti attuativi. Una mole di atti che tradotta in denaro ammonta a 17,2 miliardi di euro non spesi.
Scadenze saltate
Una cifra che equivale alla metà di quanto spostato dalla finanziaria del 2023. I ministeri - i responsabili dell’approvazione di questi atti - stanno provando a smaltire la significativa mole di decreti. C’è da recuperare i ritardi degli anni passati. L’esecutivo ha anche messo in piedi uno struttura con il compito di monitorare la situazione. Il dossier è in m…
Non solo sul Pnrr. Il governo è in ritardo anche nell'approvazione dei decreti attuativi. Atti di secondo livello, ma fondamentali affinché le leggi vengano applicate. Senza di loro molte delle risorse destinate a famiglie, enti e imprese rimangono sulla carta. Un corto circuito che all’Italia costa miliardi di euro. Al 20 aprile, come segnalato da Openpolis, a causa dei ritardi accumulati nel corso degli anni, mancavano all’appello ben 479 decreti attuativi. Una mole di atti che tradotta in denaro ammonta a 17,2 miliardi di euro non spesi.
Scadenze saltate
Una cifra che equivale alla metà di quanto spostato dalla finanziaria del 2023. I ministeri - i responsabili dell’approvazione di questi atti - stanno provando a smaltire la significativa mole di decreti. C’è da recuperare i ritardi degli anni passati. L’esecutivo ha anche messo in piedi uno struttura con il compito di monitorare la situazione. Il dossier è in mano a Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario con delega al programma di governo. Nonostante gli sforzi, però, i ministeri hanno già saltato numerose scadenze.
La lista
Sono 48 i decreti attuativi, frutto di leggi approvate da questo governo, che non non hanno ottenuto il via libera entro la data prevista. Tra questi c’è la tanto discussa Carta della cultura e del merito, voluta dal ministro Gennaro Sangiuliano in sostituzione della 18app di renziana memoria. In attesa ci sono 190 milioni per il 2023 e altri 190 per l’anno successivo. Fondi che sarebbero dovuti essere operativi entro il 3 marzo. Della misura, però, annunciata in pompa magna da Sangiuliano, ancora non c’è traccia. Come non c’è traccia dei fondi per l’ammodernamento degli impianti di risalita (150 milioni che dovevano essere sbloccati entro fine febbraio) o della sperimentazione del reddito alimentare (5 milioni e mezzo entro inizio marzo). Ma la lista è lunga. In tutto all’appello mancano l’82 per cento dei decreti attuativi previsti dalla legge di bilancio 2023, per un totale di 5,7 miliardi bloccati: circa un terzo sul totale dei fondi non spesi (17,2 miliardi).
Le conseguenze del ritardo
Certo, il governo non ha avuto molto tempo per smaltire gli atti previsti dall’ultima Finanziaria, approvata giusto pochi mesi fa. Allo stesso tempo, però, non fa bene sperare il fatto che l’esecutivo abbia già saltato molte scadenze che lui stesso si era dato. La conseguenza è che i decreti attuativi finiscono per accumularsi mese dopo mese. Da approvare ci sono provvedimenti che risalgono ad un'era politica fa. Come quelli necessari a sbloccare i 150 milioni risalenti alla legge di bilancio 2020 o il miliardo e 200 mila previsto dalla finanziaria del 2021. Fermi sono anche buona parte degli stanziamenti in dote al decreto-legge Aiuti ter, approvato dal governo Draghi nel 2022 per contrastare l’aumento dei costi energetici e ridurre il loro impatto sulle spese dei cittadini. Un provvedimento d’urgenza costato 14 miliardi, due dei quali sono ancora fermi.
I provvedimenti ereditati
Rimangono da smaltire 221 provvedimenti ereditati dal governo precedente, 66 dal Conte II e 19 dal Conte I, più i 173 previsti dall’esecutivo in carica. La struttura che sul groppone ha la maggior parte del lavoro è il ministero dell’Economia con a capo Giancarlo Giorgetti, subito seguito dal titolare delle Infrastrutture Matteo Salvini e, terzo in classifica, dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Tre ministeri che, tra le altre cose, devono vedersela anche con le rigide scadenze del Pnrr.