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Amministrative a maggio: da Brescia a Catania, ecco quando e dove si vota. La mappa delle alleanze tra partiti

Si parte il 14 e il 15 con le regioni a Statuto ordinario (circa 600 città coinvolte). Sarà poi la volta di Sicilia e Sardegna il 28 e il 29 maggio. Le opposizione hanno deciso di correre separati nella maggior parte dei 17 capoluoghi
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Ottocento comuni al voto nel mese di maggio. Si parte il 14 e il 15 con le regioni a Statuto ordinario (circa 600 città coinvolte). Sarà poi la volta di Sicilia e Sardegna: urne aperte il 28 e il 29 maggio. Un test importante per misurare il consenso delle forze politiche e, soprattutto, il loro livello di compattezza sui territori. Vanno male i partiti di opposizione, che hanno deciso di correre separati nella maggior parte dei 17 capoluoghi. L'esatto opposto rispetto al centrodestra: unito al governo come nelle principali città al voto. 

Fronte progressista spaccato: alleanza Pd-M5S solo in 6 capoluoghi

Nonostante il cambio di segreteria nel Pd, lo schema giallo-rosso non decolla. Dem e M5s andranno a braccetto solo in 6 capoluoghi su 17. Si tratta di Brindisi, Catania, Pisa, Teramo, Siracusa e Latina. Mentre Pd e Terzo polo (o quel che ne rimane) andranno uniti - senza M5s - in appena tre capoluoghi: Ancona, Vicenza, Brescia. Eventuali accordi potreb…

Ottocento comuni al voto nel mese di maggio. Si parte il 14 e il 15 con le regioni a Statuto ordinario (circa 600 città coinvolte). Sarà poi la volta di Sicilia e Sardegna: urne aperte il 28 e il 29 maggio. Un test importante per misurare il consenso delle forze politiche e, soprattutto, il loro livello di compattezza sui territori. Vanno male i partiti di opposizione, che hanno deciso di correre separati nella maggior parte dei 17 capoluoghi. L'esatto opposto rispetto al centrodestra: unito al governo come nelle principali città al voto. 

Fronte progressista spaccato: alleanza Pd-M5S solo in 6 capoluoghi

Nonostante il cambio di segreteria nel Pd, lo schema giallo-rosso non decolla. Dem e M5s andranno a braccetto solo in 6 capoluoghi su 17. Si tratta di Brindisi, Catania, Pisa, Teramo, Siracusa e Latina. Mentre Pd e Terzo polo (o quel che ne rimane) andranno uniti - senza M5s - in appena tre capoluoghi: Ancona, Vicenza, Brescia. Eventuali accordi potrebbero arrivare alla vigilia dei ballottaggi, fissati il 28 e 29 maggio nelle regioni a Statuto ordinario e l'11 e 12 giugno in Sicilia a Sardegna. Una schema già sperimentato a Udine e che ha portato il candidato sostenuto da Pd e Terzo polo a ribaltare il risultato del primo turno grazie all'apporto del candidato pentastellato, arrivato terzo al primo round. 

Centrodestra compatto, Massa unica eccezione 

La coalizione di governo regge anche sui territori. Salvo rarissime eccezioni, Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia si presenteranno uniti nelle principali città al voto. Il centrodestra presenta lo stesso candidato in 16 capoluoghi su 17. L'unica eccezione riguarda Massa, dove FdI appoggerà un candidato autonomo per effetto delle spaccatura andata in scena a inizio marzo, quando i consiglieri meloniani decisero di votare una mozione di sfiducia - presentata dalle opposizioni - contro il sindaco di centrodestra Francesco Persiani. 

Pd tenta la riconquista delle città rosse 

Massa, Pisa e Siena: tre roccaforti della Toscana rossa passate al centrodestra grazie all'ondata sovranista che ha attraversato l'Italia nel 2018. Ora il Pd prova a riprendersi una parte del bottino. A Massa le divisioni nel centrodestra potrebbero favorire i dem. FdI presenterà un candidato autonomo rispetto a Lega e FI che invece punteranno sullo stesso sindaco che conquistò la città nel 2018. L'unico intoppo riguarda la competizione a sinistra giocata dal M5S e Unione popolare, uniti a sostegno di Daniele Bennati. 

Possibilità di riscatto anche a Siena, dove il sindaco uscente Luigi De Mossi (scelto da Matteo Salvini in persona nel 2018) ha deciso di non ricandidarsi e appoggiare l'uomo di Italia Viva Massimo Castagnini. Pure qua, però, a complicare il quadro per i dem ci sono le divisioni a sinistra: non solo il M5S, a Siena anche Azione ha deciso di correre da sola rompendo l'alleanza con i renziani di Iv. 

Diversa situazione a Pisa. Qui Pd e M5S, a sostegno di Paolo Martinelli, si presenteranno insieme con l'obiettivo di sfilare la città al centrodestra del sindaco uscente, il leghista Michele Conti. Il Terzo polo, invece, andrà per conto proprio.