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Ponte sullo Stretto, via libera al decreto: la destra tira dritto sui favori al gruppo Salini. Il costo dell'opera supera 14 miliardi di euro

Il ministro Matteo Salvini con il rendering del Ponte sullo Stretto (ansa)
Incassato il sì nelle commissioni, ora il testo è pronto per andare in Aula. Le opposizioni: "Sfrontatezza senza limiti"
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Via libera al decreto "Ponte dello Stretto" nelle commissioni di merito alla Camera: adesso il testo andrà subito in Aula. La maggioranza tira dritto sulle norme a favore dei privati che nel 2010 avevavo vinto la vecchia gara bandita dal governo Berlusconi: garantito un incremento dei costi di oltre 4 miliardi di euro, con un criterio scelto dai relatori di maggioranza ma "con un tetto per non sforare la spesa complessiva di 13,5 miliardi di euro più un altro miliardo per opere accessorie".

E, ancora, via libera a uno stanziamento di 7 milioni di euro da spendere da subito per pubblicizzare un progetto esecutivo che ancora non c'è e nessuno conosce perché non è chiaro come, con quali costi e chi dovrà aggiornarlo alle norme vigenti. Resta poi intatto il provvedimento varato dal governo Meloni su proposta del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: un decreto che rimette in vita i vecchi contratti con il consorzio…

Via libera al decreto "Ponte dello Stretto" nelle commissioni di merito alla Camera: adesso il testo andrà subito in Aula. La maggioranza tira dritto sulle norme a favore dei privati che nel 2010 avevavo vinto la vecchia gara bandita dal governo Berlusconi: garantito un incremento dei costi di oltre 4 miliardi di euro, con un criterio scelto dai relatori di maggioranza ma "con un tetto per non sforare la spesa complessiva di 13,5 miliardi di euro più un altro miliardo per opere accessorie".

E, ancora, via libera a uno stanziamento di 7 milioni di euro da spendere da subito per pubblicizzare un progetto esecutivo che ancora non c'è e nessuno conosce perché non è chiaro come, con quali costi e chi dovrà aggiornarlo alle norme vigenti. Resta poi intatto il provvedimento varato dal governo Meloni su proposta del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: un decreto che rimette in vita i vecchi contratti con il consorzio Eurolink, oggi Webuild, del gruppo Salini e li aggiorna in qualche modo a livello di costi prima ancora che il progetto sia stato riscritto. Un paradosso. Inoltre il decreto fa rivivere la società Stretto di Messina, altro carrozzone nato nel 1981 e chiuso dal governo Monti nel 2013 dopo aver speso 300 milioni di euro per stipendi e l'avvio della gara di progettazione: adesso potra assumere 100 persone, in comando da Anas e Rfi e anche dall'esterno se non sarà completata la pianta organica con i distacchi.

Soddisfatti i deputati della maggioranza, a partire da quelli della Lega che hanno in parte riformulato, ma con piccole correzioni, l'emendamento reso noto da Repubblica e che garantisce al gruppo Salini un aumento del ricavato da 8,5 ad almeno 13,5 miliardi di euro: ma i numeri sono molto ballerini. "Sono state fatte due modifiche di riformulazione per chiarire due cose: prima di tutto che il limite sono i 13,5 miliardi del Def, dunque l'opera sta dentro quel limite; secondo dovevamo fissare dei criteri oggettivi, dal momento che i materiali negli ultimi 2 anni sono aumentati, alcuni anche oltre il 40 per cento, e bisognava misurare i costi per evitare extraprofitti per un'azienda che ha vinto l'appalto nel 2012", dice il sottosegretario ai Trasporti Edoardo Rixi . "Salvini conferma ancora una volta con i fatti la visione di un'Italia proiettata verso il futuro e innovativa. Usare l'acciaio prodotto a Taranto per il Ponte sullo Stretto darebbe una spinta all'economia non solo dell'azienda e del settore, ma dell'intero Paese", dice il deputato pugliese della Lega, Davide Bellomo.

Restano le critiche dell'opposizione: "Incomprensibilmente il governo e i relatori non hanno fornito nessun chiarimento in ordine alle ragioni che li hanno spinti a proporre l'emendamento di adeguamento dei prezzi utilizzando il parametro dellla "media delle variazioni percentuali del valore dei primi quattro progetti infrastrutturali banditi da Rri e Anas nell'anno 2022. Perche proprio i primi quattro? E non i primi tre o i primi sei? Una scelta assolutamente discrezionale slegata dai precetti della logica e della trasparenza", dice il deputato del Pd Anthony Barbagallo.

Aggiunge Angelo Bonelli dell'Alleanza verdi e sinistra: "Siamo di fronte a una sfrontatezza senza limiti da parte della maggioranza che con arroganza si approva due emendamenti che sono un vero e proprio regalo al consorzio Eurolink: 7  milioni per fare propaganda sul ponte ed inoltre l'aumento dei costi dell'opera, che in questo modo andrà a costare comcplessivamente ben più di 15 miliardi: in pratica si assicurano l'aumento, così aggirano i vincoli Ue. Tutto questo accade mentre abbiamo una carenza drammatica di investimenti nel trasporlo pubblico, su depuratori, acquedotti, scuole e ospedali"

La direzione comunicazione di Webuild precisa: "Il previsto incremento dei prezzi nel decreto in conversione è a copertura parziale (quindi con un evidente rischio di lasciare che una parte del costo, dovuto tra l’altro a fattori eccezionali quali prima la pandemia e poi il conflitto in Ucraina, debba essere sopportato dal costruttore) dell’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. Il contratto, non ancora ripristinato, è di titolarità del consorzio Eurolink che vede la partecipazione di Webuild al 45 per cento. Il resto sono imprese nazionali e internazionali.  Pietro Salini riveste la carica di amministratore delegato di Webuild, quindi non può essere destinatario personalmente di nessun genere di “favore” né di alcuna corresponsione di somme".